Tiscali impone limiti all'ADSL

Il provider parla con Punto Informatico dell'operazione volta a ridurre il consumo di banda di certi utenti ADSL. Lo chiama traffico anomalo. Rotto l'implicito patto tra provider e utenti peer-to-peer?
Il provider parla con Punto Informatico dell'operazione volta a ridurre il consumo di banda di certi utenti ADSL. Lo chiama traffico anomalo. Rotto l'implicito patto tra provider e utenti peer-to-peer?


Milano – Gli utenti ADSL di Tiscali stiano attenti a non scaricare troppo nei prossimi giorni. Rischiano altrimenti di perdere l’account e persino di essere costretti a risarcire eventuali danni: è il tema di una lettera inviata dall’operatore, a febbraio, “a qualche centinaio di clienti, che facevano volumi di traffico anomalo”, spiega a Punto Informatico Pierpaolo Festino , responsabile per le attività consumer di Tiscali Italia.

“Sono utenti con offerte flat ma anche alcuni a consumo. Facevano un traffico di decine o centinaia di gigabyte al mese, molte volte superiore rispetto alla media di 2-5 GB”. Nei contratti di Tiscali c’è una clausola contro “il traffico anomalo” ma non sono indicati limiti oggettivi; la pubblicità parla invece, genericamente, di contratti flat, ipervelocità e/o ADSL “senza limiti”. Ora si scopre che è Tiscali a decidere, su due piedi, che cosa possa essere stabilito anomalo: in base alle proprie statistiche.

“L’anomalia riguardava l’1 per cento della nostra base clienti”, dice infatti Festino. Percentuale che trova conferma in un annuncio pubblicato sul sito di Tiscali il 24 febbraio. Dove i toni sono più dolci rispetto a quelli della lettera e dove si dice che il traffico anomalo arreca danni al 99 per cento dei clienti. Tiscali ci tiene a precisare che “non si tratta di una campagna contro il peer to peer”, anche se “probabilmente quegli utenti facevano così tanto traffico proprio a causa del peer to peer”. Ovvio, del resto. Come si potrebbero spiegare, altrimenti, casi di utenti che “riuscivano a trasferire addirittura 100 GB in un mese”? Per Tiscali, il problema non sarebbe che cosa si scarica, ma quanto : “Non vogliamo intaccare la libertà degli utenti, infatti nemmeno indaghiamo sulla natura dei dati scambiati. Però, la libertà finisce dove inizia quella degli altri: avevamo ricevuto tante segnalazioni di utenti che avevano problemi di velocità di connessione, a causa di pochi che eccedevano”.

Sarebbe quindi “una coincidenza”, dice Festino, il fatto che a fine 2004 Tiscali UK abbia espulso 500 utenti accusati di fare troppo traffico. “Non sono al corrente di quanto stanno facendo altri operatori ma la problematica della banda interessa sicuramente tutti a livello mondiale”. Insomma, ora il peer to peer comincia a dare fastidio, causa troppo traffico, “oltre il 50 per cento di quello che circola sul nostro network”. In passato ha sostenuto lo sviluppo del mercato banda larga per anni (Festino riconosce che tuttora è uno degli incentivi all’acquisto), ma sembra che ora il clima stia cambiando. D’altra parte, spiega Festino, se qualche operatore ha ceduto alla tentazione, Tiscali non avrebbe mai limitato la banda senza dire nulla: “Non l’abbiamo mai fatto, abbiamo preferito optare per la via della trasparenza dialogando con i nostri utenti e abbiamo peraltro subito registrato collaborazione da parte loro, tanto che il problema sta rientrando”.

Nel 2002 la stessa Tiscali era arrivata a una partnership con Kazaa , nel 2003 Wanadoo ne aveva messo in cache 1 terabyte di dati , per i propri utenti; ora invece qualche provider comincia a essere stanco di dover acquistare banda da dare in pasto agli utenti peer to peer. Il fenomeno esplode a partire da quei soggetti che hanno meno voglia, al momento, di mettere mano al portafogli: è noto che Tiscali per far fronte al debito stia vendendo parte di sé (le divisioni in Svizzera, Austria, Norvegia, Sud Africa, Danimarca e poi toccherà a quelle in Francia, Repubblica Ceca e Spagna). Altrimenti, acquistare banda per soddisfare le richieste sarebbe possibile: “Così facciamo noi. Abbiamo oltre il 50 per cento di traffico che deriva dal peer to peer, ma non ci causa problemi”, dice Antonio Converti , direttore marketing di Libero.

