Speciale/ Le mani su Windows 8

Più che una rivoluzione, una reinterpretazione. Microsoft decide, dopo oltre 15 anni, di cambiare il paradigma del suo sistema operativo per PC. E lo fa pensando soprattutto agli utenti mainstream. L'anteprima da Los Angeles con video e foto dell'inviato
Più che una rivoluzione, una reinterpretazione. Microsoft decide, dopo oltre 15 anni, di cambiare il paradigma del suo sistema operativo per PC. E lo fa pensando soprattutto agli utenti mainstream. L'anteprima da Los Angeles con video e foto dell'inviato

Anaheim (California) – Non è un OS per vecchi: parafrasando il titolo del film, quello che oggi presenta al pubblico Microsoft non è certo un prodotto di vecchia concezione. Windows Developer Preview, ovvero la versione preliminare di quello che al momento si chiama Windows 8, mantiene le promesse: è davvero una piccola rivoluzione nella storia ventennale di Windows, anche se come da tradizione mantiene saldi i legami col passato . Il risultato non piacerà agli aficionado delle finestre: ma è indubbio che per una certa fetta di utenti, una fetta molto grande, si tratterà probabilmente di un cambiamento drastico a fin di bene.

La parola che Steven Sinofsky e i suoi collaboratori nel team di sviluppo di Windows 8 hanno più volte ribadito e pronunciato in queste settimane è: “reimagine”, da intendere come un metodo di lavoro per mostrare qualcosa di nuovo partendo da una base consolidata. Windows 8, ma il nome non è definitivo, è un prodotto che ben si adatta all’epoca del touch e dei dispositivi con formati nuovi come tablet e slate, ma che mantiene salde le radici con input (mouse e tastiera in primis) che possono contare su una diffusione e una familiarità vastissima tra gli utenti.

Il nuovo aspetto di Windows 8

La gestazione di Windows 8, raccontano, è iniziata poche settimane prima del lancio di Windows 7: per strano che possa sembrare, è stato allora che i tecnici hanno iniziato a pensare quali sarebbero stati i passi successivi da compiere per risolvere le problematiche più probabili che avrebbe presentato Seven. Ovvero, un esempio come un altro, la possibilità di ben adattarsi alla moda del touch e dei tablet : non è comunque solo una questione di form factor, anche se i primi esempi di prodotto e la sua vocazione sembrano puntare il dito sul touch declinato in ogni sua forma.

Windows 8 non accoglie i suoi utenti sul desktop tra le cartelle : si comincia da una nuova home screen che assomiglia come concezione ed estetica a quella di Windows Phone, con tante “tiles” affiancate che rappresentano i singoli programmi. Le tiles sono modificabili, si possono spostare in orizzontale per formare diversi gruppi liberamente rinominabili. Il nuovo gusto dell’interfaccia si chiama “Metro Style”, e attinge largamente all’esperienza utente di Windows Phone : caratteri, stile, spazio attorno al contenuto. Tutto è mutuato dagli smartphone, dove di solito lo spazio è risicato, per fare largo ad applicazioni con UI ridotta al minimo e dove la fa da padrone la fruizione dei dati.

Ma è proprio in questa somiglianza che si scorge una fondamentale differenza tra Windows Phone e Windows 8: la potenziale preannunciata convergenza non ci sarà , troppo diversi i device e le rispettive caratteristiche per pensare di avere un solo OS per tutto. Di sicuro verranno condivise moltissime risorse, e Visual Studio (in arrivo la versione 2011 che incorpora tutte le novità di API e interfacce) permetterà di riutilizzare parte del codice di una piattaforma per l’altra: ma il miraggio del codice universale, che un tempo era di Java, sembra destinato a rimanere un’utopia. L’interfaccia di Windows 8 è strettamente legata a come il sistema operativo gestisce API, applicazioni e dati: molte delle qualità e delle caratteristiche di Windows 8 risiedono nella sua interconnessione con la Rete e con la nuvola, il luogo cioè dove possono venire conservate e scambiate informazioni utili a sincronizzare diversi device tra di loro. Come, lo decidono i “contratti” ( contracts ) che l’applicazione sceglie di sottoscrivere: se, ad esempio, prevede la possibilità di esportare dati verso un social network, non occorre partire dall’applicazione stessa per catturare i dati bensì è lo stesso sistema operativo a rilevarne la disponibilità e a consentire di pescarli in qualunque situazione e qualunque applicazione. Un po’ come una clipboard, applicazioni diverse possono scambiare dati senza aver bisogno di prevederlo esplicitamente e senza bisogno di effettuare in modo esplicito il copia-incolla.

