Sul lavoro l'email è riservata?

A cura della dott.ssa V. Frediani - Sulla riservatezza dell'email personale sul luogo di lavoro c'è ancora grande incertezza e la normativa non aiuta. Con alcuni accorgimenti, però, impresa e dipendenti possono andare d'accordo. Il caso


da ConsulenteLegaleInformatico – Roma – La questione inerente l’accesso da parte del datore di lavoro alla casella di posta elettronica in uso del dipendente, pone due problematiche di tipo giuridico: l’una riguardante la potenziale violazione dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori – recante il divieto dell’utilizzo di sistemi di videosorveglianza – l’altra connessa alla potenziale violazione della privacy.

In merito al primo aspetto, vi sono due correnti di pensiero.

Taluni ritengono che il controllo delle e-mail da parte del datore di lavoro non configuri una condotta lecita in quanto incompatibile con i diritti costituzionali dell’inviolabilità della libertà e della segretezza nonché tenuto conto proprio dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, che stabilisce:
“È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature (ai fini del presente articolo, si ritengono inclusi i pc, server e strumenti elettronici mediante cui visualizzare l’attività del dipendente) per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna.”

La norma individua pertanto due punti cardine: uno è dato dal divieto assoluto ed inderogabile di installazione ed uso di apparecchiature esclusivamente al fine di controllare l’attività dei lavoratori partendo dal presupposto che la vigilanza sul lavoro, pur se necessaria nell’organizzazione produttiva, debba essere contenuta in una dimensione umana e non con la finalità esclusiva di eliminare ogni zona di riservatezza spettante al dipendente (e ricordiamo che se il datore di lavoro legge la posta elettronica del proprio dipendente non rispettando le prerogative poste a tutela dello stesso, può incorrere anche nel reato di violazione della corrispondenza punito con la reclusione sino ad un anno!!!); l’altro punto concerne la “flessibilità” del divieto qualora vi sia un interesse superiore inerente esigenze di carattere organizzativo e produttivo dell’azienda.

Secondo altra corrente, invece, è legittima la lettura da parte del datore di lavoro della posta elettronica del dipendente, in quanto il lavoratore negli ambienti di lavoro e durante l’orario, può utilizzare gli strumenti messi a sua disposizione solo per scopi lavorativi.

Conseguentemente, qualora il contenuto delle e-mail sia di tipo prettamente personale ma redatto ed inviato durante il normale orario di lavoro con l’utilizzo della strumentazione in uso nell’ambiente di lavoro, non può certo ritenersi configurabile un illecito da parte del datore di lavoro, proprio perché si presume che tutta la posta sia esclusivamente relativa a contenuti attinenti l’attività lavorativa.


In tal caso sarebbe peraltro il dipendente ad incorrere in un reato, in quanto la sua “distrazione” per inviare e ricevere posta elettronica personale, può configurare un cosiddetto “furto tempo macchina”, ovvero un furto da parte del dipendente del tempo che dovrebbe destinare allo svolgimento dell’attività per la quale è stato assunto.

In materia poi di violazione della privacy, secondo la sottoscritta non è condivisibile ritenere le notizie inviate e ricevute mediante casella di posta elettronica aziendale, prettamente personali, e quindi tutelabili dalla legge 675/96.

Di parere contrario sembrerebbe essere il Garante della Privacy, che sino ad oggi si è espresso a favore del diritto del dipendente alla riservatezza in materia di messaggi personali anche se inviati con posta elettronica aziendale, salvo l’ipotesi in cui il datore di lavoro abbia informato il dipendente dell’eventualità di dover controllare la casella in suo uso (pur sempre e solo per motivi di ordine aziendale).

La soluzione a questo “rompicapo” giuridico – spesso ricorrente nelle aziende italiane – può derivare pertanto solo dall’adozione da parte datore di lavoro, del regolamento aziendale interno che indichi espressamente la destinazione della casella di posta elettronica ad un uso esclusivamente di tipo lavorativo, precisando eventualmente ipotesi tassative di utilizzo della posta elettronica per motivi extra lavorativi.

dott.ssa Valentina Frediani
www.consulentelegaleinformatico.it

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  • omonero scrive:
    Sconti per PC
    Volevo intervenire per segnalare che alcune banche facevano "ostruzione" a questa promozione.Infatti richiedendo informazioni alla mia banca su tale promozione venivo "consigliato" di utilizzare un finanziamento per la clientela orientato all acquisto del PC domestico piuttosto che avviare la pratica per ottenere quello ministeriale.Questo secondo me è indicativo su come è stata allestita tale iniziativa.Chiedere alle banche di erogare un servizio che va contro i loro interessi!!! Ma quando mai .........Dome.
  • Anonimo scrive:
    il prezzo del computer era buono, ma...
    ma le caratteristiche del computer erano scadenti, anzi, gia scadute...
  • oscarfc scrive:
    Finanziaria 2003
    Mi pare di aver letto, non ricordo la fonte, che nella Finaziaria per il 2003, e' stato riproposto l'articolo che incentiva l'acquisto del PC per i giovani, (mi pare che l'eta' richiesta per usufruire della riduzione, sia di 16 anni).Non ho il tempo per farlo, ma credo che si debba procedere alla lettura della legge suddetta, per controllare se e' vero e le modalita' per usufruirne.Ciao, Oscar.
    • Emilio scrive:
      Re: Finanziaria 2003
      - Scritto da: oscarfc
      Mi pare di aver letto, non ricordo la fonte,
      che nella Finaziaria per il 2003, e' stato
      riproposto l'articolo che incentiva
      l'acquisto del PC per i giovani, (mi pare
      che l'eta' richiesta per usufruire della
      riduzione, sia di 16 anni).
      Non ho il tempo per farlo, ma credo che si
      debba procedere alla lettura della legge
      suddetta, per controllare se e' vero e le
      modalita' per usufruirne.
      Ciao, Oscar.tipo che non hai letto la risposta della chiodi eh? :D
  • Paperinikzzz scrive:
    Basterebbe poco...
    Basterebbe dare la possibilità di detrarre in dichiarazione dei redditi una parte della spesa sostenuta per l'acquisto del PC.Non una grossa somma, anche solo 150-200 Euro, una tantum, uno per nucleo familiare.Troppo semplice?
    • Anonimo scrive:
      Re: Basterebbe poco...
      dimentichi una cosa.... siamo in Italia e la parola 'semplicita' non fa parte del vocabolario dello Stato!!!
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