Trasparenza Telecom? I provider in allerta

In una nota gli operatori di Assoprovider analizzano le ultime mosse dell'incumbent spiegando l'impatto che a loro dire sono destinate ad avere sul mercato TLC. E valutano il valore potenziale della rete Telecom in caso di scorporo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un comunicato di Assoprovider sulla spinosa situazione di Telecom Italia, sulle ultime decisioni prese dal vertice dell’azienda e sulle iniziative nel mercato TLC che secondo gli operatori sono indifferibili

Roma – Siamo certi che la presenza di Guido Rossi alla guida di Telecom Italia sia una garanzia di riequilibrio verso l’applicazione delle regole che sono previste nel mercato delle Comunicazioni, ma notiamo che da Telecom Italia continuano ad arrivare proposte che vanno in direzione opposta alla liberalizzazione. Da questo punto di vista, ci auguriamo che il prof. Rossi capisca che la proposta di scorporo del solo rame che va da casa dell’utente all’armadio di strada, ultima novità proposta dall’a.d. di Telecom Italia, Riccardo Ruggiero, non va nella direzione che serve al paese.

Quando in Italia si parla di Comunicazioni, in piena era di Convergenza con i contenuti, l’interesse numero uno da tutelare è il pluralismo: pluralismo e trasparenza in un paese moderno, sono alla base del funzionamento della democrazia, gli interessi specifici delle singole parti, concorrenti, ex-monopolista, banche, consumatori, vengono dopo. Eppure questi elementi nel mercato delle Comunicazioni italiano non trovano applicazione, a differenza di quanto avviene in altri mercati molto meno “strategici” per il nostro paese. Se si liberalizza il mercato delle mele, il vantaggio per il consumatore finale sarà mele più buone e a prezzo più basso, se si liberalizza il mercato delle Comunicazioni, il vantaggio è un futuro da cittadino libero. Lo diciamo da associazione di concorrenti di Telecom Italia, ma pensiamo di avere il diritto di dirlo anche come cittadini.

Poiché le infrastrutture di telecomunicazioni, così come quelle energetiche e dei trasporti, rientrano nei cosiddetti monopoli naturali, un certo grado di controllo pubblico su tali infrastrutture-monopoli è inevitabile; ma in Italia chi si permette anche solo di argomentare questa tesi, mondialmente riconosciuta come verità incontestabile, viene considerato alla stregua di un bestemmiatore.

Telecom Italia ha dichiarato apertamente di essere interessata alla TV via cavo (su IP), e questo significherebbe che in un futuro molto prossimo in Italia avremmo un editore di TV via cavo che parte con il 75 % dei clienti in portafoglio, clienti che non si è conquistato con programmi di qualità sul libero mercato, ma che ha già acquisito con la sua dominanza nel mercato delle adsl

Complotti anti-Telecom?
Il dibattito sullo scorporo della rete fissa di Telecom Italia è iniziato molto prima delle ultime sventure settembrine e vede la sua giustificazione nella ricerca di una soluzione finalmente efficace agli enormi problemi che il mercato delle Comunicazioni ha in Italia, dopo molti anni dall’avvio della c.d. liberalizzazione, con i rischi democratici conseguenti. Persino la prudente AGCOM si è finalmente mossa in questa direzione nella sua ultima relazione annuale. A fine settembre 2006 Telecom difende se stessa, giocando a fare la vittima di complotti orditi ai suoi danni, in una posizione italo centrica, ed i politici, sempre al di sotto del proprio ruolo, usano i presunti complotti contro la vittima Telecom Italia per colpire la parte opposta perdendo l’ennesima occasione storica per preparare un futuro di pluralismo vero nelle Comunicazioni ai cittadini che li hanno eletti, scordandosi di garanzie, intercettazioni etc.

