Stuxnet, il virus da guerra fredda

Sarebbe stato impiantato con un lavoro da infiltrati. Dietro ci sarebbe addirittura il Mossad. Le fonti di intelligence USA non hanno dubbi: l'infezione dei PC è ormai una vera e propria arma da spie

Roma – Il misterioso worm Stuxnet sarebbe stato “impiantato” nelle macchine bersaglio da agenti segreti doppiogiochisti al soldo di Israele: sarebbe questo il “vettore” attraverso cui il malware che tanto ha fatto parlare di sé nei mesi scorsi è finito negli impianti nucleari iraniani, almeno stando a ufficiali dell’intelligence statunitense che parlano protetti dall’anonimato.

Il worm che ha elevato la sicurezza informatica a faccenda da cyber-warfare è stato portato direttamente all’impianto di Natanz in Iran, dicono gli agenti USA, su una chiavetta USB custodita da un agente controllato direttamente dal Mossad israeliano.

Verosimilmente il doppiogiochista avrebbe fatto parte del Mujahedeen-e-Khalq (MEK), sostengono le fonti anonime, un’organizzazione di dissidenti iraniani già usata per far saltare in aria gli scienziati impegnati nel programma nucleare messo in piedi dal paese mediorientale.

Nessuna penetrazione telematica, nessuna operazione di hacking funambolico: l’agente del MEK avrebbe portato il worm a Natanz sulla sua pendrive, dicono ancora gli ufficiali statunitensi, avrebbe collegato il dispositivo a un PC con OS Windows e ha lanciato l’eseguibile che ha poi diffuso l’infezione.

Alfonso Maruccia

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