Telefonini e palmari che vanno a luce

Lo annuncia il Fraunhofer Institute, la cui tecnologia è già nei progetti di alcuni importanti costruttori. Verranno realizzati device mobili indipendenti capaci di ricaricarsi anche con pochissima luce. Il tutto a costi ridotti
Lo annuncia il Fraunhofer Institute, la cui tecnologia è già nei progetti di alcuni importanti costruttori. Verranno realizzati device mobili indipendenti capaci di ricaricarsi anche con pochissima luce. Il tutto a costi ridotti

Friburgo – Telefoni cellulari, palmari e altri dispositivi mobili potranno presto essere alimentati ad “energia solare”. Il Fraunhofer Institute, uno dei maggiori centri di ricerca tedeschi, sostiene infatti che i prototipi realizzati permettono di ottenere sufficiente energia in sistemi di accumulo dalle dimensioni estremamente ridotte e a costi molto più contenuti di quanto fin qui possibile.

Fino ad oggi, infatti, e nonostante importanti sviluppi tecnologici, la raccolta di energia con le power cell più avanzate non era sufficiente su dispositivi così piccoli. Non solo, il costo della tecnologia aveva allontanato la speranza che questi sistemi potessero essere adattati a telefonini e hand-held. Ma i ricercatori tedeschi ora assicurano che la musica è cambiata.

Il Fraunhofer, che nei prossimi giorni presenterà al pubblico i suoi apparati, ha confermato che la tecnologia sviluppata dal proprio Dipartimento energia è già entrata nei piani industriali di sviluppo di alcuni importanti costruttori, tra cui Siemens e Casio. Ed è proprio di Casio il primo palmare (vedi immagine a lato) costruito con questa tecnologia, un palmare che non ha cavi di alimentazione e che sfrutta esclusivamente il sistema sviluppato dal Fraunhofer.

Sul piano tecnico, il dispositivo realizzato dai laboratori dell’istituto tedesco non è che una versione miniaturizzata delle solar cell che vengono utilizzate, per esempio, per alimentare automobili elettriche ed altri dispositivi. Una “microbatteria solare” capace dunque di ricaricarsi in ambienti luminosi e di fornire conseguentemente energia agli apparecchi ai quali è applicata.

“Il fattore decisivo – ha detto il capo-ricercatore del team che ha lavorato sul progetto, Christopher Hebling – sta nel fatto che il device può girare ad energia solare anche con livelli molto bassi di luminosità. In un ufficio la luminosità è pari al 3 per cento di quella di un giorno di sole estivo. Anche scendendo all’1 per cento, il voltaggio offerto dal modulo rimane costante. In sistemi tradizionali, invece, questo livello sarebbe largamente insufficiente”.

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19 04 2001
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