Lo scorporo della rete fissa dal resto di Telecom Italia deve servire a garantire la vera liberalizzazione del mercato ed il pluralismo conseguente nelle Comunicazioni, non a rimpinguare le casse. L’idea di scorporo, proposta da Riccardo Ruggiero è dettata dagli interessi futuri dell’azienda, che non sono quelli generali del paese. Assolto a questo catartico scorporo, Telecom Italia proseguirebbe con la creazione della cd. NGN (Next Generation Network), che pretenderebbe deregolamentata, in cambio dello scorporo di cui sopra, utilizzando quanto incassato dallo scorporo del solo doppino armadio-casa. Questo, secondo la Vision del dottor Ruggiero, risolverebbe contemporaneamente i problemi di liberalizzazione del mercato italiano delle Comunicazioni (a nostro parere falso), e rilancerebbe Telecom Italia come Media Player (verissimo).
La proposta di Ruggiero:
– non garantisce il pluralismo delle Comunicazioni, ovvero fare gli interessi generali di tutti i cittadini italiani: oggi abbiamo due soli editori TV via etere, RAI e Mediaset, a cui si aggiungerebbe un solo fornitore via cavo;

– non offre una valida risposta allo scandalo delle intercettazioni telefoniche: Telecom Italia ha mostrato di non essere in grado di governare neppure quanto della sfera della privacy dei cittadini-clienti è in suo possesso; questo è avvenuto non certo nella zona degli ultimi cento metri di rame, ma molto più in alto, nei centri direzionali dell’azienda;

– non valuta minimamente l’importanza dell’interoperabilità e della standardizzazione in regime di Convergenza “contenuti-reti”: per un incumbent è facile discriminare i clienti dei concorrenti quando questi chiedono accesso ai suoi servizi e contenuti, creando così un walled garden; ma interoperabilità e standardizzazione dei servizi non riguardano certo qualche centinaio di metri di doppino lato utente;

– ignora il baricentro dei problemi delle comunicazioni italiane; basta guardare le denunce e le condanne ricevute da Telecom Italia dai tribunali e dalle autorità, per capire che non è vero che il baricentro dei problemi della filiera rappresentata da una azienda-complessa come Telecom Italia cade negli ultimi cento metri di rame. La multa dell’Antitrust per l’affare Consip, la condanna del Tribunale di Milano, hanno ad esempio riguardato comportamenti anticoncorrenziali pianificati dalle direzioni commerciali ai massimi livelli, approfittando della posizione di incumbent; scorporare solo cento metri di rame non li impedirebbe in futuro.

C’è poi da domandarsi:
– Quanti operatori connessi in fibra o in rame può ospitare uno dei 100.000 armadi di strada?
– Quanti operatori possono essere connessi dagli armadi alle 10.600 centrali?
– Chi gestirebbe e dirigerebbe i lavori in centrale e negli armadi e nei relativi collegamenti?
– Quanti scavi del suolo pubblico con relativi disagi siamo ancora disposti a sopportare come cittadini e come amministratori, in parallelo, per far passare ‘infrastrutturè concorrenti che partano dalle stesse centrali (10.600) e arrivino ai 100.000 armadi di strada, sempre che il suolo possa ancora contenerli?

Dunque per noi lo scorporo non deve riguardare gli ultimi cento metri di rame, ma si deve estendere fino alle centrali telefoniche. Ci auguriamo che il prof. Rossi, per dimostrare che veramente le cose stanno cambiando voglia chiarire cosa ne pensa della proposta Ruggiero; certo lo scorporo avverrà con tempi più lunghi, ma vista la solerzia di Ruggiero, una risposta chiarificatrice sulle reali intenzioni deve intervenire subito. Attendiamo dunque speranzosi. È chiaro che per noi lo scorporo si deve estendere fino alle centrali telefoniche, ma a quale prezzo? Proviamo qui a fare un esercizio, lo fanno tutti perché non dovremmo proporci anche noi?

In Italia vi sono circa:
– 110.000.000 di doppini posati
– 26.000.000 di utenti residenziali
– 4.000.000 di utenze aziendali
– 12 milioni di internauti
– 8 milioni di linee b-b
– un tasso di utilizzo del rame posato del 50-60%
– distanza media dallo stadio di linea minore di 3Km
– 100.000 armadi di strada
– distanza media dall’armadio qualche centinaio di metri.