“Probabilmente siamo sullo stesso valore – ribatte Festino – ma non abbiamo alcuna misura diretta perché non riteniamo giusto farlo. Non vogliamo entrare nel merito del tipo di utilizzo che i nostri utenti fanno della Rete”.


Quella di Tiscali è però una svolta che potrebbe essere seguita da altri provider, in futuro. È in ogni caso un taglio netto con il passato anche per i modi ruvidi con cui è stata fatta: nella lettera si leggono toni perentori, “Tiscali si riserva di adire le competenti autorità giudiziarie al fine di vedere tutelati i propri diritti e richiedere il risarcimento dei danni patiti”, ma anche una presa di posizione inaudita: “La sospensione (dell’account, Ndr) potrà essere evitata unicamente nel caso in cui sussistano e vengano chiaramente indicate, valide e oggettive cause che hanno determinato i volumi di traffico rilevati”. È la prima volta nella storia dell’Internet italiana che un provider chieda agli utenti di spiegare e persino di giustificarsi per il traffico fatto . Non c’è dubbio che le minacce siano state prese sul serio, come dimostra il fatto che “tutti gli utenti contattati hanno fatto tornare il traffico nella normalità. Non abbiamo cancellato nessun account”, dice Festino. Ma è un successo ottenuto a costo di rompere il trattato di alleanza implicito tra provider e utenti peer to peer, grazie al quale sono state poste le fondamenta della banda larga italiana. Può essere il precedente, insomma, per una guerra che in Italia ancora non si è vista.

Le cause potrebbero essere proprio il costo della banda e i problemi di liquidità; ma non solo: forse la svolta che sta maturando ha basi ben più profonde. Sta crescendo infatti l’influenza che le major del disco e del cinema riescono ad avere sui provider . Tanto che questa settimana faranno loro firmare un accordo per combattere insieme il peer to peer. Forse i provider temono di perdere la guerra contro le major, visti anche casi come quello accaduto in Belgio a dicembre ai danni della stessa Tiscali.

Ma c’è di più: i provider hanno anche bisogno crescente della collaborazione delle major, per portare avanti un business in cui sempre più credono: la vendita di contenuti multimediali su Internet . Tiscali, Telecom e, da febbraio, Wind vendono file musicali online. Wind e Telecom anche film e nei prossimi mesi lanceranno la Tv su Adsl. Hanno bisogno che le major aprano i loro cataloghi alla vendita online e abbassino i prezzi dei diritti. Per la musica, fino a due anni fa erano molto più alti di adesso. Ora si deve lavorare molto soprattutto con le major dei film: “vedono i canali online così come le major del disco due anni fa, non sono ancora aperte come vorremmo”, dice Converti. I provider, combattendo il peer to peer, potrebbero insomma prendere due piccioni con una fava: sollecitare la necessaria alleanza con le major e contrastare la pirateria, che disincentiva l’acquisto online.

Perderanno clienti? No, se i provider si muoveranno tutti insieme. Perderanno utenti potenziali che, senza l’incentivo del peer to peer, non acquisteranno l’ADSL? Forse, ma ormai l’ADSL è quasi matura e il mercato dei contenuti legali su Internet sta crescendo. Del peer to peer i provider hanno ora meno bisogno che in passato. Prima non si facevano scrupoli, per saltare il fosso di quella fase in cui l’ADSL era in una nicchia e non c’era altra killer application: come scrivevano nelle loro pubblicità, la velocità delle nuove linee serviva soprattutto per scaricare MP3. Cambia il clima, mutano le esigenze, si adattano le strategie. Con buona pace degli utenti che avevano acquistato un’ADSL per fare P2P e avevano in pugno contratti all’apparenza neutri sulla natura del traffico che si poteva generare. Ora siamo al traffico anomalo. A quando una clausola contro il peer to peer?

Alessandro Longo

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27 02 2005
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