TecnoStress/ Sì, fa male al cuore

di Enzo Di Frenna - Ne vale la pena? Quale il prezzo da pagare per essere always on, sempre connessi? E soprattutto: si può fare qualcosa per non cadere in una trappola che può minare la salute?

Roma – Un match sbilanciato. Da un lato il nostro cuore e dall’altra i computer, le informazioni, gli smartphone. Chi vince? A quanto pare, l’organo che segna il ritmo della nostra esistenza rischia di andare al tappeto. Ogni giorno di più. Vivere di corsa, chiamati all’uso di tanta tecnologia e info-messaggi, può favorire l’insorgere del tecnostress e ciò comporta seri rischi per il buon funzionamento del cuore. Ho intervistato alcuni dei principali specialisti e mi hanno confermato che il rischio è reale. Maurizio Cotrufo , direttore del dipartimento scienze cardiotoraciche e respiratorie dell’Azienda ospedaliera Monaldi di Napoli (il padre dei trapianti in Italia, per intenderci): “Dal punto di vista scientifico lo stress di qualunque genere può generare disturbi cardiocircolatori – spiega – dunque anche il tecnostress è certamente un fattore da non sottovalutare. Spesso i miei pazienti dopo aver subito un intervento mi chiedono: “Professore, ma adesso posso lavorare come prima?”. Io rispondo che possono lavorare tranquillamente, facendo però attenzione a non strafare. Le professioni ad alto impatto tecnologico sono comunque da considerare più a rischio di altre, perché l’uso eccessivo di nuove tecnologie informatiche può generare un alto livello di stress”.

Ricerche medico-scientifiche sull’argomento ancora non esistono. Il tecnostress è in realtà una sindrome abbastanza recente. Ma i medici concordano sulla pericolosità, perché gli effetti dello stress sulla nostra salute sono stati invece ampiamente studiati in ambito ospedaliero. Me lo conferma Marco Diena, direttore del gruppo per la prevenzione e cura della malattie cardiovascolari Cardioteam , che riunisce cardiologi, cardiochirurghi, anestesisti perfusionisti ed infermieri. “Il tecnostress in linea teorica è un moderno fattore di rischio per il cuore, anche se non risultano sul piano scientifico studi approfonditi sul tema. È accertato invece che forme prolungate di stress possano alterare la pressione arteriosa e favorire l’insorgere delll’ipertensione”. Poi aggiunge: “Il vero problema del tecnostress è l’alterazione della vita naturale, il continuo flusso di informazioni che genera tensione psichica, con conseguenze dirette sul corpo. È purtroppo un meccanismo ormai radicato in molti ambienti di lavoro: bisogna studiare il modo per recuperare un stile di vita più sano e naturale, se vogliamo prevenire un problema che nei prossimi anni potrebbe registrare uno sviluppo maggiore”.

Dietro il tecnostress “patologico” secondo alcuni medici c’è una psicologia ben delineata. Valori come “azienda”, “competizione”, “successo” spingono ad uso eccessivo ed errato dei nuovi media informatici. È la tesi ad esempio di Luigi Chiariello, direttore della cattedra di Cardiochirurgia dell’Università Tor Vergata di Roma: “L’evoluzione moderna dello stress, cioè il tecnostress, può determinare problemi cardiaci a medio o lungo termine. Uno dei fattori di rischio è infatti l’ipertensione che scaturisce attraverso l’uso prolungato di nuove tecnologie, fattore che è scientificamente riconosciuto come un rischio per il cuore. È stato anche riscontrato che le personalità arriviste, con una forte carica aggressiva, sono quelle più esposte a rischio d’infarto. È inoltre importante lavorare sulla prevenzione, oppure ricorrere ai farmaci per ridurre l’ipertensione”.

