UE, vince la net neutrality

Sì al roaming zero, alla competizione intra-europea tra operatori e alla tutela della cosiddetta neutralità della Rete: le corsie preferenziali dei servizi specializzati non creeranno discriminazioni. Festeggiano i netizen, gli operatori esprimono preoccupazione

Roma – Il Parlamento europeo ha votato a favore dell’abolizione delle tariffe di roaming entro Natale 2015, e ha avallato la proposta della Commissione relativa al regolamento per realizzare un mercato unico europeo delle telecomunicazioni.

La proposta di regolamentazione del settore comunitario delle telecomunicazioni è un pacchetto normativo che intende porre fine alle tariffe di roaming, facilitare la competizione tra provider e tutelare della net neutrality .
Nel dettaglio la proposta prevede la fine dell’applicazione delle tariffe di roaming a partire da 15 dicembre 2015 , il conferimento alla Commissione UE di poteri di controllo sull’allocazione delle frequenze da parte dei governi, nonché norme sulla neutralità della Rete, tra cui principalmente il divieto ai fornitori di connettività di bloccare o rallentare certi servizi o applicazioni (ad esempio, quelli VoIP, potenziali concorrenti).

Ad aver vinto alla fine, è stata una formulazione del pacchetto emendata rispetto al testo proposto dalla Commissione sotto la pressione del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo (S&D), dei Verdi, del Gruppo Confederale della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa: un testo che contiene una definizione di net neutrality che ben delimita quali siano servizi possano godere di trattamenti privilegiati, assicurando nel contempo l’uguaglianza del trattamento da parte degli operatori e garantisce la protezione del traffico Internet, senza discriminazioni. In particolare, infatti, nel testo vengono divisi i servizi specializzati (come video on-demand o di assistenza medicale) che necessitano di connessioni speciali da quelli che possono essere offerti sull’Internet cosiddetta pubblica, con cui però non devono entrare in conflitto.

Le associazioni a sostegno dei diritti civili come La Quadrature du Net e EDRi aspettavano con ansia la sua approvazione: le loro aspettative non sono state deluse: Internet resta libera e aperta .

Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea, ha dichiarato che “con questo voto l’UE fa qualcosa di concreto per i cittadini: l’Unione europea è proprio questo, eliminare le barriere per semplificare la vita e ridurre i costi”.

Non tutti , naturalmente, hanno accolto con favore il regolamento: compatti sembrano gli operatori del settore, che si sono fatti sentire in particolare attraverso Cable Europe (associazione che raccoglie i principali operatori europei di TV via cavo), ETNO (che rappresenta le grandi telco europee, come Telecom Italia, Deutsche Telekom, Orange e Telefonica), ECTA (che riunisce le compagnie telefoniche più piccole) e GSMA (il gruppo degli operatori mobile).

In un comunicato congiunto emesso prima del voto le quattro associazioni hanno espresso preoccupazione circa la visione che il regolamento europeo rappresenta: secondo loro restringe eccessivamente quello che Internet può diventare e come dovrebbero essere offerti servizi specializzati di miglior qualità .

A non piacere agli operatori, inoltre, l’incertezza giuridica che rischia di crearsi con le nuove norme: il quadro normativo in vigore in Europa dal 2009 permette alle autorità nazionali di intervenire per fissare determinati livelli di qualità dei servizi di accesso ad Internet, e a tal proposito il BEREC ha già sottolineato come le regole sull’Open Internet dovrebbero essere mantenute il più “leggere e semplici” possibili che non creare un ambiente iperregolato e dunque normativamente incerto rispetto alla velocità con cui il settore si muove, sia a livello tecnologico che di mercato.

Secondo loro , insomma, le misure a tutela della net neutrality rischiano di diventare paletti allo sviluppo di prodotti di maggior qualità per i consumatori e le imprese europee, un freno per l’innovazione e dunque un evidente fattore distorsivo della concorrenza.
Inoltre, secondo alcuni osservatori tra cui il gruppo di consulenza Davies Murphy, la misura porterà inevitabilmente ad un aumento dei costi degli abbonamenti.