Una attività di TLC è caratterizzata in termini macro economici da un elevato investimento iniziale ma bassissimi (quasi nulli) costi marginali. In pratica una volta attivata una infrastruttura di telecomunicazione il costo è indipendente dal numero di utenti attivi e del numero di ore di utilizzo, come accade, per fare un esempio, con l’installazione di una rete locale in un ufficio, dove il grosso del costo è legato alla fase di cablatura ed acquisizione degli apparati (durante l’esercizio, il costo di manutenzione in genere è irrisorio).

Se vogliamo dare una valutazione dell’attuale infrastruttura del sistema italiano possiamo partire facendo un esercizio di progettazione che simuli una cablatura ex novo.

(i-ii)Costo della posa in opera del rame tra utenza finale e Centrale mediante cavidotti
Da dati più volte resi pubblici dalla stessa Telecom sappiamo che entro 3Km dalla centrale si trova il 90% degli utenti, quindi i cavidotti che arrivano alla centrale nel 90% dei casi saranno lunghi al massimo 3Km (1) , lo scavo non sarà utilizzato da una sola utenza ma da più utenze..

A questo punto possiamo supporre (2) che su di uno scavo di 3Km insistano circa 600 utenze (3000/5) da cui discendono le seguenti conseguenze economiche:
– scavo (ipotizzando scavo su suolo pubblico e con ricopertura in asfalto.. il caso più costoso) circa 50Euro/metro per cui 150.000 Euro (circa 6 Euro/Metro per cui 18.000 Euro)
– posa in opera cavidotto 0,02 Euro/metro (il cavo cat.5 costa all’utente finale 0,10 Euro/metro e contiene 4 coppie)
– rame la distanza media percorsa sarà di 3000/2=1500m e quindi 30Euro
– costo della posa in opera del rame 0,02 Euro/metro (la distanza media sarà di 1500m) 30Euro.

Il costo totale “cash” della infrastruttura (i,ii) è quindi di: 150.000+ 18.000 +30*600+30*600=204.000 Euro (204.000/600=340 Euro/doppino di cui 60 Euro/doppino è la parte cavo)

Si tratta di investimenti nella più classica delle accezioni in quanto sono costi che vanno spalmati sull’intero ciclo di vita di questa infrastruttura: se immaginiamo che duri almeno 30 anni (il rame attuale ha già attraversato questo periodo ed è ancora in esercizio) e se immaginiamo di finanziare questo opera con un mutuo bancario pluriennale al 4% trentennale (324%) abbiamo che il costo diviene 660.960 Euro da cui il costo mensile per singolo doppino è di 3,06 Euro/mese

L’80% del costo è costituito dallo scavo e posa in opera del cavidotto: quindi posare un numero doppio o triplo di doppini comporta solo un piccolo incremento del costo totale.

Tutto ciò che ci servirebbe per una centrale lo troviamo in una qualsiasi Server Farm…per cui possiamo utilizzare tali costi come base. Nella fattispecie abbiamo che un rack in un server farm costa circa 450 Euro/mese dotato di 2KW (0,09 Euro/KW) ne consegue poichè alla nostra applicazione non serve tutta quella energia il suo costo diviene 321 Euro/Mese; se aggiungiamo che ogni unita porta 24 porte e che ogni rack contiene 44 Unità abbiamo che con 25 unità possiamo fare le 600 terminazioni in centrale da cui 182 Euro/mese per 600 utenze e quindi 0,3 Euro/Mese
Il risultato economico individuato costituisce la base per il tetto massimo ad una possibile valorizzazione per l’acquisizione pari a:

30.000.000 (utenze)*340 + 80.000.000(doppini)*60=15.000.000.000. a cui vanno aggiunti gli investimenti per uno stabile idoneo alla realizzazione di uno stadio di linea (circa 200.000 Euro) 10.600*200.000=2.120.000.000 e quindi:

5.000.000.000 + 2.120.000.000 = 17.120.000.000 Euro.

Tale esercizio ci suggerisce che:
a) più del 80% è costituito dalle spese di ***scavo*** e posa dei cavidotti (che a rigor di logica non dovrebbero essere stati oggetto della cessione).
b) una rete riprogettata adesso potrebbe fare uso di un numero minore di cavi (50.000.000) specie se realizzata in FO con tecnologia EPON.
c) tutto il materiale trasmissivo in questione comunque ha già subito un ammortamento pluridecennale ed è soggetto alla corrosione ed incuria.

