Telechirurgia, importante esperimento

Ieri un'operazione a Treviso è stata seguita in diretta anche a New York. Grazie ad otto collegamenti ISDN si sono aperte le porte ad una messe di novità per il futuro della medicina chirurgica
Ieri un'operazione a Treviso è stata seguita in diretta anche a New York. Grazie ad otto collegamenti ISDN si sono aperte le porte ad una messe di novità per il futuro della medicina chirurgica


Roma – C’erano otto collegamenti ISDN, quattro in entrata e quattro in uscita, a unire ieri la sala operatoria dell’Ospedale Ca ‘Foncello di Treviso con un’aula dedicata presso il Montefiore Hospital a New York. Collegamenti che hanno reso possibile quella che viene considerata una prima molto importante nel futuro della chirurgia.

Grazie a due robot collocati nei due ospedali, chiamati Zeus e Socrates, i colleghi americani dei chirurghi di Treviso hanno potuto offrire suggerimenti intervenendo direttamente con la telecamera connessa a Socrates e fornendo consigli operativi via via che l’intervento si svolgeva. A Treviso il professor Giuseppe Di Falco, che ha guidato l’intervento, si interfacciava attraverso il robot con cui ha operato con quello nelle mani di Alan White, il collega d’oltreoceano.

Secondo la ASL 9 di Treviso, che ieri ha dato la notizia dell’eccezionale intervento, quello appena avvenuto è il primo intervento italiano basato sul tutoring specializzato a distanza, una pratica chirurgica che consiste nell’intervento da remoto nell’ambito di un’operazione chirurgica da parte di altri esperti o specialisti di determinate patologie oltre a quelli già presenti in sala operatoria.

“Un grande passo avanti – ha dichiarato Claudio Dario, direttore generale della ASL trevigiana – soprattutto nel servizio ai pazienti ai quali, grazie alle applicazioni tecnologiche, possiamo garantire servizi fino ad oggi quasi inimmaginabili”.

“Questo intervento dimostra che la chirurgia – ha invece commentato Giuseppe Di Falco – ogni giorno supera un confine che sembrava invalicabile. Il dialogo a distanza con gli Stati Uniti apre grandi prospettive. Un chirurgo puo’ essere guidato a distanza, proprio come farebbe un tutor, da un altro chirurgo, magari particolarmente specializzato su una patologia, e sentirsi consigliato o corretto durante l’operazione. Si puo’ anche dare il caso che un’équipe in emergenza possa chiedere aiuto ad un luminare della chirurgia che si trova lontano, addirittura in un altro continente”.

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06 03 2003
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