Il dibattito, ora, proseguirà nei singoli Stati Membri cui è sottoposto l’esame del regolamento , che secondo la Commissione dovrebbero giungere a un accordo finale entro fine 2014: in Italia, per esempio, a proposito di net neutrality su reti mobili, proprio in questi giorni l’Agcom ha annunciato sul proprio sito la pubblicazione delle informazioni riguardanti la “gestione delle priorità del traffico dati da parte degli operatori Tim, Vodafone e H3G e l’elenco delle offerte e dei piani tariffati cui è associata la priorità alta. Un modo per cercare almeno di garantire all’utente fin da subito la trasparenza.

Claudio Tamburrino

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  • Yoghi scrive:
    Non condivido l'approccio
    Solitamente mi trovo in sintonia con i suoi articoli, ma questa volta qualcosa "stride", la discussione sembra tirata per i capelli.Il cloud è una delle possibili realizzazioni del paradigma client/server e dove per applicazioni "standard" alcuni fornitori esterni si propongono come gestori del servizio, ma non necessariamente gli unici depositare della tecnologia.Per quella che è la mia esperienza (diretta ed indiretta) aziende medio-grandi, in cui esiste un reparto IT che sa cosa significa fare IT e gestire un centro di calcolo, continueranno a mantenere i propri dati internamente se ritenuti molto sensibili (ad es. i dati di marketing o di un nuovo prodotto) o per obbligo (in ambito operatori telefonici ci sono dati che non solo devono stare su server sicuri ma anche su macchine fisicamente separate con controllo degli accessi anche fisici garantibili solo con la gestion in-house, e questo per le normative del garante).Per dati meno sensibili o i servizi più standard è tuttavia probabile che seguano una strada di "esternalizzazione" perchè il rapporto tra costi/benefici per mantenerli interni non regge.L'esempio tipico è la mail: per quale motivo una azienda si dovrebbe accollare i costi di server, sistemisti, licenze, accessi da internet, sincronizzazione tra dispositivi, etc per fornire un servizio peggiore di quello che posso avere con gmail (per citarne uno noto a tutti) dove pagando un canone fisso e generalmente inferiore al costo di una gestione interna? Per le aziende più piccole non vi è, di fatto, alternativa all'uso di servizi "preconfezionati" se vogliono avere applicazioni di buon livello con (nella maggior parte dei casi) un servizio di assistenza più efficace.Ho visto tante piccole ditte artigiane affidarsi al "consulente" di turno per l'installazione e la configurazione di un "software di contabilità" che altro non era che uno sviluppo Visual Basic :( pagandoli anche 5000 euro l'anno. E soprattutto ho visto perdere tutti i dati per un guasto dell'HD non ridondato e di cui non era mai stato fatto un backup (nemmeno consigliato dal consulente pagato 5000 euro l'anno)Servizi in cloud costano un decimo l'anno e sono costantemente aggiornati e (almeno con le parole del contratto) garantiscono una buona protezione dei dati (backup, ridondanza) e sicurezza.Se volete si può disquisire fino a consumare i tasti sull'oppurtunità o meno di affidare alcuni dati ad aziende esterne per il rischio che queste aziende non onorino i contratti (ad esempio l'acXXXXX ai nostri dati a terzie è un rischio concreto) ma sull'altro piatto ci stanno i costi associati ad una gestione in-house che per garantire lo stesso livello di servizio richiede investimenti che le aziende non possono o non vogliono sostenere.Anche in questo senso non sono d'accordo con l'affermazione di Calamari riguardo l'opportunità di evitare l'uso di strutture cloud per la P.A. Spendere parte dei soldi delle mie tasse per alimentare sistemi informatici con procedure di acXXXXX bizantine (metà codice di acXXXXX on-line, metà spedito per posta cartacea, ma anche il portale italia, etc) non mi entusiasma e alimenta solo giri di consulenze e favori che fanno lievitare i costi ogni oltre limite lecito. Inoltre la frammentazione delle PA ha portato a gestioni diverse da città a città delle stesse funzioni (perchè pargare il bollo auto a Milano deve essere diverso che a Bologna?) o all'uso di applicativi diversi per fare la stessa cosa. Perchè, per scelte locali di ogni PA, non è possibile che per rinnovare la patente debba portare io dei certificati rilasciati da un altro ente della PA? L'uso di un approccio cloud obbligherebbe ad una uniformità nella gestione (e si possono avere anche soluzioni che funzionano egregiamente off-line e si sincronizzano onl-line) delle informazioni e quindi dei nostri dati, magari semplificandoci la vita e riducendo i costi della PA.Ed in questo caso non è ne detto ne obbligatorio che il fornitore del cloud sia un ente esterno alla PA...Non sono quindi d'accordo quando si sostiene che il cloud è negativo e da evitare comunque e a prescindere :) perchè è una posizione anacronistica. Sono invece convinto che sia necessario evidenziare come alcuni dati siano da considerare "patrimonio aziendale" e come tali trattati, anche se convincere il mio idraulico di questo è davvero difficile :(
    • Feet on the Ground scrive:
      Re: Non condivido l'approccio
      - Scritto da: Yoghi

