Speciale/ Carta di identità elettronica

Cos'è? A che serve? A chi? E perché? Tutto quello che c'è da sapere, oggi, su una rivoluzione attesa da tempo. La messa in guardia di Rodotà. Manca solo un tiro di schioppo al via ufficiale
Cos'è? A che serve? A chi? E perché? Tutto quello che c'è da sapere, oggi, su una rivoluzione attesa da tempo. La messa in guardia di Rodotà. Manca solo un tiro di schioppo al via ufficiale

Roma – La carta di identità elettronica all’italiana è ormai al via. In questi giorni le prime venti card sono già state consegnate a Napoli dai ministri dell’Interno e della Funzione Pubblica, Bianco e Bassanini. Ma cos’è la Carta di identità elettronica? Perché il Governo la considera una rivoluzione? Quali vantaggi offre al cittadino e? offre solo vantaggi?

La diffusione della card
L’introduzione della carta elettronica in alcuni comuni italiani interesserà nei prossimi mesi quasi un milione di cittadini, un numero destinato a salire rapidamente nei mesi successivi se non interverranno problemi che non siano stati messi in conto dal piano di “collaudo”.

La sperimentazione su larga scala decollerà dunque per 83 comuni, quelli che hanno installato i necessari software ed hardware e che dispongono del personale già formato professionalmente per la nuova impostazione di lavoro, e che abbiano inoltre l’iscrizione al S.A.I.A., il Sistema di Accesso ed Interconnessione Anagrafica.

Successivamente, la distribuzione delle nuove carte elettroniche interesserà altri 156 comuni autorizzati dal ministero dell’Interno. Si tratta di comuni di varie dimensioni, tra questi anche: Milano, Roma, Genova, Napoli, Bari, Torino, Venezia e Bologna, oltre ad altri 30 capoluoghi di provincia.

Nel primo gruppo, ove il sud e le isole sono rappresentati da soli 13 comuni (Catania, Pescara, Avellino, Locri, Napoli e pochi altri) si trovano anche piccole realtà locali come Perarolo di Cadore (312 abitanti) e Martone (737 abitanti). Bolzano, Imperia e Ventimiglia sono invece le amministrazioni che sperimentano direttamente anche il servizio sanicard.

Cos’è?
La carta d’identità elettronica è una card di polibicarbonato dalle dimensioni del tutto simili a quelle di una normale carta di credito. Al contrario di questa, però, è dotata sia di bande a memoria ottica che di un microprocessore. La memoria ottica, letta con strumentazioni laser, viene utilizzata per l’archiviazione delle informazioni sull’identità del cittadino. Il “chippetto”, invece, viene utilizzato per consentire l’identificazione in rete (a distanza) e per la fruizione dei servizi telematici che, proprio grazie alla nuova “card”, potranno essere erogati dalla Pubblica Amministrazione e non solo.

La produzione delle card è affidata all’Istituto Poligrafico dello Stato mentre il suo rilascio è, come per le carte “tradizionali”, affidato al comune di residenza.

In particolare, all’interno della card si troveranno: i dati identificativi della persona; il codice fiscale; i dati relativi alla residenza e alla cittadinanza; la fotografia; l’indicazione eventuale di non validità ai fini dell’espatrio; il codice numerico identificativo del documento; il codice del comune di rilascio; la data del rilascio e di scadenza; la firma del titolare (o di uno degli esercenti la potestà genitoriale o la tutela).

Per capire la “portata” della rivoluzione della card elettronica, basti pensare che mira a sostituire tutti i dati prima inseriti nei certificati di nascita, di residenza, di stato civile, di cittadinanza, di stato di famiglia.

E potrà riportare tutti gli elementi relativi ai titoli di studio, alla iscrizione agli ordini professionali, alla posizione rispetto agli obblighi militari, ai numeri identificativi di anagrafe tributaria ed alla appartenenza ad associazioni di qualsiasi tipo.

La valenza di documento identificativo elettronico consente anche di utilizzare le nuove carte di identità come strumento per i pagamenti elettronici tra privati e Pubblica Amministrazione, con un conseguente snellimento decisivo dei tempi e dei costi delle operazioni. A questa mole di informazioni contenute dalle card si potranno aggiungere anche altri dati “sensibili” come il gruppo sanguigno, le scelte sanitarie, una chiave biometrica per l’identificazione, i dati della certificazione elettorale. Il progetto di carta di identità elettronica, infatti, si fonde con quello della cosiddetta “sanicard”, sistema pensato per la gestione dei dati sanitari.

La durata della nuova card è di 5 anni. Ai comuni la nuova card costa 25mila lire contro le 10.400 lire delle carte di identità attuali. Ogni comune dovrà decidere quanto chiedere ai propri cittadini per il rilascio della carta elettronica. I comuni oggetto della sperimentazione sono comunque tenuti a rilasciarla su richiesta alla scadenza della carta tradizionale presentata dal cittadino.

La card può essere anche considerata titolo valido per l’espatrio, anche per motivi di lavoro, negli stati membri dell’Unione Europea e in quelli con i quali sono in vigore specifici accordi internazionali. Il rilascio della card è previsto anche per i residenti all’estero, a carico del comune di iscrizione all’Anagrafe italiani residenti all’estero (A.I.R.E.).

I rischi
E ‘ evidente che questa quantità di informazioni digitalizzate presenta numerosi rischi per la privacy, se non viene gestita con la massima attenzione sul piano della sicurezza. In questo senso, una serie di disposizioni sono state emanate per impedire che informazioni così personali possano finire in mano a terzi non legittimati a “leggere” quei dati.

In questa direzione si sta muovendo anche il Garante per la Privacy, Stefano Rodotà, secondo cui il concetto fondamentale della card deve essere: “Il controllo dei dati da parte dell’interessato non deve venire mai meno”. Il Garante ha attivato una collaborazione con il ministero dell’Interno “per far sì che questo, che è uno strumento importante, non provochi conseguenze negative per chi lo deve adoperare”.

Tra i punti da tenere sotto osservazione, il Garante pone la questione dei dati sanitari: “Si tratta di dati sensibilissimi che possono esporre le persone a vari rischi. Rispetto a questi dati ci deve essere un potere di decisione dell’intestatario della carta. E ‘ lui che deve stabilire quali dati inserire e deve essere lui ad avere la chiave che consente ad un medico o a chiunque altro di leggerli”.

La soluzione per far sì che sia sempre il cittadino a scegliere cosa “lasciar leggere” e cosa no, secondo Rodotà sta nell’amministrazione del microprocessore. Se la banda di memoria ottica consente l’identificazione, infatti, il chip offre una garanzia ulteriore.

“Ci deve essere – ha spiegato Rodotà – una parte fissa della carta che contiene l’identificazione della persona e poi una serie di servizi aggiuntivi che deve essere l’interessato a dire se li vuole o meno, specie se si tratta di dati sensibili come quelli sanitari”.

Sempre in tema di sicurezza, qualora la card venisse perduta dal cittadino, previa denuncia di smarrimento il ministero dell’Interno ha la possibilità di “invalidarla”, di fatto rendendola inutilizzabile per l’interazione con la Pubblica Amministrazione.

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19 03 2001
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