ThinkingNet/ NIC, o dell'ente inutile

di Lucio Bragagnolo. Approfitto dello spazio ingiustamente concessomi per sollecitare, una volta di più, l'abolizione del preistorico e patoburocratico Nic


Web – “Il contratto deve essere sottoscritto, in doppia copia, dal rappresentante legale, bollato ogni quattro pagine ed inviato a…” (dalle novità presenti sul sito Nic il 24 gennaio 2001).

Un articolo scritto per il Web deve contenere prima le informazioni importanti e poi quelle di contorno. Ecco l’informazione importante: Il Nic è un organismo anacronistico, inefficiente e lesivo del benessere della comunità Web italiana. Ok, non è un’informazione, ma un mio personale e parziale punto di vista. Già che ci sono aggiungo allora una modesta proposta: aboliamolo per fare risparmiare soldi ai contribuenti e fare funzionare meglio la gestione dei domini italiani.

Ora che ho detto quanto mi premeva, passo a una breve spiegazione dei perché. Prima di tutto ho compiuto una banale indagine. Ho scoperto, come chiunque può fare sprecando mezz’ora del suo tempo, che registrare un dominio.com negli Stati Uniti è un’operazione equivalente a comprare un libro che mi piace: carta di credito alla mano e tralasciando momentaneamente le problematiche tecniche di Dns e cose così.

Sì, ma negli Usa impera il liberismo selvaggio, dicono. Certo, ma nel Regno Unito , per esempio, basta avere a portata di mano la carta di credito. Che cos’hanno loro più di noi, per poter fare a meno della lettera di assunzione di responsabilità?

Per registrare un dominio.it, invece, siamo ancora alle lettere di responsabilità, agli invii via fax, alle convalide, al visto-si-autorizza e poco manca di vedere la raccomandata con ricevuta di ritorno in carta da bollo da ventimila come ai bei tempi delle sane burocrazie dell’Ottocento, in contrasto stridente con la modernità degli… uffici postali, dove si rischia di poter persino pagare con il Bancomat o la carta di credito (avvisare prima l’impiegato, please).

Chiaro che ogni problema ha una sua radice storica. Storicamente lo Stato italiano ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per ritardare, ostacolare, intimidire, molestare il progresso e la diffusione del media nelle case di tutti. Facile ricordare la tassa di concessione di utenza telegrafica a carico dei modem di una volta, le norme vessatorie imposte ai radioamatori, la lotta per ritardare nonché circoscrivere la nascita delle radio e delle televisioni non statali, l’inefficienza programmatica della Sip. Ovvio che, venendo ai domini, l’imperativo sia analogo: concederne il meno possibile, nel maggior tempo possibile, nel modo più difficile possibile. I termini di “possibile” si evolvono e così piano piano si allentano i legacci, ma con calma, senza fretta, in modo da restare sempre indietro ma non troppo.

Ecco quindi un sistema eccellente per fare progredire di un bel pezzo l’Internet italiana: non dichiarare il Nic ente inutile (resterebbe lì fino alla fine dei tempi), bensì ente nocivo e toglierlo di mezzo, visto che al suo posto ci sta benissimo un front-end come quello di un qualsiasi e-salumiere. E comunque sarebbe difficile restare più indietro di ora.

Lucio Bragagnolo

P.S.: Network Solutions mi ha spedito a casa, dagli Usa, un puntualissimo e precisissimo avviso di scadenza della registrazione di un dominio da me effettuata due anni fa e ora da rinnovare. Una busta cartacea, convenzionale, facente seguito a una altrettanto precisa e puntuale email. Non so come si comporti il Nic. Qualcuno me lo dice?

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