UE, i nodi della privacy

Quattro gli aspetti che meritano attenzione nella revisione dell'impianto normativo, secondo il commissario Reding. Presto tutte le aziende che operano in Europa, anche quelle con sede altrove, dovranno sottostare senza riserve alle regole

Roma – Ogni società o azienda extraeuropea che lavora con i dati dei cittadini comunitari dovrà sottostare alle regolamentazioni sulla privacy imposte da Bruxelles. Questo l’avvertimento dell’UE, diramato attraverso le parole del Commissario per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza della Comunità Europea, Viviane Reding, in un discorso suddiviso in quattro punti tenuto a Bruxelles nell’ambito della Privacy Platform , riunita in vista della revisione della direttiva europea sulla protezione dei dati.

Sono mesi che dall’Europa si solleva l’attenzione per la privacy e per diritti ad essa connessi che meriterebbero nuove normative, e dei regolatori nazionali con il compito di far rispettare le regole. Già a dicembre , Reding aveva proposto una revisione delle politiche di protezione della privacy. Ma le nuove regolamentazioni a cui si riferirebbe il Commissario in quest’ultimo discorso pubblico potrebbero includere sanzioni più severe, forse anche sul fronte del penale, oltre a prevedere, qualora non si rispettassero garanzie di protezione della privacy, possibili class action da parte degli utenti aderenti ai servizi.

Sarebbe dunque necessario aggiornare la normativa attuale per adeguarla all’attuale scenario tecnologico. Uno scenario in cui, come più volte messo in luce dal Commissario stesso, siti di social networking o siti di condivisione di contenuti raccolgono una mole impressionante di dati che forniscono una moltitudine di informazioni personali a livello globale.
L’aggiornamento della direttiva sulla privacy dell’Unione Europea – un pacchetto di proposte sarà presentato durante l’estate – dovrebbe contemplare dunque delle novità sul fronte legislativo per tentare di rafforzare la protezione dei dati in favore degli utenti finali.

La continua evoluzione delle tecnologie, ha affermato Reding, “rende difficile rilevare quando i nostri dati personali vengono raccolti”, anche perché oramai esistono sofisticati strumenti che consentono di raccogliere automaticamente le informazioni”. Questi dati che “le autorità pubbliche utilizzano per una grande varietà di scopi, tra cui la prevenzione e la lotta contro il terrorismo e la criminalità – ha aggiunto – finiscono infatti anche nelle mani delle società di marketing, che le usano per creare pubblicità mirate”.
“La questione oggi è come la Commissione intenda garantire che il diritto alla privacy sia messo in atto”, ha ribadito Reding, dicendosi una convinta sostenitrice della necessità di rafforzare il controllo degli individui sui propri dati.

Il discorso del Commissario arriva a pochi giorni dalla pubblicazione sul blog personale del Capo della Privacy di Google, Peter Fleischer, di un’argomentazione ad otto punti in materia di protezione dei dati personali, con particolare riferimento al diritto all’oblio. Con un pensiero che stride con quello del commissario Reding, ha ribadito più volte l’impossibilità di poter pensare e realizzare un quadro legislativo efficace in mancanza di una struttura teorica che permetta di comprendere le questioni delicate che sottendono al diritto all’oblio, e le relazioni che si instaurano tra quest’ultimo e altri diritti inviolabili dell’uomo. Scettico su un’eventuale data di scadenza apposta alle informazioni, analizzando i contrasti anche a livello giuridico che si instaurerebbero tra libertà di espressione e privacy (sia attuale che storica), Fleischer aveva sostenuto di essere contrario nel permettere alla Rete di dimenticare quanto accaduto col passare del tempo, in quanto tale presupposto avrebbe comportato un grosso impedimento allo sviluppo digitale.

Con argomentazioni ben diverse, e con l’identificazione di quattro pilastri , si è mosso il discorso del commissario Reding. Primo fra tutti, tra i quattro aspetti che meritano la messa a punto di garanzie ad hoc, non poteva che essere il diritto all’oblio . “La gente avrebbe il diritto e non solo la possibilità – spiega il Commissario – di ritirare il consenso al trattamento dei dati. Le aziende responsabili del trattamento dei dati personali dovranno dimostrare che hanno bisogno di conservare tali dati”. “L’onere della prova” deve essere in capo a chi li tratta, e non ai cittadini. In sostanza, devono essere questi ultimi ad avere il controllo esclusivo dei propri dati, a meno che le aziende non dimostrino che sia necessario trattenerli.
L’obiettivo del Commissario, già ampiamente chiarito, è quello di far sì che gli utenti abbiano il diritto di poter decidere sulla propria privacy storica e di cancellare, qualora lo ritenessero necessario, quei dati per i quali non sussisterebbe nessun valido motivo affinché siano a disposizione di siti social.

