Speciale/ La grande battaglia di Aimster

Il sistemone di file-swapping assume ogni giorno di più il profilo di paladino della libertà di scambiare file via Internet. E sta studiando il modo di rimandare al mittente l'attacco di MediaForce alla privacy dei propri utenti
Il sistemone di file-swapping assume ogni giorno di più il profilo di paladino della libertà di scambiare file via Internet. E sta studiando il modo di rimandare al mittente l'attacco di MediaForce alla privacy dei propri utenti


Web – Il nuovo paladino della libertà di condividere file, elemento costitutivo della rete stessa, è ormai diventato Aimster , il sistemone di file-swapping che sta cercando di utilizzare contro i discografici della RIAA le stesse armi con cui questi ultimi hanno “sottomesso” Napster e soci.

Il perché Aimster abbia guadagnato la ribalta è presto detto, basta dare un’occhiata allo slogan con cui si promuove: “Il servizio Aimster è privato e cifrato!”. I file che circolano tra gli utenti di Aimster sono legalmente inattaccabili dai detentori di copyright, perché sono cifrati, e dunque inviolabili secondo le leggi americane.

A sancire che il cifrato è inviolabile è proprio quella normativa, il DMCA, che viene sfruttata dalla RIAA per diffidare chi diffonde musica online con qualsiasi strumento senza pagare royalty ai produttori. Quella legge, infatti, oltre a proteggere il copyright, protegge anche la privacy dei file cifrati che possono essere decifrati da terzi soltanto dietro ordine della magistratura.

Come se non bastasse, a difendere Aimster dagli attacchi dei discografici c’è anche il fatto che i suoi utenti non scambiano file con “chiunque” ma solo con gli appartenenti alle proprie “buddy list”, ovvero liste di contatti, “assimilabili” ai numeri telefonici, di amici con cui l’utente scambia i propri file privati.

Per individuare gli “amici” da infilare nella buddy list, Aimster consente di ricercarli per profili di interesse, di incontrarli in chat per verificare anche la disponibilità delle informazioni (leggi: file musicali) che si stanno cercando e per ottenere una copia delle stesse. Le “buddy list” si reggono su AIM, il sistemone di instant messaging di America Online sul quale non girano i file ma che consente agli utenti Aimster di trasferire l’un l’altro le liste di amici.

Aimster ha cercato di proposito questo ruolo da “paladino” per promuovere al meglio il proprio servizio, che lo ha proiettato al centro del sempre più acceso dibattito sul file-swapping. E per moltiplicare l’effetto della propria sfida ai discografici, ha condito il tutto con un chiarissimo disclaimer apparentemente contraddittorio: “AbovePeer (l’azienda che gestisce il servizio, ndr) rispetta la legge sul copyright e si aspetta che lo stesso facciano i propri utenti. La copia, distribuzione, modifica o rappresentazione non autorizzata di opere protette da copyright rappresenta una violazione dei diritti di copyright”.

Ma il disclaimer non basta ad Aimster per allontanare un nuovo pericolosissimo nemico: MediaForce.


MediaForce , azienda le cui tecnologie sono studiate per individuare le violazioni al diritto d’autore online, ha dichiarato guerra ad Aimster quando, circa un mese fa, quest’ultima ha messo in piedi un nuovo servizio.

Aimster, infatti, oltre al servizio originario, consente da qualche tempo di condividere file in modo molto più aperto, perché è sufficiente cercare un “amico” con interessi simili, che abbia cioè a disposizione certi file, per aggiungere questo amico alla propria buddy list e passare poi al download di musica.

In questo modo il sistema si avvicina, molto più che in passato, a soluzioni di file-sharing “tradizionale”, soluzioni che MediaForce ha intenzione di “perseguire” con le proprie tecnologie.

MediaForce scansiona gli hard disk degli utenti Aimster che si avventurano in questo nuovo servizio che, per essere utilizzato, richiede all’utente di “aprire” le proprie cartelle di condivisione per consentire agli “amici” di verificare la disponibilità, sul proprio computer, di “interessi” simili ai propri. Ed è lì che MediaForce, che già si dedica alla scansione dei network di Napster, Gnutella e affini, si “infila”, associando agli indirizzi e nick degli utenti la disponibilità di certi file sul loro hard disk.

Aimster nei propri termini di servizio rende chiarissimo che gli scambi-file tra gli utenti sono protetti dalla privacy e sostiene che chiunque cerchi di violarla va contro la legge. Aimster accusa di questo MediaForce ed ha già fatto ricorso in tribunale affinché venga riconosciuto il diritto alla privacy di coloro che sfruttano il suo sistemone. Aimster sostiene che le attività di MediaForce comprendono la decrittazione dei file dei propri utenti, atto considerato illecito secondo il DMCA.

MediaForce, però, ribatte che tutto quello che sta facendo è scansionare il network e archiviare i risultati. E il CEO dell’azienda, Aaron Kessler, sostiene che “non abbiamo decrittato nulla né agito sul loro software in qualsiasi modo”.

Ma è vero che per ottenere quelle informazioni MediaForce deve inevitabilmente decifrare le trasmissioni che avvengono sul network di Aimster, comunicazioni che sono normalmente gestite dal software di Aimster ma che, in questo caso, vengono raccolte e “tradotte” da MediaForce.

Il punto chiave, pertanto, è capire se MediaForce abbia o meno il diritto di associare alla disponibilità di certi file gli ID degli utenti corrispondenti e se lo possa fare decifrando quelle trasmissioni. Se il tribunale dovesse riconoscere all’azienda questo diritto, per Aimster significherebbe con ogni probabilità dover chiudere il suo sistema “allargato”, anche se quello originale, completamente sottoposto a buddy list e cifratura, rimarrebbe indenne da questo “attacco”.

MediaForce è naturalmente ansiosa di vedersi riconoscere questo diritto per poter infilare anche Aimster nel pacchetto dei sistemi di file-swapping che tiene sotto controllo per conto degli industriali, dei discografici anzitutto. Ma è anche ovvio che l’esito di questo confronto, che fa di Aimster il paladino di una libertà elettronica duramente contestata dai produttori, è destinato a “fare il punto” nella guerra del file-sharing, iniziata con la grande ascesa di Napster.

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14 05 2001
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