      Non sono quindi d'accordo quando si sostiene che
      il cloud è negativo e da evitare comunque e a
      prescindere :) perchè è una posizione
      anacronistica.

      Sono invece convinto che sia necessario
      evidenziare come alcuni dati siano da considerare
      "patrimonio aziendale" e come tali trattati,
      anche se convincere il mio idraulico di questo è
      davvero difficile
      :(Perdi tempo: la gente qui odia il cloud perchè ne è terrorizzata. Significa la fine della loro già scarsa utilità. Significa basta soldi facili per gli scalzacane IT improvvisati che infestano i reparti delle PMI. Finalmente un bel taglio e tutti fuori dalle scatole come meritano. ;)Avete finito di mangiare a sbafo, cantinari da quattro soldi. Per voi è finita.(rotfl)
  • Eugenio Guastatori scrive:
    Fuorviante .
    Non capisco perchè si continui a discutere di queste cose come se avessero senso. Senza voler essere paranoici, non è detto che l'informazione riservata sia quella a cui è impedito l'acXXXXX ad altri soggetti (ssl, dischi criptati e roba simile), anche una semplice lettera spedita con un corriere o con la posta può esserlo.Il problema è che ci si affida ad entità come Google, che te lo dicono espressamente che con le informazioni che usi in qualunque servizio, loro ci possono fare qualsiasi cosa.Non ha senso parlare di riservatezza, in questo caso, quindi chiunque si rivolga ai servizi di questa gente o non è interessato alla cosa o non capisce nulla di informatica o riservatezza dell'informazione, il che, in sintesi è il perfetto profilo di chi prende le decisioni in una azienda tipo.
  • prova123 scrive:
    Cloud = tecnologia fine anni 70
    Antidiluviana e inutile, retaggio del passato che non ha più senso di esistere nè come storage nè come cloud computing. Quei poveraqcci che si gonfiano a pronunciare la parola cloud mi fanno pena come uno che fa il figo e si vanta di guidare una 126 consumata dalla ruggine ...
    • prova123 scrive:
      Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
      mi correggo ... sono semplicemente dei poveri cogli*ni :D
    • collione scrive:
      Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
      è la tecnologia che gli permette di mettere le mani nei dati di tutti noi, per questo la spingeranno, nonostante sia roba vecchia e nonostante il criterio fondante di internet fosse la decentralizzazione ( in opposizione alla centralizzazione, che invece loro stanno spingendo fortemente )col cloud, internet diventa una nuova tv e addio alla libertà e indipendenza di tale mediama si sa, lorsignori vedono libertà ed indipendenza col fumo negli occhi
      • prova123 scrive:
        Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
        Non so fino a che punto convenga gli convenga spingere, perchè l'alternativa è questo tipo di sw opensource che mi ha tecnicamente incuriosito:http://retroshare.sourceforge.net/forse è meglio che lascino tutto così.
    • MacGeek scrive:
      Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
      - Scritto da: prova123
      Antidiluviana e inutile, retaggio del passato che
      non ha più senso di esistere nè come storage nè
      come cloud computing. Quei poveraqcci che si
      gonfiano a pronunciare la parola cloud mi fanno
      pena come uno che fa il figo e si vanta di
      guidare una 126 consumata dalla ruggine
      ...Concordo
    • bancai scrive:
      Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
      la vedo utile per sincronizzare i segnali nei browser...
      • prova123 scrive:
        Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
        Occhio che vogliono sostituire il vecchio VT100 (con il prompt verde su fondo nero di default ... io da sempre ho trovato molto più riposante fondo ambra con inchiostro nero) con un più colorato browser, di fatto ti vogliono togliere un computer per darti in cambio un terminale, questo non deve passare.
        • qualcuno scrive:
          Re: Cloud = tecnologia fine anni 70

