Stragi, videogiochi innocenti

Dopo gli eventi della Columbine High School, Doom ed altri games erano stati messi sotto accusa per incitamento all'omicidio. Adesso arriva la sentenza
Dopo gli eventi della Columbine High School, Doom ed altri games erano stati messi sotto accusa per incitamento all'omicidio. Adesso arriva la sentenza

Denver (USA) – Fu uno dei casi più dibattuti e uno di quelli che più ha portato sotto i riflettori i videogiochi violenti e quelle che secondo alcuni sono le “conseguenze possibili” del loro utilizzo. Un caso nato dopo la sanguinosa sparatoria alla Columbine High School di Denver, quando due ragazzi uccisero 12 compagni e un insegnante. Si scoprì poi che entrambi erano appassionati giocatori di Doom, il celebre sparatutto in soggettiva.

Quando si scoprì che i due ragazzini killer, Eric Harris e Dylan Klebold, avevano anche un sito dedicato a Doom, le famiglie delle vittime decisero di denunciare i produttori di videogiochi violenti. L’avvocato delle famiglie, John DeCamp aveva affermato: “Con questa denuncia si cerca di cambiare completamente la commercializzazione e distribuzione di questi videogiochi superviolenti che rendono i bambini dipendenti dalla violenza e li trasformano in killer senz’anima”. Dichiarazioni e situazioni che alzarono moltissima polvere negli USA.

Doom Il caso è ora arrivato alla conclusione: il giudice distrettuale Lewis Babcock ha accettato la richiesta di archiviazione del caso provenuta da undici grandi produttori di videogiochi, tra cui Id Software (produttrice di Doom), Activision, Sony ed altri sostenuta da AOL Time Warner e Palm Pictures.

Secondo il giudice, infatti, in nessun modo i produttori di videogiochi o di film violenti avrebbero potuto prevedere che i propri prodotti sarebbero stati in qualche modo capaci di condizionare i ragazzi della Columbine. “Al di fuori del disgusto personale – ha affermato Babcock – è evidente che esiste una utilità sociale nelle forme di intrattenimento espressive e fantasiose, anche quando contengono violenza”.

Il tutto, comunque, potrebbe non finire qui se DeCamp, come ha già preannunciato, deciderà davvero di andare in appello.

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05 03 2002
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