Trasparenza è il secondo punto identificato dal commissario UE. Strettamente interconnesso con il primo punto, la trasparenza rappresenta una condizione “fondamentale per esercitare un controllo sui dati personali e per rafforzare la fiducia in Internet”. L’informazione dei cittadini sul perché devono essere raccolti tali dati e su come potrebbero essere utilizzati da terzi è indispensabile. “Gli individui – spiega Reding – devono conoscere i loro diritti e a quali autorità rivolgersi se essi vengono violati. Essi devono essere informati sui rischi connessi, particolarmente importanti per i giovani nel mondo online”.

“Bisogna garantire – ha continuato – maggior chiarezza già dal momento in cui ci si registra sui siti di social networking, che molto spesso non menzionano in modo chiaro e comprensibile le condizioni d’uso, come avviene il controllo degli utenti sui propri dati personali o come tali dati vengono resi pubblici. In particolare – ha tenuto a precisare il Commissario – per i bambini che devono essere pianamente consapevoli delle conseguenze nel momento in cui si iscrivono ai siti social”. “Tutte le informazioni – ribadisce – devono essere fornite in modo chiaro e comprensibile, facile da capire e facile da trovare”.

Il terzo pilastro è la ” privacy by default “. Il cambiamento normativo dovrebbe avvenire per quanto riguarda le impostazioni della privacy. Tale principio “sarà utile nei casi di trattamento ingiusto, inaspettato o ingiustificato dei dati, come ad esempio quando questi vengono utilizzati per scopi diversi da quelli per cui una persona aveva inizialmente dato il consenso o quando i dati raccolti sono irrilevanti, e con esso pertanto si impedirà la raccolta di tali dati attraverso alcune applicazioni software. Grazie a tale principio, l’utilizzo dei dati per scopi diversi da quelli precedentemente consentiti dovrebbe essere autorizzato solo dall’esplicito consenso dell’utente.

Infine, ultimo punto della lista, è stato la protezione indipendentemente dalla posizione dei dati . Ciò equivale a dire che le norme sulla privacy dei cittadini europei dovranno applicarsi indipendentemente dall’area del mondo in cui i dati sono stati trattati e a prescindere dalla collocazione geografica del fornitore di servizi e di qualsiasi mezzo tecnico utilizzato per fornire il servizio.
Non ci dovrebbero essere eccezioni per i fornitori di servizi di paesi terzi. L’avvertimento è chiaro: le aziende che risiedono legalmente al di fuori delle 27 nazioni appartenenti all’Unione, Stati Uniti compresi, devono immediatamente adattare la propria politica sulla privacy affinché sia garantita e rispettata appieno la normativa europea.

Ad esempio, ha affermato Reding, “un social network con sede negli Stati Uniti ma che conta milioni di utenti attivi in Europa deve rispettare le norme UE” e per questo i garanti della privacy dovrebbero essere dotati “di poteri per indagare e avviare azioni legali contro i responsabili del trattamento situati al di fuori della UE”.
Nonostante Reding non vi abbia fatto diretto riferimento nel proprio discorso, sono molte le fonti che hanno ricollegato Facebook e Google a tale esempio. Entrambe sono tra le aziende Internet prese sotto esame, anche in passato, dalla Comunità Europea per possibili sconfinamenti nella vita privata dei cittadini.

A tal proposito un portavoce dell’azienda di Palo Alto, Sophy Silver, ha dichiarato che Facebook si è già adoperato per essere in linea con la normativa europea affermando di lavorare fianco a fianco di funzionari di Bruxelles per la revisione delle norme sulla protezione dei dati.

“Le parti interessate a una recente consultazione pubblica sulla protezione dei dati mi hanno chiesto di chiarire che le nostre norme sulla protezione dei dati si applichino anche alla conservazione dei dati”, ha poi continuato il Commissario. “La conservazione dei dati è già inclusa nella definizione di trattamento anche se il pubblico non è a conoscenza che il trattamento comprende l’archiviazione e la conservazione”. “La Carta dei diritti fondamentali dell’UE stabilisce i principi di base per la protezione dei dati personali in tutta Europa. Questo comprende anche i casi in cui le autorità di polizia possono richiedere alcune informazioni per circostanze particolari come ad esempio bonifici, acquisti di biglietti aerei, check-in, navigazione Internet, invio di email o telefonate”. “Questi dati – ha continuato Reding – vengono raccolti di solito da aziende private per scopi commerciali, ma possono essere utilizzati dalle autorità per indagini sul terrorismo o per la criminalità organizzata.