Quindi l’acquisto della rete dovrebbe valere al massimo (supponendo di comprare al prezzo del rame nuovo) 110.000.000*60=6.600.000.000* a cui dovremmo anche aggiungere le centrali valorizzate a pieno (come appena costruite) 6.600.000.000.000+2.120.000.000=8.720.000.000

Ne deriva che per un pagamento “cash” la rete di accesso pagata 9.000.000.000 di euro sarebbe strapagata (si comprerebbe a valore di nuovo qualcosa di già ampiamente ammortizzato).

Assoprovider

Note al testo
Nota (1)
Questa è la modalità più costosa per far giungere il cavo a casa dell’utente finale, ad esempio una stesura aerea con pali potrebbe essere molto meno costosa

Nota (2)
Abbiamo individuato un criterio conservativo che ci dia conto di quante utenze potrebbero insistere su tale scavo: se immaginiamo questo scavo come una linea che costeggi le strade sulle quali si affacciano le abitazioni abbiamo che ogni x metri lineari avremo y utenze (legate alla tipologia dell’edificio e alla dimensione delle facciate dei medesimi) se ipotizziamo percorsi cittadini credo che nessuno abbia nulla da obbiettare se ipotizziamo che vi sia una utenza circa ogni 5m di scavo (se qualcuno avesse dei dubbi lo invitiamo a considerare che con 50 metri di fronte in città di sicuro troviamo un palazzo con non meno di 10 nuclei familiari)

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  • Anonimo scrive:
    La strategia di SpamHaus
    Quello che tutti i commentatori non hanno ancora capito e' che SpamHaus ha seguito anche in questo caso la sua strategia.L'obbiettivo che ha sempre dichiarato SpamHaus e' quello di combattere lo spammer assestando "centinaia di piccoli taglietti" invece che cercare di abbatterlo con un fendente solo.Analizzando questo caso, quindi, e' chiaro che SpamHaus non presentandosi al processo ha ottenuto il risultato migliore: si e' fatta processare, facendo pagare a E360 i costi del processo e degli avvocati; si e' fatta condannare ad un'ammenda elevata, costringendo E360 a pagare laute provvigioni agli avvocati (che in USA lavorano a percentuale); sta costringendo indirettamente ICANN (e il Dipartimento del Commercio USA che la finanzia) a difendersi al suo posto nei prossimi provvedimenti (e il DoC ha risorse superiori a E360 da investire in una causa, considerando che se ICANN perdesse, tutti gli argomenti che il Governo Bush ha messo in campo per convincere il resto del mondo che il controllo americano su ICANN non e' un male andrebbero ... a puttane).
    • Anonimo scrive:
      Re: La strategia di SpamHaus
      Del resto se passasse l'idea che uno spammer USA può ottenere un'ordinanza restrittiva verso una azienda EU, deve valere anche il contrario. I tribunali EU potrebbero emettere ordinanze restrittive verso gi spammer USA - agli spammer non converrebbe, visto che le norme EU sono molto più severe...
  • Anonimo scrive:
    Figuriamoci...
    ICANN non blocca tutta la m***a che passa per Internet e dovrebbe bloccare uno dei pochi servizi utili? Se il giudice arriverà a tanto comincerò a spammare pesantemente il suo tribunale e tutti gl indirizzi di email riconducibili a lui che riesca a trovare. Chissà che non cambi idea.
    • Anonimo scrive:
      Re: Figuriamoci...
      Per chi volesse cominciare:Proposed_Order_Kocoras@ilnd.uscourts.gov
      • The Skull scrive:
        Re: Figuriamoci...