In ogni caso, non si possono comprendere le intenzioni dei designer se non si tiene presente lo scopo ultimo del loro sforzo: applicazioni totalmente immersive, che occupano ogni singolo pixel disponibile senza lasciare neppure le briciole a barre di stato, del titolo e ogni altro orpello inutile. Se occorre con una gesture si può mostrare qualcosa in più: nel caso di Internet Explorer, aggiornato alla versione 10 (anche questa preliminare), sfiorando l’estremità superiore compaiono le tab, mentre sull’estremità inferiore fa capolino la barra degli indirizzi. Un principio che in generale vale per tutte le app Metro: il contenuto al centro, e i controlli se ne stanno nascosti ai margini fino a quando non diventino indispensabili.

Ovviamente l’approccio minimalista non può essere universale: è per questo che da Windows 8 non sparisce il desktop , anche se non è più centrale nel paradigma di utilizzo. Il desktop, per così dire, è solo un ambiente “virtuale” nel quale far girare applicazioni di un certo tipo (legacy o che necessitano di interfaccia complessa: basti pensare a Photoshop o Excel): nulla vieta di usare, se lo si desidera, il vecchio Windows Explorer per navigare tra le cartelle, o continuare a usare tutte le applicazioni compatibili con Seven . Windows 8 rimane, come da tradizione, attento alla legacy e dunque inevitabilmente cede a qualche compromesso che tuttavia non sembra pregiudicare l’esperienza complessiva.

La developer preview di IE10 in versione Metro Style

Se, ad esempio, mentre ci si trova sul desktop si sente il bisogno di schiacciare il tasto Start (sulla tastiera o sullo schermo), si verrà catapultati nella nuova home screen: il crocevia di tutto assomiglia, come detto, a Windows Phone, da cui eredita look e concept. Ma c’è di più, sfiorando il lato destro dello schermo compare il riquadro degli “charme”, ovvero i comandi più frequentemente utilizzati secondo Microsoft in un OS: ricerca, condivisione, start (home screen), scorciatoia verso i device e le impostazioni di base (volume, connettività, luminosità, notifiche, spegnimento). Anche qui prevale il minimalismo (tanto che BigM spinge i produttori a produrre driver Metro Style per stampanti e ogni altro device, in modo da condensare in pochi pixel settaggi e quanto altro occorra), ma il tradizionale pannello di controllo completo è disponibile via desktop.

Al contrario del desktop, infine, la nuova interfaccia non consente di tenere contemporaneamente in vista o sotto controllo più finestre per volta : il massimo del “multitasking”, a meno di usare il desktop ove possibile, è tenere due applicazioni Metro aperte. Si sfiora la parte sinistra dello schermo e le si ridimensiona, con una che rimarrà comunque preponderante sull’altra che pure continuerà a mostrare contenuto aggiornato in tempo reale (esempio perfetto: si naviga mentre si tiene sotto controllo Twitter). È uno di quei compromessi che faranno storcere il naso ai power user , ma che pare del tutto ragionevole per la stragrande maggioranza del pubblico. Uno dei punti forti di Windows è sempre stata la legacy: ovvero, salvo significative eccezioni, quello che funziona sulla release attuale funzionerà anche sulla prossima , e tendenzialmente anche oltre. Nessun compromesso, o quasi, pregiudicherà la continuità: è quanto succede anche questa volta. Visual Studio 2011 contiene i template utili a migrare le applicazioni alla nuova interfaccia, ma nessuno vieta di restare con la vecchia. L’OS mette a disposizione tastiera software e riconoscimento della scrittura, ma le applicazioni non devono fare nulla per ottenere questi servizi. Persino Silverlight , dato per spacciato, sopravvive: anche se, appare ormai chiaro, è giunto al capolinea della sua pur breve esistenza (migrare codice Silverlight in una applicazione Metro Style è quasi un gioco da ragazzi).

Altro aspetto che fa pensare al peso che hanno avuto tablet e concorrenza nel design di Windows 8 sono i tempi di caricamento: tutto vero, sono davvero brevi anche in presenza di boot a macchina completamente ferma. Merito anche e soprattutto di un approccio più consapevole all’hardware, le cui peculiarità filtrano più facilmente tra gli strati di astrazione dal kernel in su : ARM, ad esempio, sarà più risparmioso di Intel per l’energia, e implementerà gestioni del comparto alimentazione più flessibili (come il “connected standby”, una modalità nella quale vengono tenute aggiornate le applicazioni di Rete senza intaccare seriamente la riserva di carica). Per la compatibilità del codice, infine, tutto quanto sviluppato in C# o con HTML/Javascript è facilmente compilabile per ARM: la speranza di Microsoft è di non costringere gli utenti a dover scegliere tra versioni diverse dello stesso software, ma girare agli sviluppatori il “problema” di creare applicazioni universali da far girare su Windows 8 a prescindere dall’hardware.