          Occhio che vogliono sostituire il vecchio VT100
          (con il prompt verde su fondo nero di default ...
          io da sempre ho trovato molto più riposante fondo
          ambra con inchiostro nero) con un più colorato
          browser, di fatto ti vogliono togliere un
          computer per darti in cambio un terminale, questo
          non deve
          passare.(newbie)Perchè ancora si usa? In quale caverna?Non è forse un terminale anche quello?
          • prova123 scrive:
            Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
            Guarda la luna ... non il dito ... ma fai attenzione ad avere una mano che copre sempre il sedere! :DIl browser deve fare esclusivamente il browser. Punto.Già il fatto che ci sia qualcuno che pensi di fare girare l'Unreal Engine 4 nel browser ... o applicativi, tanto per citarne uno Office ... è già estremamente grave e deve essere boicottato sin da ora.Prevenire è meglio che curare.
          • prova123 scrive:
            Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
            Scommetto che se il tipico utente con smartphone/iphone e tablet, al quale hanno già lavato per bene il cervello facendogli credere che un "computer = terminale". :-oLe tue parole sono la dimostrazione che la situazione è già quella qui sotto descritta: "Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo." (Morpheus)
          • Feet on the Ground scrive:
            Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
            Sono queste le tue argomentazioni? Matrix?(rotfl)Dai, facci vedere come salti da un palazzo all'altro, "Eletto" degli sfigati.(rotfl)Boicotta quello che ti pare, non saranno due sfigati a cambiare una tendenza di mercato ormai consolidata.
          • prova123 scrive:
            Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
            C'è una differenza operativa abissale tra "un terminale" ed un dipositivo che "non è un terminale":nel primo caso se ti tolgono la rete il dispositivo diventa un pezzo di plastica/latta inutilizzabile, nel secondo caso è semplicemente un dispositivo offline.E' evidente che il computer attuale non è nemmeno un lontano parente dei terminali.
          • CIC scrive:
            Re: Cloud = tecnologia fine anni 70
            Non sono d'accordo.se il PC è utilizzato proprio per il cloud, se è offlinediventa un coso inutile, giusto per giocare al solitario.
  • Qualcuno scrive:
    Cloud=inutilità fumosa
    Premesso che mi piacerebbe vedere che definizione dà ciascuno di noi alla parola puramente markettara "cluod", è sempre stato evidente a chi ne capisce qualcosa di informatica che avere tutti i servizi essenziali in casa è una cosa buona e giusta. Naturalmente però questo comporta lavoro e compentenza, quindi l'esternalizzare tutto piace tanto a pigri, incompetenti e scaricabarili.
  • Enjoy with Us scrive:
    Cloud = fregatura
    Io lo sostengo da sempre, ci voleva il datagate per far aprire gli occhi alla gente!1. La riservatezza dei dati che appunto non potrà mai essere paragonabile a quella ottenibile con soluzioni "domestiche"2. La accessibilità ai dati! Il cloud funzione solo always on, se la connessione è lenta o peggio assente, che si fa si aspetta?Dirò di più è tutto il concetto client/server che deve essere rivisto, la rete anche nel migliore dei casi è un collo di bottiglia rispetto alla velocità di acXXXXX ai dati in locale, quindi è stupido insistere su modelli always on, molto meglio stoccare i dati in locale e procedere all'aggiornamento dell'archivio remoto o on demand o ad intervalli di tempo prestabiliti, si decongestiona la rete e si rendono molto meno critici suoi eventuali blocchi temporanei, chissà se qualche pagatissimo CEO prima o poi ci arriverà...
    • unaDuraLezione scrive:
      Re: Cloud = fregatura
      contenuto non disponibile
      • tucumcari scrive:
        Re: Cloud = fregatura
        - Scritto da: unaDuraLezione
        - Scritto da: Enjoy with Us