        Proposed_Order_Kocoras@ilnd.uscourts.govSicuro non veenga filtrato da spamhaus?
        • Anonimo scrive:
          Re: Figuriamoci...
          Avrà anche dei filtri... ma non ci vuole poi molto a bypassarli. Ad esempio recentemente gli spammer si basano sempre di più su payload di tipo immagine con frasi a caso per bypassare SpamAssasin o simili. In questo caso solo una blacklist funziona. Si potrebbero analizzare le immagine, ma il costo in termini di potenza di calcolo sarebbe troppo alto.
          • The Skull scrive:
            Re: Figuriamoci...
            - Scritto da:
            Avrà anche dei filtri... ma non ci vuole [...]Suvvia.. era una battuta...
          • markoer scrive:
            Re: Figuriamoci...
            - Scritto da:
            Avrà anche dei filtri... ma non ci vuole poi
            molto a bypassarli. Ad esempio recentemente gli
            spammer si basano sempre di più su payload di
            tipo immagine con frasi a caso per bypassare
            SpamAssasin o simili.Non sei aggiornato, si fa già. E con SpamAssassin. Gugola per "fuzzyocr".
            In questo caso solo una
            blacklist funziona. Si potrebbero analizzare le
            immagine, ma il costo in termini di potenza di
            calcolo sarebbe troppo alto.Sciocchezze. Lo faccio tranquillamente sul mio mailserver, e funziona perfettamente.Non solo, esistono già diversi fornitori di servizi anti-spam che offrono l'analisi euristica sulle immagini contenute nelle email. Fare un controllo OCR non è molto peggio che controllare le centinaia di regole di filtraggio che io ho, per esempio, su Google Mail.Cordiali saluti
  • aenigma scrive:
    Io sono con spamhaus
    Fanno un lavoro ottimo e di grande utilita per la rete. Ma che cavolo volgiono questi? che facciano piu attenzione alla loro utenza e sistemino i loro server per evitare di essere blacklistati.
    • Anonimo scrive:
      Re: Io sono con spamhaus
      - Scritto da: aenigma
      Fanno un lavoro ottimo e di grande utilita per la
      rete. Ma che cavolo volgiono questi? che facciano
      piu attenzione alla loro utenza e sistemino i
      loro server per evitare di essere
      blacklistati.Forse sarà il caso che leggi il post "appoggio + alternative"Ciao.
    • Anonimo scrive:
      Re: Io sono con spamhaus

      Ma che cavolo volgiono questi? che facciano
      piu attenzione alla loro utenza e sistemino i
      loro server per evitare di essere
      blacklistati.E360/Linhardt _e' uno spammer professionale_.Vedi http://www.spamhaus.org/rokso/evidence.lasso?rokso_id=ROK7008 per una descrizione delle loro attivita', e http://groups.google.com/groups?q=60035+%22box+1132%22+group%3A*.sightings&scoring=d&num=100&filter=0 per alcuni campioni di spam. Oltre a questa attivita' diretta, E360 e' partner di Atriks che spedisce utilizzando trojans. Vedi http://www.spamhaus.org/rokso/listing.lasso?-op=cn&spammer=Brian%20Haberstroh%20/%20Atriks per una descrizione di Atriks.
  • Anonimo scrive:
    appoggio + alternative
    saà il caso che tutti i provider del mondo se ne informino, diano sostegno e nel contempo si attivino per creare un sistema decentrato per ottenere lo stesso risultato
    • furio scrive:
      Re: appoggio + alternative
      Puoi creare una distribuzione decentrata, ma l'essenza di una BL e' la presenza di un centro di analisi, decisione e risoluzione dei casi che effettua inserimenti e rimozioni. E' questo centro che raccoglie le competenze e concentra il lavoro (probabilmente di centinaia di ore uomo giornaliere) necessari per la gestione del database, ed e' chiaramente su questo centro che gli spammer concentrano le loro attenzioni, non sul meccanismo di distribuzione.I lati tecnici dell'operazione di una BL sono tutto sommato marginali; le tematiche economiche, sociali, politiche, giudiziarie sono quelle centrali in tutta questa questione.
    • The Skull scrive:
      Re: appoggio + alternative
      - Scritto da:
      saà il caso che tutti i provider del mondo se ne
      informino, diano sostegno e nel contempo si
      attivino per creare un sistema decentrato per
      ottenere lo stesso
      risultatoNo panic. Soluzioni alternative, in caso di emergenza, sono già pronte; di certo 'sta mossa non fa fuori Spamhaus...
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