Il nuovo Task Manager

Per non farsi mancare nulla rispetto alla concorrenza, Windows 8 prevede un marketplace dove vendere e comprare le applicazioni : nebbia fitta su costi e percentuali spettanti a Microsoft per la distribuzione, l’aspetto e il concept attingono in parte dal Metro Style (quindi impostazione orizzontale con interfaccia minimalista), in parte a quanto già visto in altri app store per quanto riguarda la pagina delle singole applicazioni. Ad ogni modo, la versione preliminare dell’OS non incorpora lo Store che sarà lanciato più tardi: le uniche informazioni fornite riguardano le procedure di inserimento e pubblicazione delle applicazioni, che saranno vagliate dal personale Microsoft e approvate , ma attraverso una procedura nota e riproducibile persino in proprio per garantire trasparenza. Inoltre, a disposizione dello sviluppatore anche tutta una serie di tool di intelligence e analisi per gestire e valutare qualità del prodotto, volumi di vendita ecc.

Per quanto riguarda la robustezza dell’OS, migliora anche il sistema antimalware di Windows Defender : ora funziona anche durante il boot e tiene a bada persino i virus che infettano le chiavette all’avvio, così come più aggressivo e presente sembra il sistema di segnalazione di siti pericolosi o di dubbia reputazione. Inoltre, seppure si riportassero danni, viene introdotta una soluzione intermedia prima della formattazione: con il Reset dell’apparecchio si lasciano inalterate le informazioni inserite dall’utente (documenti, foto, preferenze) e si ripristina soltanto il software, la formattazione vera e propria ora poi viene chiamata Refresh e pare molto efficace, permettendo in pochi minuti di riportare allo stato iniziale il proprio PC.

C’è anche altro: la memoria viene gestita più saggiamente e proattivamente per evitare duplicazioni di intere pagine legate a due programmi diversi, il risultato è un footprint in RAM ridotto rispetto a Seven. Le applicazioni che vengono relegate al background, inoltre, possono venire “sospese” così da azzerare il consumo CPU delle stesse. Per molte stampanti, dongle per la connettività banda larga mobile, apparecchi USB, i driver sono integrati nel sistema: in questo modo si realizza per davvero il plug’n’play che ronza nella testa di tutti dal 1995.

Infine, una delle capacità più suggestive di Windows 8 è relativa alla gestione in mobilità dell’OS: non solo Remote Desktop assurge ad applicazione di primo piano, permettendo ad esempio a chi lascia il PC in ufficio di attingervi mentre si trova altrove. Si può anche mettere Windows su una chiavetta USB e girare PC per PC con tutto quello che occorre per essere produttivi, sempre. Purtroppo sono tutte caratteristiche che al momento sono più che embrionali e meno che definitive: la versione di preview dell’OS mostrata non le incorpora tutte, ma in ogni caso è evidente l’intenzione di Microsoft di tenere testa a Google Chrome OS e Apple OS X anche in questa nicchia. Windows 8 non è il sistema che gli smanettoni hanno sempre sognato. Microsoft si è guardata bene, per il momento, dal garantire che certe caratteristiche siano definitive o dallo specificare come intende distribuire e vendere il suo OS: è indubbio comunque che aspetto estetico e funzioni del nuovo Metro Style siano una rincorsa a quell’estetica e appeal che negli ultimi anni hanno fatto la fortuna di Apple e Google . La nuova home screen è bella e affascinante da utilizzare, ma ha dei limiti e delle caratteristiche che fanno storcere il naso a chi utilizza il PC da anni in modo intensivo: due finestre, due applicazioni, per quanto eccellenti sotto il profilo della leggibilità sono poche per certi tipi di lavoro.

A ogni modo, un po’ come la riga di comando e il terminale sono sopravvissuti all’avvento delle finestre, il desktop sopravvive alla rivoluzione della metafora di utilizzo del personal computer : si trasforma in un’appendice del Metro Style, ma è sempre presente e non pare “depotenziato” per spingere gli utenti altrove. I produttori di applicazioni complesse e professionali potranno continuare a restare fedeli a interfacce consolidate e familiari per gli utenti, e resta possibile affiancare più monitor per avere a disposizione tutti i pixel necessari a gestire desktop ampi e affollati di finestre.