        Io lo sostengo da sempre, ci voleva il
        datagate

        per far aprire gli occhi alla

        gente!

        ma magari... se fosse così metà delle aziende del
        Nasdaq avrebbero sensibilmente perso il proprio
        valore in
        borsa.
        Invece nulla di nulla, anzi continuano a
        gonfiarsi.In effettti il punto è che non direi che in molti "abbiano aperto gli occhi"... dormono alla grande!
        • tucumcari scrive:
          Re: Cloud = fregatura
          - Scritto da: tucumcari
          - Scritto da: unaDuraLezione

          - Scritto da: Enjoy with Us


          Io lo sostengo da sempre, ci voleva il

          datagate


          per far aprire gli occhi alla


          gente!



          ma magari... se fosse così metà delle
          aziende
          del

          Nasdaq avrebbero sensibilmente perso il
          proprio

          valore in

          borsa.

          Invece nulla di nulla, anzi continuano a

          gonfiarsi.
          In effettti il punto è che non direi che in molti
          "abbiano aperto gli occhi"... dormono alla
          grande!Chiaro, sono macachi. Oppure trolletti.Natura matrigna.
    • Etype scrive:
      Re: Cloud = fregatura
      Pienamente d'accordo con i limiti che hai citato....
    • ruppolo scrive:
      Re: Cloud = fregatura
      - Scritto da: Enjoy with Us
      Io lo sostengo da sempre, ci voleva il datagate
      per far aprire gli occhi alla
      gente!

      1. La riservatezza dei dati che appunto non
      potrà mai essere paragonabile a quella ottenibile
      con soluzioni
      "domestiche"

      2. La accessibilità ai dati! Il cloud funzione
      solo always on, se la connessione è lenta o
      peggio assente, che si fa si
      aspetta?

      Dirò di più è tutto il concetto client/server che
      deve essere rivisto, la rete anche nel migliore
      dei casi è un collo di bottiglia rispetto alla
      velocità di acXXXXX ai dati in locale, quindi è
      stupido insistere su modelli always on, molto
      meglio stoccare i dati in locale e procedere
      all'aggiornamento dell'archivio remoto o on
      demand o ad intervalli di tempo prestabiliti, si
      decongestiona la rete e si rendono molto meno
      critici suoi eventuali blocchi temporanei, chissà
      se qualche pagatissimo CEO prima o poi ci
      arriverà...Toh guarda, hai appena descritto iCloud.
      • collione scrive:
        Re: Cloud = fregatura
        - Scritto da: ruppolo
        Toh guarda, hai appena descritto iCloud.no, ha appena descritto le millemila architetture terminale/mainframe diffuse fin dagli anni '60
        • panda rossa scrive:
          Re: Cloud = fregatura
          - Scritto da: collione
          - Scritto da: ruppolo


          Toh guarda, hai appena descritto iCloud.

          no, ha appena descritto le millemila architetture
          terminale/mainframe diffuse fin dagli anni
          '60Tutta gente che ha per decenni sfruttato impunemente la grande idea di Jobs!
      • Albedo 0,9 scrive:
        Re: Cloud = fregatura
        - Scritto da: ruppolo
        - Scritto da: Enjoy with Us

        Io lo sostengo da sempre, ci voleva il datagate

        per far aprire gli occhi alla

        gente!



        1. La riservatezza dei dati che appunto non

        potrà mai essere paragonabile a quella
        ottenibile

        con soluzioni

        "domestiche"



        2. La accessibilità ai dati! Il cloud funzione

        solo always on, se la connessione è lenta o

        peggio assente, che si fa si

        aspetta?



