Tutte le anime di iPhone

di D. Galimberti - All'inizio era poco più di un dispositivo per navigare in Rete che faceva anche da telefono. Oggi invece il melafonino si è evoluto: ed effettuare chiamate è solo una delle cose che sa fare
di D. Galimberti - All'inizio era poco più di un dispositivo per navigare in Rete che faceva anche da telefono. Oggi invece il melafonino si è evoluto: ed effettuare chiamate è solo una delle cose che sa fare

Roma – Come ho già avuto modo di raccontare in passato, l’iPhone, a dispetto del nome, non è stato inizialmente concepito come telefono, bensì è nato dall’idea di avere un terminale portatile che consentisse di collegarsi ad internet in ogni situazione, ed usufruire dei servizi derivanti da questa connessione.

A riprova di questa ipotesi, possiamo notare che la maggior parte delle applicazioni che Apple fornisce di serie fin dal primo modello funzionano solo in caso di connessione Internet attiva (Safari, Mail, Mappe, Meteo, Borsa, YouTube, iTunes). Siccome l’unico modo per ottenere questa connettività è quello di ricorrere alle reti telefoniche, era naturale dotare questo “terminale” anche della capacità di telefonare, come un qualsiasi altro cellulare. Non essendo però nato per questo compito specifico, l’iPhone è stato da subito carente sotto questo punto di vista: a parte la tanto discussa questione degli MMS (che personalmente non ho mai utilizzato, ma che comunque saranno introdotti col prossimo firmware), i primi telefoni non consentivano neppure di importare i numeri memorizzati sulla SIM.

Oltre a questo, il mio modesto parere è che la pressione delle indiscrezioni è stata tale da spingere Apple a forzare i tempi dell’uscita del primo modello, costringendo gli sviluppatori di Cupertino a concentrare gli sforzi sulle funzionalità basilari del sistema, quelle che avrebbero fatto la differenza rispetto alla concorrenza: realizzare un’interfaccia di nuova concezione, che fosse perfettamente (ed esclusivamente) usabile in modalità touch, e che ponesse le basi per un nuovo riferimento di usabilità su questi dispositivi. Quest’accelerazione dei tempi ha fatto sì che la prima versione del sistema avesse diverse carenze funzionali, come l’impossibilità di effettuare una ricerca nell’agenda o di allegare una foto ad una email dopo la creazione di quest’ultima. Queste carenze sono tali anche nell’attuale versione del firmware, così come altre cose più “banali” come l’impossibilità di ruotare la tastiera in orizzontale per scrivere più agevolmente gli SMS.

Infine, a ritardare ulteriormente il perfezionamento delle funzioni si è aggiunta la forte (e giustificata) pressione dell’utenza verso l’installazione di applicazioni di terze parti, pressione che ha portato Apple a concentrare gli sforzi interni sullo sviluppo dell’SDK e dell’AppStore. In realtà credo che questa idea fosse già presente nella roadmap di Apple, ma probabilmente non con quelle tempistiche: nonostante la propensione per la connettività ad Internet, è impensabile che Apple puntasse esclusivamente ad utilizzare applicazioni Web 2.0, soprattutto dopo aver visto le potenzialità dell’iPhone.

Ora che la situazione è relativamente calma, Apple si è potuta finalmente dedicare al perfezionamento delle funzioni, dimostrando tra l’altro (come già successo in passato) di saper ascoltare le critiche mosse sia dagli utenti che dal pubblico dei non-utenti. Ecco quindi che nel Firmware 3.0 compariranno gli MMS, farà capolino Spotlight (indispensabile per effettuare ricerche in ogni anfratto del telefono), e verrà finalmente introdotto il copia e incolla. Quest’ultimo, richiesto a gran voce dagli utenti, non rappresenta certo una novità in ambito informatico, nemmeno sugli smartphone, ma era necessario trovare un’idea originale per implementarlo in maniera semplice attraverso l’interfaccia touch.

Al di là di queste funzioni più visibili agli occhi di tutti gli utenti, i tool di sviluppo del firmware 3.0 mettono a disposizione 1000 nuove API che consentiranno degli sviluppatori di potenziare il loro software: se le notifiche push possono sembrare un ripiego alla mancanza del multitasking, l’accesso totale al dock permetterà di utilizzare l’iPhone come un terminale intelligente per decine di accessori finora inimmaginabili, mentre la connettività P2P e l’accesso totale alla libreria dell’iPod daranno nuove possibilità ai software più classici.

L’iPhone di oggi (così come il primo modello) non è certo perfetto, ma neppure inusabile come cercano di farlo passare alcuni: il giudizio dipende strettamente dall’utilizzo che se ne vuole fare. Personalmente, parlando di software, lo trovo migliore di qualsiasi altro telefono abbia provato finora. È comunque innegabile che le migliorie introdotte con il firmware 3.0 faranno comodo a molte persone, e ce ne sono molte altre che sarebbero utili ma delle quali non si sa ancora nulla: oltre al supporto per Flash (che potrebbe anche non essere indispensabile, se deve farne le spese l’autonomia della batteria), sarebbe gradita qualche opzione in più per organizzare le 148 applicazioni potenzialmente presenti sul telefono, soprattutto se questo limite verrò ampliato dal nuovo firmware.

Domenico Galimberti
(Per contattare l’autore scrivere alla redazione )

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24 03 2009
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