Spammer italiani senza pudori

Nella melma dello spam internazionale, da quello coreano a quello giapponese passando per quello nordamericano, si distinguono gli spammer italiani


Roma – Lo spam all’italiana è sempre più presente sulla rete. Come stanno sperimentando gli utenti internet del nostro paese, infatti, sempre più spesso attività online messe in piedi da italiani ricorrono alla più odiata delle pratiche pubblicitarie, copiando i mezzucci che da anni gli spammer, nordamericani in testa, utilizzano per infangare la connettività e le mailbox degli utenti.

L’invio di posta non richiesta raggiunge anche nel nostro paese delle vere e proprie vette che non possono sfuggire ad una doverosa segnalazione.

È il caso di un sito che si definisce “marketplace” per la compravendita di autoveicoli che, non contento di aver inondato le mailbox di un numero notevole di utenti, stando alle segnalazioni giunte in redazione a Punto Informatico, propone in calce ai suoi messaggi questa incredibile dicitura:

“XXXXXXX.com. aderisce alla campagna NO ALLO SPAM.”

Non si sa di quale campagna si parli, naturalmente, ma le contraddizioni proseguono in un vaneggiar di chiose:

In osservanza della Legge 675/96 sulla privacy, La informiamo che i dati forniti saranno trattati e gestiti soltanto dalla nostra Azienda .

Inutile dire che gli utenti spammati non hanno mai fornito quei dati. E che il Garante per la privacy ha già condannato questo genere di spam. Al punto che è probabile una denuncia formale contro il mittente spammatore che, per una volta, viene chiaramente indicato dall’email spammatoria.

E, lasciando da parte l’intera sequela di email spammatorie che hanno per soggetto suonerie per cellulari e simili costosi ammennicoli, vera “hit” di questi mesi, un altro caso che continua a tempestare non solo le mailbox di singoli utenti ma persino mailing list e altri ambienti di discussione online è quello di una fantomatica tipografia che promette questo mondo e quell’altro pur di promuovere i propri prezzi…

Tutto segnala, dunque, che finalmente gli spammer italiani stanno imparando la lezione da quelli statunitensi. E inizia la conta, per vedere la percentuale di “spam italiano” tra tutto lo spam che intasa le mailbox degli utenti internet di questo paese. I provider hanno intenzione di fare qualcosa?

Lamberto Assenti

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