È mia intenzione, nei prossimi mesi, approfondire il rapporto tra cuore e tecnostress. Credo che, insieme al cervello, sia tra gli organi più esposti al sovraccarico informativo. Intanto i farmaci antipertensivi sono i secondi più venduti al mondo e se ne fa sempre più uso. Dunque: che prezzo bisogna pagare per stare al passo coi tempi? Riusciremo ad adattarci o saremo destinati in futuro ad un incremento del rischio infarto? “Il tecnostress è un problema serio. L’uso delle nuove tecnologie della comunicazione comporta indubbiamente un aumento del rischio ipertensione – mi conferma Ottavio Alfieri, direttore del Dipartimento Cardiotoraco-vascolare dell’ospedale universitario San Raffaele di Milano – il problema sta nel flusso enorme delle informazioni, che professionisti e manager sono sempre più spesso chiamati a gestire a ritmi incalzanti e per molte ore al giorno. Io stesso, ad esempio, ricevo circa cento messaggi al giorno e in certi momenti non è semplice dare risposta a tutti. Inoltre la vita moderna comporta anche cattive abitudini alimentari, altro fattore a rischio per il cuore. Credo comunque che l’uomo abbia una grande capacità di adattamento, e in una certa misura il tecnostress sarà più “sopportabile” per le nuove generazioni”.

Ho letto una recente ricerca inglese sul rapporto tra stress e logorio delle arterie, condotta su 10 mila funzionari britannici e pubblicata su European Heart Journal : ha dimostrato che un lavoro tecno-stressante aumenta i rischi cardiovascolari. E gli under 50 sono risultati i più vulnerabili.

I ricercatori, diretti da Tarani Chandola dell’University College di Londra, hanno documentato numerosi parametri cardiovascolari ed endocrini, oltre alle abitudini alimentari e dipendenza dal fumo. “Chi è sottoposto sul lavoro ad una tensione costante, manifesta alterazioni dell’attività del sistema nervoso e delle regolazioni che questo opera sul funzionamento del cuore, arterie coronarie comprese”, afferma lo studio inglese. Già, proprio così: essere sottoposti ad una tensione costante. Quanti conoscono questa sensazione, oggi? Chi può dire che ne è immune, mentre lavora al computer o parla a telefono?

Nel 2000, quando scrivevo di tecnostress e videodipendenze, molti osservatori della Rete ebbero reazioni piuttosto risentite, in alcuni casi perfino ironiche e con commenti duri. Ho sempre pensato che chi adora (e vive) di tecnologia, ha spesso una visione parziale del fenomeno. A distanza di otto anni la coscienza collettiva sulle nuove sindromi digitali per fortuna è cresciuta. Molti imprenditori del settore Ict mi confessano di essere spesso sopraffatti dalla mole di informazioni che gestiscono ogni giorno. Un giovane manager milanese, durante un recente forum sulla “Mobil Work Life” a cui ero invitato a partecipare, mi ha confidato: «Il tecnostress è bastardo!”. Mi ha poi rivelato che spesso ha la sensazione del “cervello che frigge”. È proprio questo livello di tensione costante – connesso alla gestione delle informazioni – che può favorire l’insorgere dell’ipertensione. Cioè uno dei principali fattori di rischio che conducono all’infarto. Ne vale la pena? Essere “always on”, sempre connessi, è un prezzo da pagare per la nostra salute? E soprattutto: si può fare qualcosa per non cadere in questa trappola?

I medici che ho interpellato consigliano di praticare attività sportiva. Oppure pongono l’attenzione sulle “pause salutari” e sulla decisione di condurre uno stile di vita più equilibrato. Da soli non è facile. Si rischia di farlo solo per qualche giorno, poi si ripiomba nel torrente infotecnologico. Da questa crescente e diffusa esigenza è nato Runfortecnostress Network , la prima comunità di info-lavoratori, manager e liberi professionisti che si confrontano sul problema del tecnostress in azienda. È un progetto a cui tengo molto. La mia idea è usare la Rete per confrontarsi e conoscersi su questo tema di forte attualità, ma darsi poi appuntamento all’aria aperta, correre insieme a colleghi d’ufficio o amici, organizzare escursioni in montagna, attività benessere, giornate di meditazione. Voi che ne pensate?