        Dirò di più è tutto il concetto client/server
        che

        deve essere rivisto, la rete anche nel migliore

        dei casi è un collo di bottiglia rispetto alla

        velocità di acXXXXX ai dati in locale, quindi è

        stupido insistere su modelli always on, molto

        meglio stoccare i dati in locale e procedere

        all'aggiornamento dell'archivio remoto o on

        demand o ad intervalli di tempo prestabiliti, si

        decongestiona la rete e si rendono molto meno

        critici suoi eventuali blocchi temporanei,
        chissà

        se qualche pagatissimo CEO prima o poi ci

        arriverà...

        Toh guarda, hai appena descritto iCloud.Sapessi... sapessi cosa si può fare con le reti mesh. :)Altro che iCloud centralizzato che ancora rincorre i dinosauri.
        • Feet on the Ground scrive:
          Re: Cloud = fregatura
          - Scritto da: Albedo 0,9
          Sapessi... sapessi cosa si può fare con le reti
          mesh.
          :)
          Altro che iCloud centralizzato che ancora
          rincorre i
          dinosauri.Cosa si può fare con le reti mesh?Su, vediamo. Facci vedere cosa si può fare con le reti mesh.Poi spiegaci perchè non vengono usate, ma per favore niente complotti o rettiliani. ;)
  • Etype scrive:
    cloud
    "Non sarebbe la prima volta (Echelon docet) che dati intercettati per finalità di sicurezza nazionale si trasformano come per magia in vantaggio competitivo per le aziende della nazione intercettante."Ecco diciamo che simili misure sono più per altri scopi che non quello di un presunto e fantomatica lotta aò terrorismo,ma vuoi mettere farci la bella figura in pubblico dicendo di lottare contro un nemico invisibile,pericoloso e che si è spaiti per il nostro bene ? :D
  • bradipao scrive:
    il problema esiste, ma...
    Il problema effettivamente esiste, ma tecnologicamente può essere risolto, devono sono cominciare ad apparire realtà che offrono queste soluzioni, partendo dall'assioma che non ci si può fidare di nessuno (trust no one). Per le email e le comunicazioni in genere, la citata soluzione con crittografia end-to-end è chiaramente la via da seguire, rimane solo da attendere che qualcuno riesca ad offrirla in un modo comodo ed efficiente.
    • 2014 scrive:
      Re: il problema esiste, ma...
      - Scritto da: bradipao
      Il problema effettivamente esiste, ma
      tecnologicamente può essere risolto, devono sono
      cominciare ad apparire realtà che offrono queste
      soluzioni, partendo dall'assioma che non ci si
      può fidare di nessuno (trust no one).Basta tenerti i tuoi server in cantina, più facile di cosi...
      • tucumcari scrive:
        Re: il problema esiste, ma...
        Perchè in cantina i dati stan più freschi?(rotfl)(rotfl)Ho visto migliaia di aziende che hanno server ma nessuna che li tenesse assieme al "Dom Perignon del '98"...(rotfl)(rotfl)
        • tucumcari scrive:
          Re: il problema esiste, ma...
          - Scritto da: tucumcari
          Perchè in cantina i dati stan più freschi?
          (rotfl)(rotfl)
          Ho visto migliaia di aziende che hanno server ma
          nessuna che li tenesse assieme al "Dom Perignon
          del
          '98"...
          (rotfl)(rotfl)E assieme agli zampini?
    • krane scrive:
      Re: il problema esiste, ma...
      - Scritto da: bradipao
      Il problema effettivamente esiste, ma
      tecnologicamente può essere risolto, devono sono
      cominciare ad apparire realtà che offrono queste
      soluzioni, partendo dall'assioma che non ci si
      può fidare di nessuno (trust no one).
      Per le email e le comunicazioni in genere, la
      citata soluzione con crittografia end-to-end è
      chiaramente la via da seguire, rimane solo da
      attendere che qualcuno riesca ad offrirla in un
      modo comodo ed efficiente.Pgp integrato nei piu' comuni client di posta non bastano ?I plughin per usare pgp in modo trasparente da browser con ad es Gmail neanche ?Guarda che dubito che possa essere offerta in modo piu' efficente a meno che tu per efficenza intenda che ti offrano una fxga che scrive le email sotto dettatura dopo averti portato un martini...
    • king volution scrive:
      Re: il problema esiste, ma...
      - Scritto da: bradipao
      Il problema effettivamente esiste, ma
      tecnologicamente può essere risolto, devono sono
      cominciare ad apparire realtà che offrono queste
      soluzioni, partendo dall'assioma che non ci si
      può fidare di nessuno (trust no one).dubito molto, invece, che il problema possa essere risolto: se anche (solo in teoria, e molto molto molto difficilmente in pratica) si arrivasse a porre "rimedio" alle "debolezze" del cloud rispetto a privacy e riservatezza, resta comunque il problema (insormontabile) della affidabilità/continuità dei servizi...immaginiamo una PA (con la cosiddetta sicurezza nazionale inclusa) pesantemente "legata" a servizi cloud... che succederebbe se, per esempio in uno scenario di crisi politica/economica/militare internazionale, tutti i fornitori di punto in bianco chiudessere i server?per l' affidabilità/continuità dei servizi l'unica reale soluzione è averne una "replica" completa in casa propria... ma allora, a che serve avere un cloud esternalizzato?
      • cippazza2 scrive:
        Re: il problema esiste, ma...
        esattamente a un caxxo !burp
      • Mario scrive:
        Re: il problema esiste, ma...
        - Scritto da: king volution
        - Scritto da: bradipao

