Su Internet corre l'antisemitismo?

Lo sostiene il dossier sull'Unione Europea relativo allo stato dell'anti-semitismo nel Vecchio Continente. Un dossier che ha fatto discutere e che si occupa anche di siti, forum e videogiochi


Roma – Il dossier che analizza la presenza e lo sviluppo dell’antisemitismo nei paesi dell’Unione Europea, quello stesso dossier che recentemente tante polemiche ha scatenato, si occupa anche di Internet e del modo in cui la rete viene spesso sfruttata per veicolare contenuti , tematiche o azioni di stampo antisemita.

Il rapporto ( qui un estratto in formato.pdf) si deve al network Raxen interpellato nel 2002 dall’EUMC (Centro Europeo di Monitoraggio del Razzismo e della Xenofobia), è un’analisi che si occupa dell’antisemitismo da diverse angolazioni. Per antisemitismo gli esperti hanno inteso la definizione coniata da Helen Fein, celebre ricercatrice sull’Olocausto:

L’antisemitismo è un ambito persistente e latente di convinzioni ostili riguardanti gli ebrei in quanto collettività, che si manifesta nei singoli con atteggiamenti, e nella cultura con miti, ideologie, folklore e retorica, nonché con azioni di discriminazione sociale o legale, di mobilitazione politica contro gli ebrei, e di violenza collettiva o di Stato, che porta a/o è concepita per dislocare, perseguitare o distruggere gli ebrei in quanto ebrei” .

Secondo gli esperti, a partire in particolare dal 2000, sul web ha preso piede una rete di comunicazione tra estrema destra e fondamentalismo islamico, connessi a loro volta a siti antiglobalizzazione o facenti capo all’ultrasinistra anti-americana. Parte di tutto questo sarebbe una reazione a quanto accade in Israele e Palestina. “Inoltre – si legge nel rapporto – Internet consente agevole accesso alla produzione musicale di estrema destra, che inneggia alla violenza ed è spesso antisemita”.

Stando al rapporto, l’impatto di Internet nella veicolazione dell’antisemitismo è un impatto globale, per la natura stessa della rete, né – scrivono gli esperti – “può essere circoscritto in modo tale da adattarsi ad uno specifico periodo, in quanto il trasferimento worldwide dei dati è rapidissimo, il che comporta che gran parte delle informazioni sia accessibile soltanto per un arco di tempo limitato o che le homepages più importanti siano accessibili ora sì ora no”.

Nei circa 3mila siti che si ritengono dedicati a contenuti antisemiti, a cui si legano chat room, forum e altri ambienti digitali di stampo antisemita, al centro viene posta la negazione dell’Olocausto “come una componente dell’agitazione antisemita”. Diffuso dunque il revisionismo e i collegamenti che questo porta tra diverse realtà europee di estrema destra che a loro volta si connettono con gruppi in tutto il mondo.

“Gli estremisti di destra – si legge nel rapporto – hanno scoperto come condurre la loro guerra via Internet, come usare la electronic warfare . Simili tattiche hanno indotto le autorità di alcuni Stati a mettere in guardia contro le derive terroristiche dello spettro dell’estrema destra. In più la potenziale violenza è coltivata dal peggior tipo di giochi elettronici , diventati arma politica vera e propria quando i neo-Nazi convertono i loro ben noti giochi apolitici in provocanti campagne di odio antisemita”.

Di fronte a tutto questo, secondo gli estensori del rapporto è necessario che tutti i paesi monitorino l’antisemitismo in internet e si scambino su questo informazioni per poterlo combattere. “Sviluppi recenti – si legge anche – hanno dimostrato che impedire parzialmente o bloccare del tutto l’accesso ad alcune homepage quantomeno ostacola la diffusione della propaganda razzista in rete. Organizzazioni pubbliche e private dovrebbero esercitare costanti pressioni sui grandi provider affinché rimuovano dal web i contenuti antisemiti”.

Di fondo, dicono gli esperti, “l’enorme potenziale di internet a fini educativi non è stato ancora riconosciuto e sfruttato. Raccomandiamo lo sviluppo di progetti per utilizzare la rete in maniera più intensiva per combattere i contenuti antisemiti e razzisti con un’efficace contro-informazione “.

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  • Anonimo scrive:
    Invece da noi
    Invece da noi il garante (garante di un bel piffero di niente) per la protezione dei dati personali abbassa e limita pesantemente i rimborsi spese per i ricorsi togliendo di fatto tutela ai cittadini che vi si rivolgono e togliendo la possibilita' di fare ricorso contro spammer senza doverci perdere. Fare ricorso contro un'email pubblicitaria oggi costa 30 euro. Chi me lo fa fare di difendermi e di difendere internet se mi deve costare 30 euro a botta? Buono spam a tutti, il garante se n'e' andato a braccetto con gli spammer!
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