UE contro la desertificazione digitale

Se non verranno messi in atto strategie ed investimenti opportuni nel settore ITC, l'Europa rischierà la desertificazione digitale. A prospettarlo, un nuovo studio presentato a Bruxelles
Se non verranno messi in atto strategie ed investimenti opportuni nel settore ITC, l'Europa rischierà la desertificazione digitale. A prospettarlo, un nuovo studio presentato a Bruxelles

Bruxelles si accorge dell’importanza della rivoluzione digitale, di quanto ci sia ancora da sfruttare nel settore Information, Communication Technology e soprattutto dei rischi inerenti un eventuale mancato impegno, soprattutto finanziario, nel settore.

A ribadirlo il rapporto Unlocking the ICT growth potential in Europe: Enabling people and businesses redatto dalla Conference Board che invoca una nuova strategia da adottare a livello europeo in modo da sfruttare le possibilità che si aprono in nuovi settori come la banda larga mobile, il cloud computing, lo sfruttamento dei Big Data e l’Internet delle Cose . Se si pensa che non si prendono nemmeno in considerazione altri settori come la tecnologia cosiddetta wearable (indossabile) e tutto il mercato legato alle stampanti 3D, è evidente come le possibilità offerte dall’ICT siano enormi per il Vecchio Continente che cerca una via per uscire dalla crisi economica .

Nel rapporto, in particolare, sono stati presi in considerazione quattro diversi scenari, ognuno dei quali mostra l’importanza strategica del settore ICT ed i possibili pericoli: la Conference Board parla di rischio desertificazione digitale , mostrando a sostegno di questa tesi il dato secondo il quale tra il 2006 e il 2011 le aziende europee hanno perso il 21 per cento dei profitti complessivi a vantaggio di quelle di altre regioni, il numero di domande di brevetto che negli Stati Uniti è cinque volte maggiore che in Europa e il fatto che tra gli attuali leader dell’economia della Rete, Google, Facebook, eBay, Yahoo, Baidu e Tencent, nessuno ha sede in Europa.

Anche se qualcosa le istituzioni europee finora hanno fatto, insomma, è ancora poco per competere con economie fortemente votate al settore tecnologico come Stati Uniti e Giappone, ma anche per non farsi superare dalle economie emergenti che stanno investendo in questi settori sfruttando costi inferiori.

Da questa analisi scaturisce come sia importante risolvere a livello politico alcuni ostacoli che le aziende si trovano ad affrontare, dei veri e propri colli di bottiglia che rischiano di bloccare lo sviluppo del settore europeo: a preoccupare è innanzitutto la frammentazione del mercato interno, principalmente conseguenza della frammentazione della normativa in materia.

Oltre a questo aspetto rappresenta un problema il livello minimo di investimenti nelle infrastrutture ICT, che lascia l’Europa in ritardo rispetto ad altre regioni nell’adozione della fibra ottica e della banda larga mobile.

Un altro aspetto contro cui punta il dito il rapporto è la mancanza di abilità tecnologiche e della cultura necessaria ad adottare e sfruttare le nuove tecnologie.

Tutti questi fattori, secondo la Conference Board , dovrebbero convincere le istituzioni europee a intervenire prioritariamente nell’economia digitale e nel settore ICT per stare una scossa ad un’economia attualmente in crisi.

Claudio Tamburrino

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