Un cambiamento importante dopo l’introduzione del Trattato di Lisbona è che ora la Commissione può considerare di estendere le norme generali in materia di protezione dei dati anche all’area di cooperazione tra di polizia e autorità giudiziaria in materia penale.
“Ultimo e importante aspetto – si è apprestata a concludere il Commissario – è l’aspetto relativo all’esecuzione di tale normativa”. “Per essere efficaci le norme sui diritti di protezione dei dati devono essere effettivamente applicate, e per rendere questo possibile bisogna lavorare per rafforzare l’indipendenza e armonizzare i poteri delle autorità nazionali in merito alle normative volte alla garanzie della privacy in tutti i 27 Stati membri”.
L’Unione Europea vorrebbe , dunque, tentare di avviare una politica di tutela della protezione dei dati molti più restrittiva e dettagliata di quella esistente in altre aree e certamente più severa di quella prevista negli Stati Uniti , a cui la maggior parte delle potenziali aziende che possono essere investite da tale direttiva fa riferimento.

Necessario, ha infine concluso il commissario Reding, è il rafforzamento degli strumenti di cooperazione specie per quanto concerne casi che coinvolgono più paesi europei. A riguardo, Reding ha citato le recenti preoccupazioni per i servizi di mapping online che spesso mostrano foto di persone o delle loro case, con riferimento al servizio di mappatura di Google.
“Si tratta di chiari casi in cui – ha ribadito il Commissario UE – è fondamentale un approccio coordinato a livello europeo per affrontare le questioni in modo coerente ed efficace”.

