Telecom Italia sotto assedio

L'Antitrust apre un nuovo fronte di indagine sui servizi di telefonia fissa alla clientela affari pubblica e privata. L'accusa: con prezzi predatori e abuso di posizione dominante Telecom sta schiacciando concorrenti e mercato


Roma – Un attacco ad alzo zero quello dell’Antitrust a Telecom Italia che in pochi giorni si trova indagata non solo per la sua posizione nel wi-fi ma anche per una questione ben più rilevante sul piano economico e commerciale: le sue pratiche sul mercato della telefonia fissa.

Il sospetto è che Telecom Italia pur di tenere a distanza i concorrenti abbia praticato tariffe per la clientela affari pubblica e privata assolutamente scontate, al punto da non consentire agli altri operatori di concorrere. E avrebbe potuto farlo perché i suoi competitor sono anche i suoi clienti, che devono acquistare da Telecom Italia l’uso delle infrastrutture telefoniche gestite da Telecom. Prezzi sotto i quali i concorrenti di Telecom non possono andare. Rispondendo alle sollecitazioni che da lungo tempo provengono proprio dagli operatori alternativi, l’Antitrust ipotizza dunque che la condotta di Telecom “sarebbe stata posta in essere con intento escludente, in quanto i suddetti prezzi risultavano non replicabili da parte dei concorrenti, in considerazione dei costi di interconnessione su di esse gravanti e determinati dalla stessa TI”.

Sarebbe dunque un abuso di posizione dominante a consentire a Telecom Italia di preservare il proprio mercato dall’arrembaggio dei competitor. L’Antitrust cita le rilevazioni Databank secondo cui nel 2001 Telecom Italia deteneva il 79,6 per cento del mercato della telefonia fissa “business” contro il 9,5 del competitor più forte.

Abbassare il prezzo oltre le possibilità dei suoi clienti e competitor sarebbe stata una pratica di Telecom Italia anche in occasione delle grandi gare di appalto pubbliche, come quelle della CONSIP, citate espressamente dall’ Antitrust . Gare che avrebbero consentito a Telecom di avviare contratti da centinaia di milioni di euro offrendo tariffe al di fuori della portata degli altri operatori.

“I comportamenti dell’operatore dominante TI – scrive l’Antitrust – sembrano rispondenti ad una strategia anticoncorrenziale posta in essere da un operatore verticalmente integrato attraverso la formulazione di offerte non replicabili da parte dei concorrenti a valle, in quanto non compatibili con i costi di interconnessione che questi ultimi devono necessariamente sostenere per offrire i propri servizi in concorrenza con TI. Tale operatore, in virtù del vigente regime di fruizione della necessaria capacità trasmissiva commutata e dedicata (interconnessione e linee affittate) in base al quale operano i suoi concorrenti, appare aver realizzato politiche commerciali volte ad escludere gli altri operatori dal mercato per la fornitura di servizi di telecomunicazioni su rete fissa all’utenza finale affari, e finalizate a preservare, così, la propria posizione dominante su tale mercato”.

L’Authority sembra dunque aver finalmente deciso di mettere mano a questioni essenziali per il presente e il futuro della telefonia e della connettività in Italia. Ma Telecom Italia già ieri ha replicato alle accuse, sostenendo che le proprie attività “sono improntate alla correttezza e al continuo confronto con il mercato, nazionale ed internazionale”.

“L’unico obiettivo delle politiche commerciali adottate dall’azienda – ha affermato Telecom Italia – è quello di soddisfare le esigenze della clientela attraverso soluzioni di qualità e tecnologicamente all’avanguardia”. In una nota diffusa ieri Telecom ha anche voluto sottolineare che “il proprio listino di interconnessione è il più ricco di servizi a livello europeo con prezzi che nella maggior parti dei casi sono tra i più bassi d’Europa, come riconosciuto recentemente dalla stessa UE”.

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