Enzo Di Frenna
Runfortecnostress Network

Enzo Di Frenna, giornalista e presidente di Netdipendenza onlus , è autore del libro “Tecnostress in azienda: sovraccarico informativo e rischio d’impresa”. Ha curato le prime due ricerche in Italia sull’argomento, condotte su un campione di 424 interviste (operatori Ict e professioni info-tech) e ha creato Runfortecnostress Network , la prima comunità per la prevenzione del tecnostress. Questo è il suo blog

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  • Fanfulla da Lodi scrive:
    Velleità censoria??
    Il fumo fa male, e lo dico da fumatore, che c'entra la censura?
    • Ste scrive:
      Re: Velleità censoria??
      - Scritto da: Fanfulla da Lodi
      Il fumo fa male, e lo dico da fumatore, che
      c'entra la
      censura?E da fumatore saprai anche bene che l'unico modo per fermare un fumatore è la sua stessa volontà.Quindi un fumatore, anche se minorenne, non lo fermi con questi sistemi, a meno che sia lui stesso a voler smettere. E anche così non è affatto semplice.Di certo puoi evitare che qualcuno inizi a fumare acquistando ai distributori automatici.
      • Fanfulla da Lodi scrive:
        Re: Velleità censoria??
        - Scritto da: Ste
        - Scritto da: Fanfulla da Lodi

        Il fumo fa male, e lo dico da fumatore, che

        c'entra la

        censura?

        E da fumatore saprai anche bene che l'unico modo
        per fermare un fumatore è la sua stessa
        volontà.
        Quindi un fumatore, anche se minorenne, non lo
        fermi con questi sistemi, a meno che sia lui
        stesso a voler smettere. E anche così non è
        affatto
        semplice.

        Di certo puoi evitare che qualcuno inizi a fumare
        acquistando ai distributori
        automatici.Si si d'accordo ma... non capisco che c'entra la censura citata nell'articolo
  • Sephiroth87 scrive:
    Per lo meno...
    ...loro ci provano a fare qualcosa per fermare i minori...
    • superunknow n scrive:
      Re: Per lo meno...
      Beh, qui in italia (o perlomeno in Veneto dalle mie parti) si iniziano a vedere i distributori che ti mollano il pacchetto solo dopo che gli hai inserito la tessera col codice fiscale e aver quindi verificato la tua età.Fa molto meno tecnologico ma credo anche meno costoso
      • quoto scrive:
        Re: Per lo meno...
        - Scritto da: superunknow n
        Beh, qui in italia (o perlomeno in Veneto dalle
        mie parti) si iniziano a vedere i distributori
        che ti mollano il pacchetto solo dopo che gli hai
        inserito la tessera col codice fiscale e aver
        quindi verificato la tua
        età.

