Tutti insieme per i videogiochi su OLPC

A brevissimo una tre giorni di code jamming, una sorta di competizione tra sviluppatori per dar vita a videogiochi destinati ai laptop per i paesi poveri voluti da Nicholas Negroponte

Roma – Viene accolta persino con entusiasmo la notizia secondo cui One Laptop per Child , la celebre iniziativa per diffondere computer portatili di semplice utilizzo nei paesi meno sviluppati, ha indetto un code jam interamente dedicato ai videogiochi .

Da quanto si apprende, l’idea è quella di spingere sviluppatori ed esperti a competere per dar vita a videogame che verranno inseriti nella piattaforma e che dunque finiranno nelle mani delle popolazioni dei paesi, in costante aumento, interessati ad acquistare i computer a basso prezzo per ridurre un divario digitale col mondo ricco talvolta abissale.

Dall’8 al 10 giugno all’ Experimental Gameplay Workshop di San Francisco si terrà la tre giorni a cui ci si attende che partecipino insegnanti e formatori, artisti e grafici e, naturalmente, sviluppatori: insieme potranno dar vita a games educativi .

Il “video game jam” viene vissuto come una modalità a basso impatto economico capace di portare importanti novità su quei portatili, come noto realizzati pensando appunto ad una minimizzazione dei costi di produzione per incentivarne il più possibile la diffusione.

Tutte le informazioni sull’evento sono pubblicate su un sito dedicato

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  • Anonimo scrive:
    e-commerce
    non vorrei che questa notizia debba fare il paio, con la notizia di qualche giorno fa sull'aumento dell'e-commerce di oggetti di moda, quali abiti e scarpe... (rotfl)
  • picchiatello scrive:
    Grandi gruppi
    Da quello che ho capito i grandi e piccoli gruppi ( con annessi guru) che vanno per la maggiore a Milano Torino e Roma si sono ben tenuti alla larga da questo Femcamp tenuto a Bologna guardacaso messo in piedi fortunatamente in quella zona d'Italia dove ancora si puo' discutere tra una piadina e un buon bicchiere di rosso.Paura delle donne ? paura di non essere visibili o paura di essere visibili ?Wabbe viva il web.2.0 la Tivvu diggitale p2p...
  • Sirio63 scrive:
    Però....
    sono una donna che utilizza internet dal 1995 per lavoro e per divertimento - il mio numero di abbonamento a Libero (allora Italia On Line) è 7..... - e mi piacerebbe, avendone il tempo, partecipare ancora più attivamente di quanto già non faccio alla Rete.Però sono proprio i siti iper-femminili che non sopporto. Nulla di quello che contengono mi interessa, così come le riviste femminili, e credo che le donne che sono interessate ai concetti moda-gossip-trends, navighi ben poco su Internet. Mi piacerebbe invece un sito sull'utilizzo al femminile di Internet, ovvero directories, elenchi di link, eccetera molto più rigorosi e seri. E ancora, opportunità per chi è un'appassionata, anche non molto tecniche.
    • Anonimo scrive:
      Re: Però....
      Io sono un uomo... e devo dire che anche io trovo deprimente il fatto che quando si parla di iniziative femminili si deve sempre ricadere su moda, gossip ecc. (purtroppo da qualche tempo questa tendenza sta facendo capolino anche nell'altra metà del cielo, vedi i vari men's magazine e robaccia simile...). Anzi dirò di più, non capisco perché si parli in questo modo di divario digitale femminile - voglio dire, non mi risulta che sia proibito né sconsigliato alle donne avvicinarsi al pc o alla Rete... il fatto di sottolineare "noi siamo donne e sappiamo usare il Web" suggerisce in qualche modo che la normalità per le donne sia l'incapacità a usare il Web. Vedrei più di buon occhio iniziative volte ad avvicinare tutti, donne e uomini, alla rete, senza distinzioni a priori. Se sono le donne ad aver più bisogno di questo avvicinamento, allora queste iniziative avranno più successo presso le donne...Altre opinioni?
      • Sirio63 scrive:
        Re: Però....
        Sono l'autrice della risposta, e nella mia carriera ho avvicinato molte ragazze ad Internet - non all'uso del computer, che dove ho lavorato era comunemente utilizzato, ma proprio a Internet. La mia è una generazione a cavallo, che non è nata con i computer, ma ho dovuto imparare ad utilizzarli; l'impressione è che molti (anche uomini, in questo caso) siano un po' intimoriti. Ho visto che in molti casi, una volta spiegato di cosa si trattava, e per farlo avevo anche diffuso un piccolo sommario scritto di cosa è Internet e come funziona, tutti o quasi lo usano volentieri. Però bisogna far superare certe resistenze che esistono e che spesso sono più forti nelle donne che negli uomini.
  • Anonimo scrive:
    ma "camp" non è...
    non è un particolare modo di comportarsi dei gay, ovvero quello che gli italiani definiscono "checca" (effeminato)
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