Raffaella Gargiulo

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  • iupiter scrive:
    moriranno di fame
    moriranno di fame, fine dei produttori...se aspetti che il pubblico paghi quello che puoi avere gratis mera illusione. facevamo prima a prendere una tanica di benzina e darsi fuoco..se si volevano suicidare era piu' rapido e spettacolare.
    • korn scrive:
      Re: moriranno di fame
      O forse ci hanno visto lungo, chi non mette 1 dollaro per potersi scaricare legalmente una pellicola? moltiplicato per il totale dei frames credo che potrebbe incassare in anticipo ben più di molti verofintikolossal e poi rimane sempre il dvd in versione tradizionale che se il film appassiona normalmente ti compri.
      • Franky scrive:
        Re: moriranno di fame
        - Scritto da: korn
        O forse ci hanno visto lungo, chi non mette 1
        dollaro per potersi scaricare legalmente una
        pellicola? moltiplicato per il totale dei frames
        credo che potrebbe incassare in anticipo ben più
        di molti verofintikolossal e poi rimane sempre il
        dvd in versione tradizionale che se il film
        appassiona normalmente ti
        compri.sperimentano...perche' si sono resi conto che non si puo' obbligare un cliente a comprare un prodotto... prima Hulu...poi i siti di noleggio online...ora perfino un tentativo di democratizzazione della produzione...questo e' interessante.... del resto ormai i siti che propongono lo streaming su megavideo hanno locandine bellissime...sono leggeri ben organizzati e molto piu' funzionali del loro sistema di distribuzione...delegare agli utenti il compito di distribuire e contribuire a produrre il film sarebbe una vera svolta...magari finirebbe anche la caccia alle streghe per chi mette su youtube video tratti dalla tv per il "fair play use"...voglio dire chi mette un video su youtube non trae nessun vantaggio personale...o economico se lo fa lo fa per dare agli utenti la possibilita' di commentare e dire la loro sul video stesso...ma nonostante questo il suo account viene cancellato in barba al leggittimo diritto di espressione e di critica che e' stato violentato e calpestato piu' volte dagli "integralisti delle licenzine"...
        • Sgabbio scrive:
          Re: moriranno di fame
          Esattamente! Per non parlare che per far ricorso devi sopportare delle burocrazia assurda.
        • iupiter scrive:
          Re: moriranno di fame
          obbligare? a me non risulta che fuori dai cinema ci sia gente che mi punta la pistola..mi sa che la sperimentazione dura poco..per me e' solo una trovata pubblicitaria per farsi notare per i prossimi film. della serie ne sacrifico uno ma guadagno in immagine...sono solo tecniche di marketing. Alla beneficenza non ho mai creduto specie dalle grosse companies.
      • Zapper scrive:
        Re: moriranno di fame
        - Scritto da: korn
        O forse ci hanno visto lungo, chi non mette 1
        dollaro per potersi scaricare legalmente una
        pellicola? moltiplicato per il totale dei frames
        credo che potrebbe incassare in anticipo ben più
        di molti verofintikolossalSuvvia, 135000 x 1 non è un calcolo così difficile. No, non fa milioni di dollari.
    • panda rossa scrive:
      Re: moriranno di fame
      - Scritto da: iupiter
      moriranno di fame, fine dei produttori...se
      aspetti che il pubblico paghi quello che puoi
      avere gratis mera illusione. facevamo prima a
      prendere una tanica di benzina e darsi fuoco..se
      si volevano suicidare era piu' rapido e
      spettacolare.Se il pubblico non finanzia, allora non fanno il film.Nessuno ci perde niente e tutti sono contenti.Se invece il pubblico finanzia, fanno il film, e la collettivita' ha un film in piu' alla faccia di quelli che sostengono che non verranno piu' fatti film nuovi.In entrambi i casi il videotecaro chiude bottega, quindi un risultato positivo lo si porta a casa comunque.
      • ciccio quanta ciccia scrive:
        Re: moriranno di fame
        Se non arrivano alla cifra necessaria non fanno il film e che fanno... ti restituiscono i soldi... dubito.... Anzi, è una bella idea per fare i soldi facile senza far nulla...
        • panda rossa scrive:
          Re: moriranno di fame
          - Scritto da: ciccio quanta ciccia
          Se non arrivano alla cifra necessaria non fanno
          il film e che fanno... ti restituiscono i
          soldi... dubito.... Perche' dubiti?Restituiranno i soldi: non e' difficile riaccreditare una somma su un conto paypal.E comunque mica c'e' una scadenza.Non devono raccogliere la somma x entro una certa data.Devono raccogliere la somma x.Quando l'avranno raccolta faranno il film.Non ti convince? Non partecipare!Pensa che anche non partecipando, avrai il diritto di scaricare la tua copia una volta fatto il film.Quindi hai solo da guadagnarci, senza possibilita' di perderci.
          Anzi, è una bella idea per
          fare i soldi facile senza far
          nulla...Se vuoi fare i soldi facile senza far nulla puoi semore pensare di aprire una videoteca.
          • Joe Tornado scrive:
            Re: moriranno di fame

            Se vuoi fare i soldi facile senza far nulla puoi
            semore pensare di aprire una
            videoteca.Potevi ... ormai la pacchia è finita : oggi tirano le sale scommesse / slot / video poker !
          • iupiter scrive:
            Re: moriranno di fame
            gia' il solo fatto che tirano le sale poker fa capire che decerebrati ci siano in giro. Tutta scena a poca sostanza...c e' uno di quei giri di mafie intorno a quella roba e mi meraviglio che nessuno se ne sia accorto.
          • iupiter scrive:
            Re: moriranno di fame
            ma chi l ha mai frequentata una videoteca....e comunque fa piu' fatica il videotecaro di uno che scrive 4 XXXXXXX(compreso me) al pc su punto informatico.
    • uno qualsiasi scrive:
      Re: moriranno di fame

      moriranno di fame, fine dei produttori...Guarda che i produttori, in questo caso, sono costituiti dal pubblico.
      se
      aspetti che il pubblico paghi quello che puoi
      avere gratis mera illusione.Vero; ma non puoi averlo gratis, per il semplice motivo che non esiste. E quando finalmente esisterà, sarà già stato pagato.
  • monalisa monamour scrive:
    stesso metodo della blenderFoundation
    più o meno il metodo sperimentato da un po di anni a questa parte dalla blender fondation con sintel , big buck bunny e elephant dream.in pratica la collettività finanzia il film
    • monalisa monamour scrive:
      Re: stesso metodo della blenderFoundation
      per non dire che comunque sono validi i metodi di distribuzione tradizionali se il prodotto finale è buono... nessuno vieterebbe la distribuziona classica al cinema.immaginate uno "steven spieleberg" di turno che iniziasse una campagna raccolta fondi per realizzare un film... voi non li mettereste 20 euri per segnare incidere il vostro nome nei titoli di coda? :Dla rete offre potenzialità che per ora sono precluse solo dalla fantasia...possibile che non c'è nessun registra di talento in italia che abbia il coraggio di azzardare un progetto del genere?eppure in questa italietta se c'è una cosa che riescono alla grande... è la propaganda :D
      • Franky scrive:
        Re: stesso metodo della blenderFoundation
        - Scritto da: monalisa monamour
        per non dire che comunque sono validi i metodi di
        distribuzione tradizionali se il prodotto finale
        è buono... nessuno vieterebbe la distribuziona
        classica al
        cinema.

