Tor, denuncia per gli abusi degli utenti

E' un servizio di anonimizzazione, ma contribuisce all'esistenza di un deprecabile sito di revenge porn. Un avvocato texano non fa differenza tra gli operatori del sito e lo strumento di cui approfittano

Roma – Sul banco degli imputati c’è un sito dedicato al revenge porn, che ospita immagini intime di persone inconsapevoli; sul fronte dell’accusa figura invece una donna, vittima delle porno-angherie. Nel mezzo, Tor Project, i cui strumenti avrebbero permesso al sito di operare indisturbato, proteggendo coloro che lo gestiscono, coloro che lo alimentano con gli scatti rubati.

La denuncia della donna, tale Shelby Conklin, rappresentata dal suo avvocato Jason L. Van Dyke, si scaglia in primo luogo contro Pink Meth, sito ospitato sul network di Tor, raggiungibile solo dagli utenti che si servono di software di anonimizzazione. Pink Meth si configurarebbe come uno snodo per turpitudini di ogni genere, che dalla vendetta a mezzo scatti privatissimi collegati a pagine Facebook e riferimenti web pubblici sconfinerebbe nella pedopornografia, vista la giovane età di alcune delle vittime.

La strategia dell’accusa batte una strada già imboccata da altri attori di analoghe cause, nonché dalla stessa Conklin, che aveva ottenuto da Verisign il blocco temporaneo del dominio PinkMeth.com : se le leggi che si stanno formulando in diversi stati tentano di addossare la responsabilità su colui che abusi delle fotografie, il metodo adottato da chi denuncia è piuttosto quello di coinvolgere tutti coloro che rendono possibile l’esistenza del sito incriminato. Ora Pinkmeth.com , oltre a chiarire un particolare codice di condotta per il caricamento delle foto, indirizza a un hidden service raggiungibile solo a mezzo Tor, invita alle donazioni per gli operatori di Tor Project e Tor2Web, due progetti sviluppati con l’obiettivo di tutelare il diritto alla riservatezza dei cittadini della Rete.

Sono i cittadini della Rete, nel caso di Pink Meth, ad aver deciso di imbracciare questi strumenti per un obiettivo deprecabile . Ma per l’accusa Tor si configura come “un fornitore di servizi internet senza scrupoli” che “permette che siti illegali come Pink Meth restino anonimi e complichino le operazioni delle autorità che potrebbero farli chiudere”. Sarebbe addirittura “chiaro dal sito di TOR che TOR assiste consapevolmente siti come Pink Meth nel commettere abusi nel confronti dei cittadini texani”: per questo motivo il servizio è accusato di aver agito in combutta con gli operatori del sito di revenge porn , e come loro dovrebbe pagare. Nello specifico, 1 milione di dollari, per rimediare ai danni inferti alla psiche di Conklin a ai potenziali danni alla sua reputazione e dunque alle sue possibilità di carriera.

Se i rappresentanti del Tor Project si astengono dal commentare, e sono in molti a ritenere che le leggi statunitensi, nello specifico il Communications Decency Act , sappiano proteggere gli intermediari come Tor da qualsiasi accusa, l’avvocato Van Dyke comunica tutta la convinzione con cui crede nelle proprie posizioni, che sembrano sgretolarsi di fronte alle affermazioni di coloro che ben conoscono Tor e i limiti delle responsabilità di un neutrale servizio di anonimizzazione . Citando un recente caso austriaco , per cui un inconsapevole operatore di un nodo Tor è stato condannato per aver agevolato la circolazione di immagini pedopornografiche, Van Dyke sottolinea che Tor potrebbe avere delle responsabilità, anche se “stiamo ancora lavorando per stabilire che grado di controllo, se controllo c’è, Tor detiene su coloro che usano i suoi hidden service”.

Gaia Bottà

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