        Il problema effettivamente esiste, ma

        tecnologicamente può essere risolto, devono
        sono

        cominciare ad apparire realtà che offrono
        queste

        soluzioni, partendo dall'assioma che non ci
        si

        può fidare di nessuno (trust no one).

        dubito molto, invece, che il problema possa
        essere risolto: se anche (solo in teoria, e molto
        molto molto difficilmente in pratica) si
        arrivasse a porre "rimedio" alle "debolezze" del
        cloud rispetto a privacy e riservatezza, resta
        comunque il problema (insormontabile) della
        affidabilità/continuità dei
        servizi...

        immaginiamo una PA (con la cosiddetta sicurezza
        nazionale inclusa) pesantemente "legata" a
        servizi cloud... che succederebbe se, per esempio
        in uno scenario di crisi
        politica/economica/militare internazionale, tutti
        i fornitori di punto in bianco chiudessere i
        server?

        per l' affidabilità/continuità dei servizi
        l'unica reale soluzione è averne una "replica"
        completa in casa propria... ma allora, a che
        serve avere un cloud
        esternalizzato?Qui si ragiona da utenti di personal dove ognuno ha i suoi file sul suo server, peccato che le cose in realtà sono molto diverse, ormai ci sono gruppi sparsi in giro per il mondo e appartenenti ad aziende diverse che lavorano insieme e contemporaneamente sugli stessi file, é logico che siano conservati da una azienda terza che sia esperta nel trattamento e nella conservazione dei dati e offra il miglior servizio possibile a tutti. É globalizzazione anche questa
        • Albedo 0,9 scrive:
          Re: il problema esiste, ma...
          - Scritto da: Mario
          Qui si ragiona da utenti di personal dove ognuno
          ha i suoi file sul suo server, peccato che le
          cose in realtà sono molto diverse, ormai ci sono
          gruppi sparsi in giro per il mondo e
          appartenenti ad aziende diverse che lavorano
          insieme e contemporaneamente sugli stessi file, é
          logico che siano conservati da una azienda terza
          che sia esperta nel trattamento e nella
          conservazione dei dati e offra il miglior
          servizio possibile a tutti.Perché una terza azienda? I "cloud" interni delle rispettive aziende non potrebbero condividere tra loro determinate aree, o permettere l'acXXXXX remoto di utenti esterni in particolari zone con i giusti permessi? I protocolli di comunicazione servono anche per questo.
          • collione scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            col non trascurabile vantaggio di non consegnare ( almeno volontariamente ) i gioielli della corona al grande fratello
          • Albedo 0,9 scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            - Scritto da: collione
            col non trascurabile vantaggio di non consegnare
            ( almeno volontariamente ) i gioielli della
            corona al grande
            fratellononché di garantire l'acXXXXX ai dati all'interno delle singole LAN anche in completa assenza di connessione Internet.
          • Mario scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            - Scritto da: Albedo 0,9
            - Scritto da: Mario