        immaginate uno "steven spieleberg" di turno che
        iniziasse una campagna raccolta fondi per
        realizzare un film... voi non li mettereste 20
        euri per segnare incidere il vostro nome nei
        titoli di coda?
        :D

        la rete offre potenzialità che per ora sono
        precluse solo dalla
        fantasia...
        possibile che non c'è nessun registra di talento
        in italia che abbia il coraggio di azzardare un
        progetto del
        genere?
        eppure in questa italietta se c'è una cosa che
        riescono alla grande... è la propaganda
        :Dquesta idea l'avevo letta 2 anni fa in occasione dell'hackermeeting sul sito della manifestazione...e mi pare che ci sia un'etichetta italiana nuova che produce film opensource in cui gli utenti possono finanziare e comprare una quota del film...ora pero' mi sfugge il nome di questa etichetta...mi ricordo che iniziava con la M.... ma francamente nulla di piu'... si potrebbe fare una ricerca su google con le parole "opensource movies" o "opensource film" e vedere se si ritrova...
      • ciccio quanta ciccia scrive:
        Re: stesso metodo della blenderFoundation
        No guada, di vedere il mio nome nei titoli di coda non me ne potrebbe XXXXXXX di meno... 20 euro poi...Non facciamoci abbindolare da queste cose... io ti do $1 e tu cosa mi dai? Un fotogramma? E poi mi fai scaricare il film... oddio che bravo... com'è umano lei... Non è un film commissionato dalla gente... nessuno gil ha chiesto di farlo.. il committente chiede e impone specifiche precise... Qui stanno semplicemente facendo una colletta. Peccato che però il produttore dei film quando mette i soldi ha fior fiori di contratti e poi... incassa. È un investimento, e come tale ha un potenziale ritorno. Se ti compro minuti di film che ritorno MONETARIO ne avrei... visto che ti do moneta e non aria fritta? Che contratto ho?Semplicemente ti finanzio come posso finanziare il programmatore di turno ecc. ecc. Ma non posso partecipare, non posso collaborare attivamente e artisticamente, al contrario di quanto avviene con l'OSS.Visto che poi vogliono vendere il DVD ecc. se io ti finanzio tu poi allora mi dai le royalty ciccio... Guarda caso quando il sistema che tanto difendono può essere esteso agli altri viene estesa solo la parte a loro vantaggio... Allora o elimini questo sistema o mi paghi, caro!
    • Zapper scrive:
      Re: stesso metodo della blenderFoundation
      - Scritto da: monalisa monamour
      più o meno il metodo sperimentato da un po di
      anni a questa parte dalla blender fondation con
      sintel , big buck bunny e elephant
      dream.

      in pratica la collettività finanzia il filmSono solo dei corti e mediocri. Se questo è il futuro della cinematografia, siamo a posto.
  • panda rossa scrive:
    Fantastica iniziativa!
    Finalmente qualcuno ci e' arrivato.Film su commissione, finanziati dai committenti.Anche in questo settore dell'enterteinment abbiamo eliminato gli intermediari parassiti.
    • correre scrive:
      Re: Fantastica iniziativa!
      non correre troppo sembri un videotechino che si esalta per le leggi antipirateria (ma almeno qui qualche possibilità di sucXXXXX c'è)
      • Franky scrive:
        Re: Fantastica iniziativa!
        - Scritto da: correre
        non correre troppo sembri un videotechino che si
        esalta per le leggi antipirateria (ma almeno qui
        qualche possibilità di sucXXXXX
        c'è)hihi...(rotfl)...pero' dai questa da una major tradizionale non c'e' l'aspettavamo...fino a ieri bittorrent era considerato come il "regno delmale" (versione major)...ora viene addirittura utilizzato da loro come canale di distribuzione....e' interessante oggettivamente come cosa....
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