Stampanti hi-tech, il 3D non basta

Ricercatori australiani propongono la propria soluzione di stampante 4D, supposta nuova rivoluzione che aggiunge allo spazio la dimensione del tempo

Roma – Per chi non considerasse la stampa 3D già sufficientemente “hi-tech”, i ricercatori sono già al lavoro su un processo definito “stampa 4D”: si tratta, in sostanza, di materiali stampati in 3D che hanno la capacità di modificare forma e funzionalità nel corso del tempo e sotto gli opportuni stimoli ambientali.

Una possibile applicazione di stampa 4D è già stata resa nota dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) con le micro-sedie che si assemblano da sole , e ora una nuova variante del 4D printing arriva dall’università australiana di Wollongong.

I ricercatori dell’ ARC Centre of Excellence for Electromaterials Science (ACES) paragonano le capacità autoassemblanti delle forme stampate in 4D a un giocattolo in stile Transformer, anche se il prototipo creato per dimostrare l’utilità della tecnologia è tutt’altro che un giocattolo.

Il laboratorio australiano ha infatti realizzato una valvola stampata in 3D , dotata di attuatori che intervengono solo in presenza dell’acqua: la valvola è in grado di chiudersi da sola – modificando la propria forma – quando viene a contatto con acqua calda.

Per ottenere il risultato testé descritto non è necessario alcun processo aggiuntivo oltre alla “semplice” procedura di stampa 3D, spiegano i ricercatori, che si dicono altresì convinti del fatto che la stampa in 4D abbia notevoli potenzialità in campi come la medicina o la robotica “soft”.

Alfonso Maruccia

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  • Leguleio scrive:
    Ma ROTFL!
    " la piattaforma, secondo il giudice che presenterà il contesto alla giuria, sarebbe cresciuta nutrendosi di violazioni del diritto d'autore incoraggiate da Escape Media, gestore del servizio. Escape avrebbe agito sollecitando i propri dipendenti al caricamento illegale di brani e minacciandoli del licenziamento se non avessero contribuito: l'obiettivo era quello di far crescere velocemente la piattaforma e popolarla di utenti di cui rilevare le preferenze, per mettere le major di fronte al fatto compiuto e di fronte a un business già avviato e potenzialmente fruttuoso, così da poter strappare accordi di licensing non troppo onerosi "Il fatto compiuto davanti al quale le case discografiche dovevano trovarsi nel 2006 c'era già! :DReti peer to peer, cyberlocker, e anche Youtube nato un anno prima era già ricco di brani musicali. Certo che attuare queste pratiche alla luce del sole, minacciando i dipendenti, è proprio da pane e volpe.
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