        Fa molto meno tecnologico ma credo anche meno
        costosoHai già provato a metterci una fotocopia del codice fiscale presa da internet per vedere se funziona lo stesso?
      • Wolf01 scrive:
        Re: Per lo meno...
        Si bhe, nessuno ti vieta di avere con te quella di tuo padre se sei minorenne e usare quellaMia madre ad esempio si porta dietro quella di tutta la famiglia, tranne la mia che me la porto dietro io (e sinceramente disapprovo totalmente il comportamento di mia madre, se le rubano il portafogli... ehm il borsone... devono rifarsi la tessera tutti gli altri)
  • Lollo Lollosi scrive:
    Soluzione perfetta...
    1. il bug è nel concetto di distributore automatico...2. già sono "buggati" i tabaccai umani che vendono ai minori, figurati una macchina...3. l'amichetto maggiorenne non ha problemi a comprarti il pacchetto con i metodi 1. e 2.Prima risolvi 1. togliendoli, poi limiti 2. con qualche controllo a campione, infine per il 3. ti metti l'animo in pace... siamo umani, mica ci vogliamo bene!
    • Wolf01 scrive:
      Re: Soluzione perfetta...
      Io sono per un metodo ancora più perfetto: quando un minorenne sta male perchè ha un cancro ai polmoni dovuto al fumo, semplicemente non lo curi, o gli fai pagare una megamultonaScusa, se io bevo non mi trapiantano il fegato quando non funziona più perchè è inutile dare un nuovo fegato ad uno che lo distruggerà bevendoSe mi drogo non mi fanno un trapianto di cuore perchè andrei a distruggerlo comunque con la drogaSe a 40 anni hai un cancro ai polmoni perchè hai fumato da quando avevi 10 anni SONO SOLO CAZZI TUOI, non venire a pesare nelle tasche dei contribuenti
      • tony scrive:
        Re: Soluzione perfetta...
        - Scritto da: Wolf01
        Se a 40 anni hai un cancro ai polmoni perchè hai
        fumato da quando avevi 10 anni SONO SOLO CAZZI
        TUOI, non venire a pesare nelle tasche dei
        contribuentiQuoto alla grande...Che il fumo uccidesse si sapeva ancor prima di scriverlo sui pacchetti di sigarette... chè :) poi chi fuma è pure analfabeta!Cià javascript:void(0);:D
        • ndr scrive:
          Re: Soluzione perfetta...
          Idea buona ma utopistica. Premettendo che non mi piace il fumo, non potrai mai dimostrare al 100% che la causa del tumore sono le sigarette. Puoi soltanto fare correlazioni statistiche.
          • Sgabbio scrive:
            Re: Soluzione perfetta...
            questo è delirio puro, cioè non curare le persone perchè fanno cosi è una cosa inumana.
          • DeAbner scrive:
            Re: Soluzione perfetta...
            Allora perchè non si fa il trapianto di fegato ai bevitori?
          • pyx scrive:
            Re: Soluzione perfetta...
            Se stanno per morire di solito si...
          • Wolf01 scrive:
            Re: Soluzione perfetta...
            - Scritto da: pyx
            Se stanno per morire di solito si...Solo dal Dr.House
          • nessuno scrive:
            Re: Soluzione perfetta...
            Infatti avrebbe molto più senso non vendere affatto le sigarette... e lo dico da fumatore
          • ndr scrive:
            Re: Soluzione perfetta...
            Allora non vendiamo più nemmeno il latte...lo sai che se ne bevi otto litri al giorno muori di infarto in poco tempo?
      • bibop scrive:
        Re: Soluzione perfetta...
        se tu guidi l'automobile e ti viene un tumore ai polmoni senza aver mai fumato che si fa ti curiamo??? oppure stesso principio? hai generato inquinamento quindi ca//i tua??sarebbe cmq interessante sapere quanto le tasse sulle sigarette fanno guadagnare allo stato tutti gli anni.... poi confrontare il dato con le spese mediche a cui i fumatori vanno incontro... poi riparlarne e cmq sia a prescindere quello che hai scritto e' un delirio bello e buono.
  • MEMedesimo scrive:
    tutti buoni a parlare ma
    Voglio proprio vedere lor signori che se la ridono (in parte giustamente perche il bug e' colossale) a ipotizzare una patch.Ovvero, l'analisi si fa texturizzando i pixel ok. Ma come riconosci i pixel di una ripresa di una foto con i pixel di una ripresa di una persona? due telecamere e triangolazione? alternative?
    • bdk scrive:
      Re: tutti buoni a parlare ma
      Mi sa che una coppia di telecamere e ricostruzione 3D sarebbe l'unica. Sembra proprio un caso di Epic Fail...bdk
    • z f k scrive:
      Re: tutti buoni a parlare ma
      - Scritto da: MEMedesimo
      Ovvero, l'analisi si fa texturizzando i pixel ok.
      Ma come riconosci i pixel di una ripresa di una
      foto con i pixel di una ripresa di una persona?
      due telecamere e triangolazione?
      alternative?Le stampe delle riviste sono fatte in quadricromia.Immagino che scansionando ad una certa risoluzione si possano rilevare dei pattern di interferenza.In alternativa, si puo' piazzare un paio di lampade laterali, accendibili a caso e in base alle ombre che devono uscirne stabilisci se quello che hai davanti e' piatto o no.Insomma, metodi ce ne sono, tutto sta a valutarne l'applicabilita' e l'economicita'.CYA
    • FuSioNmAn scrive:
      Re: tutti buoni a parlare ma
      Le soluzioni a volte potrebbero stare in idee molto più semplici come è accaduto per il bug stesso.Basterebbe modificare il software in modo che riconoscesse un volto in movimento e non un'immagine statica. Così la macchina potrebbe chiederti di battere le ciclia o aprire e chiudere la bocca, in modo random.Analizzando poi la frequenza di aggiornamento si potrebbe intercettare un video posto davanti alla cam piuttosto che un viso reale (che è esente da refresh).Così basterebbe intervenire senza modifiche megaspaziali.Chiaramente risolverebbe questo bug ma ce ne saranno altri.Una cosa del genere prima di essere utilizzata dovrebbe passare 1 anno di test con tentativi di hacking! E più che altro questo che mi sconvolge. La facilità con cui si sviluppa e si lancia una cosa.Ma mi rendo anche conto che ormai si pensa solo a produrre per incassare. Mai a produrre con qualità.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 01 luglio 2008 10.01-----------------------------------------------------------
      • sistemax scrive:
        Re: tutti buoni a parlare ma
        Perchè non mandiamo un getto di fuoco dove va il viso...se puzza d'arrosto voleva dire che era un umano vero e proprio...
        • FuSioNmAn scrive:
          Re: tutti buoni a parlare ma
          - Scritto da: sistemax
          Perchè non mandiamo un getto di fuoco dove va il
          viso...se puzza d'arrosto voleva dire che era un
          umano vero e
          proprio...Potrebbe fare in modo di riconoscere la tua faccia e scegliere di eseguire l'operazione che hai suggerito.Non male come idea.
    • Uno di passaggio scrive:
      Re: tutti buoni a parlare ma
      Ma quante soluzioni complicate... i software di riconoscimento facciale di solito partono dagli occhi, ed è proprio qui che ci si dovrebbe concentrare, basterebbe una piccola lampada che varia l'emissione luminosa, se le pupille reagiscono dilatandosi in modo corretto allora si tratta di una persona, altrimenti è un'immagine o un video.troppo complicato?- Scritto da: MEMedesimo
      Voglio proprio vedere lor signori che se la
      ridono (in parte giustamente perche il bug e'
      colossale) a ipotizzare una
      patch.

