Tassa sul traffico Internet: c'è chi dice no

Tassa sul traffico Internet: c'è chi dice no

Il prossimo anno, la Commissione Europea valuterà se introdurre una tassa sul traffico Internet: i big del mondo online non ci stanno.
Il prossimo anno, la Commissione Europea valuterà se introdurre una tassa sul traffico Internet: i big del mondo online non ci stanno.

Della possibile introduzione di una sorta di tassa sul traffico Internet si discute ormai da molto tempo. La chiedono a gran voce gli operatori di telecomunicazioni, così da forzare le Big Tech a sostenere i costi per la gestione delle reti, messe oggi a dura prova da un utilizzo sempre più intenso di servizi e piattaforme, in particolare quelle che poggiano sul cloud. Una visione condivisa dai governi di alcuni paesi. Sono invece di parere contrario, come prevedibile, le grandi realtà del mondo online (gli OTT, Over-The-Top).

OTT e tassa sul traffico Internet: il fair share

Ciò che sappiamo per certo è che la Commissione Europea avvierà una consultazione sul tema nel 2023. L’obiettivo è anzitutto chiarire se sia legittimo o meno forzare società del calibro di Amazon, Apple, Google, Microsoft, Meta e Netflix, che proprio facendo leva sulle infrastrutture delle telco hanno costruito i loro imperi, a farsi carico di una parte delle spese necessarie a sviluppo e manutenzione.

A tal proposito, segnaliamo il commento del gruppo di Mountain View, raccolto nei giorni scorsi. È da attribuire a Matt Brittin, numero uno delle operazioni EMEA di bigG, raccolto in occasione di un’evento organizzato da ETNO (European Telecommunications Network Operators).

Introdurre il principio “il mittente paga” non è un’idea nuova e sconvolgerebbe molti dei fondamenti di una Internet aperta. Si tratta di argomenti simili a quelli che abbiamo sentito dieci anni fa o più, non disponiamo però di nuovi dati in grado di cambiare la situazione. Potrebbe avere un impatto negativo sui consumatori, in particolare in un momento segnato dall’inflazione.

Dall’altra parte, operatori come Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone, pretendono invece una condivisione dei costi o fair share come definito dagli addetti ai lavori.

Una questione delicata, che andrà valutata attentamente. In gioco ci sono, tra le altre cose, potenziali conseguenze per la neutralità della rete e un prevedibile rincaro delle tariffe applicate agli utenti finali per l’accesso ai servizi.

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Fonte: Reuters
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Pubblicato il 28 set 2022
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