Il desktop resta al suo posto

Per un motivo o per l’altro, tuttavia, Microsoft sceglie di rincorrere la concorrenza sul piano dell’estetica e sul terreno consumer: è senz’altro un terreno familiare quello del mercato degli utenti finali, ma sembra quasi stridere con quanto si vede altrove (HP tanto per citare un esempio). La mossa di BigM di restare fortemente legata e tenere ampiamente in considerazione quel mercato consumer mainstream , che tanto complicato è da gestire per la sua natura articolata e fatta di nicchie infinite, sembra quasi un azzardo tanto è coraggiosa. Ad ogni modo, non è escluso che possano esistere specifiche versioni di Windows 8 pensate e organizzate per gli utenti che preferiranno fare a meno di Metro Style: la trasformazione di Visual Studio rende evidente che Microsoft punti da qui in avanti a promuovere la nuova metafora di utilizzo, e che anche le applicazioni che resteranno sul desktop dovranno fare i conti con la nuova estetica e le nuove interfacce (e le nuove API).

Windows 8 non è completamente originale nelle sue funzionalità, ma sarebbe sbagliato sostenere che abbia imitato il lavoro altrui: il ricorso alle gesture richiama ovviamente Apple e OS X, ma Microsoft ha ridotto al minimo il numero di interazioni possibili in modo da non affollare la testa degli utenti con tutte le possibilità offerte dal tocco a una, due, tre o quattro dita . Familiarizzare con il touch e la nuova interfaccia è semplice, e il fatto di lasciare piena compatibilità con mouse e tastiera (“non c’è niente di cui vergognarsi ad usarli”, dicono) permette a tutti di iniziare a usare il nuovo OS in pochi minuti.

Convincere l’utenza professionale, tuttavia, a migrare a Metro Style sarà un’impresa interessante: la carta che Microsoft sceglie di giocare è quella del valore aggiunto sotto il profilo tecnico, dei molti cambiamenti offerti sotto il profilo della sicurezza e della gestione del sistema (basti pensare all’adozione di serie di Hyper-V e quindi di una virtualizzazione completa in un sistema operativo consumer), ed è indubbio che certe funzionalità solleticheranno il palato di quelle nicchie di utenti più evoluti che non vorranno fare a meno di certe possibilità.

Windows 8 è comunque arrivato solo alla Developer Preview: ha fatto il suo debutto pubblico e poco altro, non ci sono informazioni precise e definitive su quali caratteristiche avrà la versione finale che è suscettibile di cambiamenti anche drastici (basti pensare che alcune delle funzioni mostrate durante le demo non sono neppure disponibili nella versione distribuita al pubblico di Build). Il lavoro svolto fino a qui pare interessante e sicuramente sarà accolto con favore dal pubblico: non da tutto, ma per la gran parte degli utenti si tratta di un passo in avanti che semplificherà la gestione del computer potendo fare a meno di preoccuparsi di parametri di configurazione e procedure di gestione complesse del software.

La decisione di Microsoft di non eliminare il desktop e gli strumenti ormai tradizionali come il Pannello di Controllo potrebbe risultare premiante: le nicchie dei power user non saranno costrette a guardare altrove , potranno continuare a usare il proprio software sul desktop come hanno fatto fino ad ora e godranno anche di parecchie innovazioni sul piano tecnico. Se questo basti non si può dirlo ora, con le urne ancora aperte e con un OS che è tutto tranne che definitivo, ma come sempre per BigM la legacy costituisce una forza e una debolezza a seconda di come la si intenda.

Windows 8 mantiene molte delle caratteristiche positive viste in Windows 7: il sistema è ulteriormente irrobustito, tiene conto di una presenza pervasiva delle reti wireless (gestisce in modo nuovo anche la connessione 3G/4G direttamente a livello di OS) e va incontro alle necessità di mobilità ed efficienza ormai tassative per il mercato degli utenti finali. Lo fa con un approccio e uno stile che sono chiaramente Microsoft , pur cedendo alla tentazione di introdurre novità nell’interfaccia che allontanano non poco dalla ortodossia. In attesa di capire di più su come saranno gestite le varie versioni che sicuramente renderanno flessibile l’acquisto di Windows 8, vale la pena sospendere il giudizio: ad ogni modo, quello che esce dalla Build di Los Angeles è un sistema operativo che accetta la sfida della concorrenza e prova a rilanciare con idee proprie.

Luca Annunziata

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13 09 2011
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