      Ovvero, l'analisi si fa texturizzando i pixel ok.
      Ma come riconosci i pixel di una ripresa di una
      foto con i pixel di una ripresa di una persona?
      due telecamere e triangolazione?
      alternative?
  • nome e cognome scrive:
    MA .... ?
    L'azienda non ha provato a far riconoscere una foto al posto del viso prima di diffondere st'aggeggio ?E' la prima cosa che viene in mente !
    • chojin scrive:
      Re: MA .... ?
      - Scritto da: nome e cognome
      L'azienda non ha provato a far riconoscere una
      foto al posto del viso prima di diffondere
      st'aggeggio
      ?

      E' la prima cosa che viene in mente !Il Giappone è allo sbando. Oramai è colonizzato dal governo comunista cinese, che mira a distruggerlo moralmente, economicamente e tecnologicamente. Proprio come ha fatto con Hong Kong.
      • Funz scrive:
        Re: MA .... ?
        - Scritto da: chojin
        Il Giappone è allo sbando. Oramai è colonizzato
        dal governo comunista cinese, che mira a
        distruggerlo moralmente, economicamente e
        tecnologicamente. Proprio come ha fatto con Hong
        Kong.E' incredibile come *tutti* i tuoi messaggi siano dei deliri assurdi completamente fuori dal mondo :Dcomplimenti al talento trollesco se ci fai, ti consiglio un trattamento psichiatrico se ci sei...
        • pentolino scrive:
          Re: MA .... ?
          beh non sono sicuro al 100% che TUTTI i suoi messaggi siano deliri, ma in base al campione che ho avuto modo di testare personalmente direi che sono d' accordo :-)
        • chojin scrive:
          Re: MA .... ?
          - Scritto da: Funz
          - Scritto da: chojin


          Il Giappone è allo sbando. Oramai è colonizzato

          dal governo comunista cinese, che mira a

          distruggerlo moralmente, economicamente e

          tecnologicamente. Proprio come ha fatto con Hong

          Kong.

