Spam (politico) fuorilegge in Italia

Il Garante ha deciso che non si può ravanare sui siti a caccia di indirizzi email da spammare a piacimento. Lo spam Bonino, dunque, non si potrà ripetere. Protesta l'ADUC, ma la decisione di Rodotà va ben oltre la politica
Il Garante ha deciso che non si può ravanare sui siti a caccia di indirizzi email da spammare a piacimento. Lo spam Bonino, dunque, non si potrà ripetere. Protesta l'ADUC, ma la decisione di Rodotà va ben oltre la politica

Roma – Con una decisione che qualcuno ha già definito “storica”, il Garante per la Privacy ha comunicato ieri che i messaggi di spam politico violano la legge sulla Privacy. La legge, ha spiegato il Garante, non consente di rastrellare online un numero qualsiasi di indirizzi da spammare a piacimento.

La questione è divenuta centrale, come si ricorderà, dopo lo spam politico messo in atto dalla Lista Bonino lo scorso autunno, un’operazione che aveva suscitato l’indignazione di tanti e aveva portato a ricorsi ufficiali presso il Garante.

Ieri, l’organo di garanzia sulla privacy ha lavorato su una serie di provvedimenti legati strettamente alle regole della comunicazione politica, anche in vista delle elezioni sempre più imminenti e della campagna elettorale conseguente. Senza la decisione adottata, che di fatto blocca tutti gli aspiranti emuli dello spam Bonino, in molti temevano che l’ondata di messaggi propagandistici potesse riprendere, creando ancora più danni con la moltiplicazione dei soggetti politici interessati a operare su questa via.

Il dato centrale della decisione di ieri del Garante riguarda il modo in cui vengono reperiti gli indirizzi email utilizzati per la propaganda elettorale. Nello specifico, il Garante ha spiegato che non possono essere “spammati” indirizzi di posta elettronica recuperati dai siti web. Ogni indirizzo destinatario di un messaggio politico deve essere “autorizzato” dal legittimo “possessore” di quell’indirizzo.

Ma la decisione del garante Stefano Rodotà va ben oltre. Il Garante ha infatti riconosciuto il carattere privato dell’indirizzo di posta elettronica anche quando questo viene pubblicato, a vario titolo, su siti Web. Una pubblicazione che, peraltro, può essere il risultato di un semplice messaggio inviato in un gruppo online piuttosto che la presenza in liste di settore su siti specializzati.

Per questo, ed è un fatto senza precedenti per la Rete in Italia, il Garante ha stabilito che la sola “conoscibilità degli indirizzi di posta elettronica non consente di per sé l’invio generalizzato di e-mail di qualunque contenuto siano i messaggi, compreso quello politico-elettorale”.

Quel “qualunque contenuto” costituisce in sé, evidentemente, una rivoluzione, perché allarga enormemente le difese dell’utente dalle aggressioni a suon di spam, almeno da quelle originate in Italia. Per essere veramente efficace, naturalmente, una decisione del genere dovrebbe poter vincolare anche soggetti esteri che, come sperimentato dalla maggioranza degli utenti Internet italiani ogni giorno, sono la fonte della parte più consistente di spam perlopiù di natura commerciale.

Nel caso della Lista Bonino, il primo soggetto politico italiano a ricorrere, per propria ammissione, a più di un milione e mezzo di messaggi di spam, come noto gli indirizzi erano stati recuperati sui siti Web sfruttando “software agent” specializzati, capaci di “ravanare” tra i siti e archiviare in un proprio database tutti gli indirizzi email individuati.

La vicenda dello spam Bonino aveva suscitato vivo scalpore in Rete e molti componenti della Naming Authority avevano discusso sulla possibilità di “operazioni” che costringessero la Lista Bonino a cessare lo spam. In un comunicato di metà novembre, il Comitato di coordinamento dei radicali aveva annunciato la sospensione dello spam, affermando: “Riteniamo che la legislazione vigente non vieti alcuno dei comportamenti che abbiamo assunto. Ribadiamo comunque di avere provveduto ad attivare a tempo debito tutte le misure volte ed atte ad impedire che nuovi messaggi venissero o vengano inviati agli utenti che avessero manifestato o manifestino l’intenzione di non riceverne più. In ogni caso – continuava il comunicato dei radicali – ci siamo impegnati con il provider che ci fornisce i servizi di connessione a sospendere ogni ulteriore invio almeno fino al momento in cui l’Autorità non si sarà espressa su questo caso”.

E su questa linea si è espressa ieri l’ADUC, associazione degli utenti e dei consumatori, secondo cui il Garante sta uccidendo la posta elettronica: “Il problema è che la legge italiana sulla Privacy, fra i tanti difetti, ha anche quello di non essere stata concepita pensando all’irrompere gigantesco della comunicazione via Internet nella vita dei privati, e qui sta mostrando tutte le sue debolezze e astrusità. Il Garante invece di riconoscere il problema, ha preferito mostrare la mascella dura della legge, col risultato che spiana la strada alla morte dell’E-mail”.

All’epoca dello “scandalo spam”, la stessa Emma Bonino aveva dichiarato di condividere “il fastidio” affermando anche che “c’è la libertà di aprirlo o non aprirlo quel messaggio. Uno scorre l’elenco e decide se apre o non apre. Non stiamo violando alcuna legge. Poi si può discutere del gusto o della buona educazione. Mi pareva un messaggio, come dirvi, ben educato”. E aveva sottolineato: “Avremmo preferito fare molto di più e persino dare più fastidio. La verità è che non ci siamo riusciti”.

Proprio per questo ieri Punto Informatico ha cercato di mettersi in contatto con la Lista Bonino ma nessuna risposta ufficiale è giunta in orario utile alla pubblicazione di questo articolo.

Da segnalare, infine, il fatto che pochi giorni fa l’Unione Europea ha presentato uno studio secondo cui ogni anno lo spam costa 10 miliardi di Euro all’economia mondiale.

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08 02 2001
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