Tutti contenti per l'ADSL più veloce?

Le manovre di Telecom annunciate nei giorni scorsi hanno solleticato l'attenzione di tutti ma le cose potrebbero non andare così lisce. Anche perché i piccoli ISP rischiano grosso, e con loro gli utenti
Le manovre di Telecom annunciate nei giorni scorsi hanno solleticato l'attenzione di tutti ma le cose potrebbero non andare così lisce. Anche perché i piccoli ISP rischiano grosso, e con loro gli utenti


Roma – Le nuove proposte di Telecom Italia per allargare la banda agli accessi ADSL di base rischiano di incontrare non pochi intoppi, primo tra i quali il diritto di scelta degli utenti. Una lettura smaliziata delle comunicazioni dell’azienda pubblicate ieri da Punto Informatico, infatti, mette in luce qualche rilevante ostacolo che potrebbe facilmente far slittare il 19 gennaio come data di partenza per i servizi ADSL rivisti e corretti.

Telecom Italia ha annunciato , come si ricorderà, che senza aggravi né oneri ulteriori per gli utenti la banda a disposizione degli utenti ADSL per i pacchetti “base” verrà più che raddoppiata. In un mercato come quello italiano, in cui Telecom Italia è sostanzialmente il fornitore dei suoi concorrenti , tanto più nell’xDSL, le novità hanno naturalmente ripercussioni anche sugli altri operatori, quelli che garantiscono una pluralità dell’offerta e, conseguentemente, maggiori possibilità di scelta per gli utenti finali.

Al di là del fatto che i tempi previsti da Telecom, un mese da qui al 19 gennaio, sembrano decisamente troppo stretti per l’adeguamento delle strutture da parte degli operatori, soprattutto quelli più grandi (un fatto che potrebbe spingere molti utenti ad orientarsi proprio sulle offerte Telecom), nell’operazione di revisione di banda e listini a rimetterci sembrano essere proprio i fornitori di servizi concorrenti, dunque la libertà di scelta degli utenti-consumatori.

Per rendersene conto basta dare un occhio all’offerta con tariffazione a tempo wholesale , termine, quest’ultimo, utilizzato per indicare le offerte all’ingrosso rivolte ai fornitori e non agli utenti finali. In questo caso, infatti, il prezzo per megabyte di traffico rimane identico sebbene la banda passi a 640/256 Kbps dai precedenti 256/128.
Perché è rilevante? Perché, sebbene gli operatori debbano sobbarcarsi oneri di ogni genere, il prezzo per megabyte diventa uno spartiacque: per l’operatore infatti l’offerta è a volume di traffico, quindi se l’utente genera lo stesso traffico di prima ma in metà tempo (perché dispone di maggiore banda), per Telecom non cambia nulla mentre per l’operatore i guadagni si dimezzano. Allo stesso modo se l’utente finale rimanesse agganciato alla sua “nuova” ADSL lo stesso tempo di prima allora il provider, a parità di guadagno ma con il traffico aumentato, si troverebbe costretto a pagare un prezzo più alto, magari doppio, proprio al suo fornitore-concorrente.

Anche sul fronte dell’offerta flat ADSL, peraltro, le cose non sembrano chiarissime. Non si può infatti sottovalutare l’impatto che avrà una più ampia disponibilità di banda sugli utenti che potrebbero, per esempio, arrivare a farne un uso ben superiore a quello attuale. Eppure per gli operatori il listino wholesale della banda si abbassa solo del 30 per cento e quello dell’interconnessione tra Telecom e provider – che incide moltissimo sui costi degli operatori e quindi sulle loro offerte al pubblico – scende solo del 20 per cento.

Ma, attenzione, la riduzione del 20 per cento sul kit di interconnessione vale esclusivamente per i kit da 34 e 155 megabit, con l’esclusione esplicita di quelli da 2, 4 o 8 megabit. Questi non solo rimangono kit molto costosi ma sono anche quelli utilizzati dai provider più piccoli o, spesso, sfruttati anche dai grandi operatori in quelle aree di servizio in cui è ridotto il numero di clienti (tecnicamente: a bassa “densità di clientela”). La riduzione sui kit maggiori, dunque, sembra proprio destinato a tradursi in nuove opportunità per i grossi, in primis per il più grosso di tutti, e in un grosso problema per i piccoli e più in generale per gli operatori concorrenti. Altra conseguenza, naturalmente, è lo svantaggio nella copertura ADSL nelle aree dove meno forte è la richiesta o numerosa la potenziale clientela.

Difficile credere, a fronte di questi vistosi problemi, che l’Autorità TLC consentirà a Telecom di procedere sulla strada annunciata o di varare davvero tutta la sua operazione dal 19 gennaio. Ci sarà certo anche da sentire cosa ne pensano gli operatori e c’è da scommettere che abbiano qualcosa da eccepire.

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18 12 2003
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