Spam/ Se Emma non ha l'email

di Massimo Mantellini. I partiti politici italiani parlano molto sui propri siti ma pochi pubblicano indirizzi di posta elettronica per un contatto diretto. C'è anche chi filtra, chi pubblica le lettere, chi nasconde il proprio indirizzo
di Massimo Mantellini. I partiti politici italiani parlano molto sui propri siti ma pochi pubblicano indirizzi di posta elettronica per un contatto diretto. C'è anche chi filtra, chi pubblica le lettere, chi nasconde il proprio indirizzo


“Toc toc, sono Massimo Mantellini…” Il 7 febbraio scorso il garante per la privacy Rodotà, ha emesso un provvedimento nel quale chiarisce quale utilizzo dei dati personali dei cittadini può essere ammesso in comunicazioni politiche o propagandistiche via email. Come ricorderete qualche mese fa, ripetutamente, i radicali avevano attinto a elenchi di indirizzi email in giro per la rete e comprati da società specializzate in direct marketing, per raggiungere il maggior numero di persone possibile con una mail di propaganda politica che cominciava proprio così: “Toc, toc, sono Emma Bonino….”

Oggi il garante della protezione dei dati personali, in conseguenza di questi per ora isolati episodi di spamming elettorale, ha sancito che tale invio generalizzato di messaggi di posta elettronica non è consentito, perlomeno nella forma in cui è avvenuto. La tesi difensiva dei Radicali (che è poi da anni la tesi dei professionisti della mail non richiesta) era che tali indirizzi erano liberamente disponibili in rete su pagine web, gruppi di discussione ed elenchi pubblici e che, per tale ragione, il loro utilizzo era consentito dalla legge 675 anche in assenza di un consenso preventivo da parte degli interessati. Rimando alle considerazioni di Manlio Cammarata su Interlex per chi volesse meglio approfondire la questione che non è in effetti così chiara come sembra; per quanto mi riguarda oggi vorrei invertire i termini del problema.

“Toc toc, sono Massimo Mantellini…..”. Pensavo. E se nell’imminenza della consultazione elettorale fossi io, semplice elettore a desiderare un confronto via posta elettronica con le varie forze politiche per meglio orientarmi nella selva di sigle e siglette? Potrei bussare alla casella email dei leader dei movimenti politici per chiedere lumi sul loro programma elettorale, magari su questioni marginali che interessano solo me e pochi altri? Potrei in altre parole organizzare una sorta di microscopico spamming al contrario?

Basta navigare dentro i siti web dei maggiori partiti politici italiani per rendersi conto del fatto che tale sistema di confronto diretto con l’elettorato non sembra fra i più graditi. Le pagine web di Polo e Ulivo, Margherita e Radicali, Rifondazione e Centristi dell’ultima ora, traboccano di informazioni in modalità “push” e rendono disponibili pochissimi indirizzi email. IO parlo – sembrano dirci i nostri politici – e TU ascolti. Posso iscrivermi alla mailing list di quasi tutti i movimenti, posso ricevere una newsletter con tutte le ultime dichiarazioni dei leader, posso sapere dove fermerà il treno di Rutelli o conoscere la motivazione della laurea honoris causa di Buttiglione o di quella di Dini ma, tranne alcune eccezioni, avrò difficoltà a raggiungere con un messaggio di posta elettronica i capi dei grandi schieramenti.

“Toc toc..è permesso? Sono Massimo Mantellini”. Navigando in un giorno qualunque dentro il web in pagine più o meno nascoste dei siti dei partiti italiani, alla ricerca dell’indirizzo email dei loro leader se ne trovano pochissimi. Qualche esempio? Quello di Gianfranco Fini (gianfranco.fini@alleanza-nazionale.it), di Rocco Buttiglione (buttiglione@cdu.it), di Antonio di Pietro (dipietro@antoniodipietro.org), di Fausto Bertinotti (fausto.bertinotti@rifondazione.it).


E i candidati premier?

Silvio Berlusconi offre una pagina nel sito web di Forza Italia che sintetizza al meglio quale valore diano i nostri politici alla interazione con “il cittadino”. In un italiano da tregenda nella pagina “Scrivi a Silvio Berlusconi”, Forza Italia offre un unico indirizzo email con annessa spiegazione di quello che accadrà alla nostra email una volta inviata:

“Le lettere più notevoli saranno segnalate all’attenzione del presidente Berlusconi: a tutti sarà garantita risposta personale oppure la pubblicazione nel sito (omettendo l’indirizzo di posta elettronica, salvo indicazione contraria da parte del mittente). La risposta sarà firmata dalla persona che effettivamente l’avrà scritta: questo ci sembra un segno di serietà nei tuoi confronti.”

Per sintetizzare io scrivo a Berlusconi ma – se va bene – mi risponde qualcun altro. E questo sarebbe a sentir loro “un segno di serietà”.

Tiro innanzi: di male in peggio. Francesco Rutelli ha approntato un sito web molto ricco nel quale sono disponibili numerosissime informazioni. Nella sezione “Conosciamoci meglio” però il candidato premier dell’Ulivo non rende disponibile alcun indirizzo di posta elettronica per comunicare con lui direttamente. Non è strano che io possa conoscerlo meglio e lui non voglia fare lo stesso con me?

In tutto il sito web rutelliano possiamo scrivere ad un incolore info@rutelli2001.it o ad un poco invitante comitati@rutelli2001.it. La medesima allergia alla posta elettronica la si trova nel web dei popolari (un record, neanche un email), in quello dell’Asinello (l’email di Parisi? inesistente) o in quello dei Verdi (di una complessità tale da portare alle lacrime qualunque esperto di web usability). Grazia Francescato ha una laurea in Lingue Straniere ma non un indirizzo email.

Nel sito dei Democratici di Sinistra , seppur un po ‘ nascoste, sono invece presenti le email del segretario Walter Veltroni e del Presidente Massimo D’Alema che però utilizza l’indirizzo email della Camera dei Deputati. Nel sito web dell’ UDEUR di Mastella fumata nera per l’email del Clemente nazionale. Pierferdinando Casini del CCD consente ai suoi sostenitori di mandare un messaggio attraverso una form web.

Inutile cercare infine l’indirizzo email di Emma Bonino nei vari siti web che fanno capo al suo movimento: ovviamente non se ne troverà traccia. Dopo le roventi polemiche che hanno attraversato tutta la Internet italiana per la sua iniziativa di inviare a 400.000 persone a caso i suoi messaggi propagandistici sarebbe del resto strano il contrario. E comunque è sempre la solita storia: Emma può fare toc toc a casa mia ma io non posso farlo da lei. Alla faccia della tanto abusata “democrazia elettronica”.

Massimo Mantellini

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16 02 2001
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