Supercomputer? Ancora troppo lenti

Gli ultimi disastri meteorologici hanno evidenziato le carenze dei supercalcolatori utilizzati per applicazioni critiche: è l'opinione di molti scienziati statunitensi. La soluzione è una sola: più velocità, molta di più
Gli ultimi disastri meteorologici hanno evidenziato le carenze dei supercalcolatori utilizzati per applicazioni critiche: è l'opinione di molti scienziati statunitensi. La soluzione è una sola: più velocità, molta di più


Washington (USA) – Un nuovo uragano, battezzato “Rita”, sta spazzando ancora una volta gli Stati Uniti. I supercomputer del National Hurricane Center sono riusciti a prevederlo con 56 ore di anticipo : quanto basta per poter evacuare con rapidità le zone a rischio. Così come è successo per Katrina ed i sistemi di telecomunicazione , anche Rita ha immediatamente “invitato” l’opinione pubblica statunitense ad una profonda riflessione sulla tecnologia .

Esponenti del mondo accademico e politico puntano adesso il dito contro la “lentezza” dei computer superveloci , incapaci di permettere previsioni meteorologiche più precise e tempestive – un’incapacità che può trasformarsi in catastrofe. Un gruppo di lavoro costituito da esperti ha portato la questione di fronte al Senato degli USA , per richiedere l’aiuto del Governo nella realizzazione di sistemi informatici più performanti . “Fino a quando i supercomputer non disporranno di maggiore potenza di calcolo, continueremo ad avere problemi nel prevedere gli uragani”, sostiene Keith Blackwell, membro di un importante laboratorio meteorologico in Alabama.

Una posizione che non sembra tuttavia condivisa nell’opinione di numerosi senatori. David Vitter, rappresentante della Louisiana, è convinto che l’attuale strumentazione informatica permetta previsioni più che affidabili. “Il problema fondamentale è che non riusciamo a prevedere e calcolare la qualità dell’impatto degli uragani sulla società, sulle persone”, controbatte Marc Levitan, direttore del Louisiana Hurricane Center .

Secondo l’esperto, che ha presentato le sue critiche al Senato, mancano sia i modelli matematici , fondamentali, sia la potenza di calcolo necessaria per rispondere tempestivamente alle emergenze: “Se non possiamo calcolare con precisione i danni materiali, il numero di morti, i palazzi distrutti”, si chiede Levitan, “come facciamo ad organizzare i soccorsi?”. I tragici disastri causati da Katrina potevano essere evitati? L’ipotesi non è stata affrontata in sede amministrativa, ma striscia tra molti esponenti della comunità scientifica degli USA.

La risposta a questa domanda sembra giungere proprio da uno dei più prestigiosi enti di ricerca tecnologica statunitensi, il Georgia Institute of Technology . Con tempismo quasi perfetto, forse non del tutto casuale, l’istituto ha installato un enorme cluster da 192 nodi, prodotto da Dell . Questo supercomputer riesce a sviluppare una potenza di calcolo pari a 2,5 teraflops, ed è stato presentato in pompa magna come strumento “per la ricerca di problemi complessi”. Sarà un ombrello sufficiente per ripararsi da Rita?

Tommaso Lombardi

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21 09 2005
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