          E' incredibile come *tutti* i tuoi messaggi siano
          dei deliri assurdi completamente fuori dal mondo
          :D
          complimenti al talento trollesco se ci fai, ti
          consiglio un trattamento psichiatrico se ci
          sei...Chi vive fuori dal mondo è chi risponde come te e non ragiona.
          • Sgabbio scrive:
            Re: MA .... ?
            tu sei come il berlusconi del 2001, ovvero che vedeva comunisti pure nei cioccolatini.
    • GabryJ84 scrive:
      Re: MA .... ?
      la stessa cosa che dico io...è come se sul mio impianto di allarme di casa non servisse il mio pollice con l'impronta per attivarlo, ma un calco della mia mano in gesso...
    • Funz scrive:
      Re: MA .... ?
      - Scritto da: nome e cognome
      L'azienda non ha provato a far riconoscere una
      foto al posto del viso prima di diffondere
      st'aggeggio
      ?
      Di sicuro l'avranno saputo benissimo, ma in Giappone le cose si vede che funzionano come in Italia... messa in moto la ruota, con un po' di "oliature" il meccanismo è andato avanti da solo in barba a qualsiasi dubbio tecnico o di opportunità. Un po' come per la TAV, gli inceneritori e il nucleare da noi (solo che in questo caso si parla di settore privato).Poi, fatta la figuraccia, si cerca di correre ai ripari. L'nica differenza con l'Italia è che in Giappone, di solito, le teste rotolano dopo fatti del genere.
      • sylvaticus scrive:
        Re: MA .... ?
        ..non per niente il giappone è il primo paese al mondo per debito pubblico e l'italia il secondo*.... l'italia è il primo paese al mondo per numero di anziani e il giappone il secondo.. entrambi i paese hanno perso la seconda guerra mondiale... è affascinante andare a scovare tra le analogie di questi due paesi..* ok, è il sesto, ma considerando libano, mauritiuz e simili...
        • scettico scrive:
          Re: MA .... ?
          - Scritto da: sylvaticus
          ..non per niente il giappone è il primo paese al
          mondo per debito pubblico e l'italia il
          secondo*.... l'italia è il primo paese al mondo
          per numero di anziani e il giappone il secondo..
          entrambi i paese hanno perso la seconda guerra
          mondiale... è affascinante andare a scovare tra
          le analogie di questi due
          paesi..

          * ok, è il sesto, ma considerando libano,
          mauritiuz e
          simili...si però in giappoe la gente lavora non sta a scrivere su pi
        • Tsukishiro Yukito scrive:
          Re: MA .... ?
          - Scritto da: sylvaticus
          ..non per niente il giappone è il primo paese al
          mondo per debito pubblico e l'italia il
          secondo*.... l'italia è il primo paese al mondo
          per numero di anziani e il giappone il secondo..
          entrambi i paese hanno perso la seconda guerra
          mondiale... è affascinante andare a scovare tra
          le analogie di questi due
          paesi..Nel frattempo il Giappone è una potenza economica mondiale, mentre l'Italia da ultimo paese del primo mondo sta diventando il primo paese del terzo mondo.E poi in Giappone hanno una vera cultura del fumetto , in Italia, tristemente, no! :(
          • pincus scrive:
            Re: MA .... ?
            ma chi se ne frega del fumetto!
          • Sgabbio scrive:
            Re: MA .... ?
            che chiusura mentale!
          • trust in technocrac y scrive:
            Re: MA .... ?
            In Giappone hanno perlopiu' un grande *mercato* (sanno come venderlo al mondo) e una scuola di lunga data. Di autori che abbiano rilevanza culturale ce ne sono, ma ben pochi.In Italia i teenager, sotto forte spinta mediatica, si buttano sui manga (anzi sui manga peggiori), e pochi conoscono i "maestri" del fumetto italiano (primo fra tutti Andrea Pazienza, e' vero che i migliori o si suicidano o muoiono di overtose...).
          • Sgabbio scrive:
            Re: MA .... ?
            manga peggiori, tipo ? Parli come se i manga in italia, siano apparsi l'anno scorso :D
      • ullala scrive:
        Re: MA .... ?
        - Scritto da: Funz
        ripari. L'nica differenza con l'Italia è che in
        Giappone, di solito, le teste rotolano dopo fatti
        del
        genere.E ti pare che sia poco????"Quella" differenza è la sola che conti!Fa la differenza tra civiltà barbarie e fra democrazia e dittatura!Il prinicipio base di ogni democrazia è proprio che tutti (compreso il re se c'è) sono SOGGETTI alla legge e alla costituzione e quindi (come ovvia conseguenza) la testa del colpevole DEVE ROTOLARE!In caso contrario si tratta di repubblica (o regno) delle banane...(oppure scegli tu l'esempio che ti piace di più... birmania? cina? arabia saudita? .... vedi te!)
  • Tsukishiro Yukito scrive:
    harakiri?
    "harakiri" è il nome corrente, ma non tanto corretto, con cui fuori del Giappone è nota quella pratica denominata "seppuku".I termini vengono scritti nello stesso modo, ma la polifonia della lingua nipponica ne rende possibile la doppia lettura.La prima, però, ("harakiri") oltre a essere molto meno usata in Giappone, ha un forte connotato dispregiativo. Come se in italiano fosse "tagliarsi le budella"."Seppuku", invece, ha un forte senso di nobiltà e rispetto per quella che è una pratica estrema dovuta a un complesso sistema che coinvolge questioni come l'onore, la fedeltà agli ideali personali e collettivi e la libertà individuale.
    • ahah scrive:
      Re: harakiri?
      :-onon ce ne fr*ga un mazzo
    • GabryJ84 scrive:
      Re: harakiri?
      si effettivamente chi se ne frega...stiamo parlando di informatica, non di cultura giapponese...
      • aldo scrive:
        Re: harakiri?
        la cultura non fa mai male, anche se devi scrivere un programma.
      • Tsukishiro Yukito scrive:
        Re: harakiri?
        - Scritto da: GabryJ84
        si effettivamente chi se ne frega...stiamo
        parlando di informatica, non di cultura
        giapponese...Dillo a chi ha scritto l'articolo e ha sentito l'irrefrenabile bisogno di metterci la giapponesata di turno, tra l'altro un bel po' fuoriluogo. Mancavano solo le "geishe" e i samurai e poi eravamo a posto.E poi magari ci si lamenta che quando all'estero parlano di Italia tirano sempre in ballo la mamma, la pizza, il mandolino e la mafia (be', in quest'ultimo caso hanno anche ragione).
        • Mr.God scrive:
          Re: harakiri?
          - Scritto da: Tsukishiro Yukito
          la pizza, il mandolino e la mafia (be', in
          quest'ultimo caso hanno anche
          ragione).Ahhh, pizza mandolino mafia, mi presento sempre così all'estero.
        • Number 6 scrive:
          Re: harakiri?
          - Scritto da: Tsukishiro Yukito
          - Scritto da: GabryJ84

