Sui cellulari italiani il wangiri non attacca

Lo afferma la Polizia Postale, che spiega come certe truffe selvagge che infuriano in Giappone qui da noi non hanno possibilità di affermarsi. La cautela è d'obbligo ma si può contare sulla trasparenza e sulla legge

Roma – L’esperienza in Italia è già stata fatta con i numeri telefonici a pagamento e non potrà ripetersi con i cellulari. Così la Polizia Postale ha spiegato ieri ai giornalisti che gli utenti di telefonia mobile e fissa italiani non devono temere le truffe che invece stanno a quanto pare dilagando in Giappone.

Il riferimento è evidentemente alla cosiddetta “wangiri”, termine che arriva dal britannico “one ring and cut”, una truffa telefonica che si sta diffondendo in Giappone e che si fonda sulla possibilità per un’azienda di realizzare servizi telefonici che addebitano gli utenti non appena questi si collegano con certi numeri.

L’ultimo caso è emerso ieri ad Osaka, dove cinque milioni di utenti, di impianti fissi e mobili, sono stati presi di mira da parte di un’azienda senza scrupoli. Si tratta di una società che chiama gli utenti e produce un solo squillo di telefono.
Poiché sul display di molti telefoni di casa e soprattutto dei telefonini viene visualizzato il numero chiamante, l’utente che riceve quello squillo è di fatto invitato a richiamarlo. Quando questo avviene l’ignaro utente scopre di trovarsi dinanzi ad un servizio a pagamento, spesso a contenuto pornografico, e senza accorgersene inizia da subito a versare denaro nelle casse dell’azienda che ha messo in piedi il wangiri.

La stessa società del wangiri di Osaka già era stata responsabile di un altro evento di questo tipo lo scorso 15 luglio, giorno nel quale la rete telefonica locale ha rischiato di saltare per l’intasamento delle linee. Nell’evento di ieri, invece, la società telefonica locale ha bloccato le linee dell’azienda per alcune ore e ha limitato il servizio per i milioni di utenti dell’area.

Il tutto accade nell’impossibilità per le autorità di intervenire. “La polizia – ha ammesso ai reporter un portavoce del ministero delle TLC giapponese – può intervenire solo se una linea telefonica è usata per attività criminose. Ma al momento questo tipo di attività non è giudicato tale”.

Uno scenario da brivido, dunque, che non può però contagiare l’Italia. La Polizia Postale, infatti, ha spiegato che in Italia al cliente deve essere data l’opportunità di accettare o meno un servizio telefonico prima di potergli addebitare qualsiasi cosa. “I centri di servizio in Italia – hanno spiegato gli uomini della PolPost all’agenzia di stampa AdnKronos – per legge prima di fatturare devono dispensare un servizio gratuito di presentazione che mette il cliente in grado di decidere se accettare o meno il servizio”.

Questa tutela, prevista da un decreto ministeriale, consente alla Polizia Postale di agire immediatamente con una denuncia alla Procura della Repubblica qualora un servizio a pagamento non offra la presentazione gratuita. “Capita – hanno affermato i tecnici – che alcuni centri di servizio dimentichino il messaggio di presentazione gratuito. In questo caso facciamo partire la denuncia presso la Procura e informiamo il ministero delle Comunicazioni. Sono state inoltrate denunce in diversi casi con l’166”.

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