Telefonia, la rete deve rimanere italiana e privata

In un'intervista, il ministro delle Comunicazioni si esprime sulle reti TLC, ricordando l'obiettivo della copertura da servizio universale per la banda larga. Passando anche per il WiMax

Roma – “Il riacquisto da parte pubblica della rete di Telecom Italia sarebbe un errore”. Lo ha dichiarato il ministro delle Comunicazioni , Paolo Gentiloni, in un’intervista concessa a il Sole 24 Ore , in cui descrive anche il percorso che dovrà essere intrapreso per l’introduzione del WiMax.

“Lo Stato deve fissare le regole. Non porsi il problema di ripubblicizzare le reti. Siamo nel 2007: qualsiasi ipotesi di buy back pubblico sarebbe, a mio parere, sbagliata”. Così il ministro si esprime in merito ad una questione tornata in auge nel dibattito sulla possibilità di uno scorporo – e una conseguente “statalizzazione” – della rete di Telecom Italia . Il governo, ricorda Gentiloni, si è posto un obiettivo di legislatura: la copertura da servizio universale per la banda larga. “Siamo all’88% della popolazione – dichiara il ministro – Per avere la copertura da servizio universale, in parte è compito delle aziende, in parte lo faremo assegnando le licenze per l’accesso alla Rete con il WiMax”.

“L’accordo tra Difesa e Comunicazioni – spiega Gentiloni, ricordando il raggiungimento di un’ intesa lungamente rincorsa anche dal governo precedente – ci consente di mettere in gara entro quest’estate le prime licenze WiMax. Bisogna ammodernare le reti per arrivare a quelle di prossima generazione, con investimenti da miliardi di euro. Un singolo collegamento costerà 8900 euro”.

Il discorso, evidenzia il ministro, coinvolge principalmente l’incumbent, “che deve dare al Paese certezza sugli investimenti del suo Piano industriale, in un prossimo Cda, anche per rafforzare la presenza internazionale del gruppo”.

Parole che fanno seguito alle dichiarazioni rilasciate alcuni giorni fa, a margine di un convegno sull’energia in Toscana, dal ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani: “Nel caso delle telecomunicazioni – aveva spiegato il ministro in merito alla rete – non è obbligatorio che (la rete, ndr.) sia scorporata e separata: è un optional e anche questo va visto in una chiave industriale”. Sull’eventuale scorporo ha poi aggiunto: “Se c’è una ragione industriale si fa, se non c’è non si fa e ciascun asset ha la sua organizzazione. È bene che le reti abbiano un forte radicamento nazionale, in attesa che ci sia una convergenza europea del sistema delle reti. Questo può avvenire attraverso forme di proprietà pubblica, sia diretta che indiretta, ma non necessariamente” e “un azionariato stabile, ancorché privato, può garantire questo radicamento con le stesse garanzie”.

D.B.

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