          si effettivamente chi se ne frega...stiamo

          parlando di informatica, non di cultura

          giapponese...

          Dillo a chi ha scritto l'articolo e ha sentito
          l'irrefrenabile bisogno di metterci la
          giapponesata di turno, tra l'altro un bel po'
          fuoriluogo. Mancavano solo le "geishe" e i
          samurai e poi eravamo a
          posto.
          Ninja! Teriyaki sashimi! Fugu wasabi kamikaze honda civic! RUST HURRICANE! :)
    • ...... scrive:
      Re: harakiri?
      Grazie veramente, per la precisazione.
    • Francesco scrive:
      Re: harakiri?
      - Scritto da: Tsukishiro Yukito
      I termini vengono scritti nello stesso modo, ma
      la polifonia della lingua nipponica ne rende
      possibile la doppia
      lettura.Non si scrivono nello stesso modo, in quanto i caratteri sono invertiti. 腹切 (harakiri) e 切腹 (seppuku)
      La prima, però, ("harakiri") oltre a essere molto
      meno usata in Giappone, ha un forte connotato
      dispregiativo. Come se in italiano fosse
      "tagliarsi le
      budella".Poiché stiamo esaminando un testo in lingua italiana, non rileva il fatto che in giapponese abbia un significato piuttosto che un altro. Sarebbe come se facessimo le pulci a un testo giapponese perché identifica con "arubaito" il lavoro part time.
      "Seppuku", invece, ha un forte senso di nobiltà e
      rispetto per quella che è una pratica estrema
      dovuta a un complesso sistema che coinvolge
      questioni come l'onore, la fedeltà agli ideali
      personali e collettivi e la libertà
      individuale.E quindi il significato di seppuku non avrebbe avuto alcun legame con il contesto della frase.
    • Shingo Tamai scrive:
      Re: harakiri?

      Come se in italiano fosse "tagliarsi le budella".E dove sta il problema? Il significato e' proprio quello:hara: panciakiri: taglioAdesso se consideriamo che solo un samurai puo' fare seppuku, tutti gli altri che samurai non sono dovranno fare harakiri, parola meno formale e meno nobile perche appunto non riferita ai samurai.Fonte la mia ragazza giapponese DOC.Peggio se avessero scritto "la biometria in giappone fa banzai!"
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