            Qui si ragiona da utenti di personal dove
            ognuno

            ha i suoi file sul suo server, peccato che le

            cose in realtà sono molto diverse, ormai ci
            sono

            gruppi sparsi in giro per il mondo e

            appartenenti ad aziende diverse che lavorano

            insieme e contemporaneamente sugli stessi
            file,
            é

            logico che siano conservati da una azienda
            terza

            che sia esperta nel trattamento e nella

            conservazione dei dati e offra il miglior

            servizio possibile a tutti.

            Perché una terza azienda? I "cloud" interni delle
            rispettive aziende non potrebbero condividere tra
            loro determinate aree, o permettere l'acXXXXX
            remoto di utenti esterni in particolari zone con
            i giusti permessi?

            I protocolli di comunicazione servono anche per
            questo.nella mia ditta non fanno entrare nessun esterno sulla LAN neanche con tutti i permessi del caso
          • unaDuraLezione scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            contenuto non disponibile
          • tucumcari scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            - Scritto da: unaDuraLezione
            - Scritto da: Mario


            nella mia ditta non fanno entrare nessun
            esterno

            sulla LAN neanche con tutti i permessi del

            caso

            come fate a sincronizzare i documenti tra più
            sedi?Magari li tengono su un repository comune oppure (udite udite...) hanno un document management?Il problema non è quello di "sincronizzare" (in realtà "sincronizzare" è la parola sbagliata la questione è che i dati e le informazioni siano condivisi e appaiano essere in una unica fonte).Per risolvere la questione hai 2 architetture base (ci sono altre questioni ma è lungo discuterne:1) Puntare sul paradigma della "replica" ovvero avere una distribuzione dei repository gestita tramite agents (a seconda delle sedi) che replicano localmente i contenuti seguendo lo schema.2) Avere una gestione centralizzata dei contenuti basata su dei repository centrali.Ognuno dei 2 modi ha pro e contro.Nel caso 1) sconti la latenza pari a quella degli agent e del tempo che ci mettono a trasferire i contents per aggiornare i repo locali (niente tempo reale).Nel caso 2) hai il tempo reale ma lo paghi in traffico di rete.Ma la questione è ampiamente risolta ovviamente.Da me usiamo l'approccio n.1 (architettura distribuita) e la "latenza" è ridotta al minimo indispensabile.. (diciamo paragonabile al tempo che impiegheresti utilizzando una e-mail tra 2 server "contigui" e quindi in media sotto al minuto o poco più (a seconda dei volumi).Ma naturalmente in altre situazioni può convenire l'approccio centralizzato come ad esempio fa Accenture... (anche se lo fanno diversamente da come lo farei io).Puoi anche fare un modello "misto" (alcune cose centralizzate... ad esempio la "knowledge base" e altre no....).Le tecnologie e le architetture per risolvere il problema ci sono tutte devi semplicemente ragionarci sopra quando disegni il modello e sapere bene quello che stai facendo (è li la vera difficoltà).
          • tucumcari scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            - Scritto da: tucumcari
            - Scritto da: unaDuraLezione

            - Scritto da: Mario




            nella mia ditta non fanno entrare nessun

            esterno


            sulla LAN neanche con tutti i permessi
            del


            caso



            come fate a sincronizzare i documenti tra più

            sedi?
            Magari li tengono su un repository comune oppure
            (udite udite...) hanno un document
            management?
            Il problema non è quello di "sincronizzare" (in
            realtà "sincronizzare" è la parola sbagliata la
            questione è che i dati e le informazioni siano
            condivisi e appaiano essere in una unica
            fonte).

            Per risolvere la questione hai 2 architetture
            base (ci sono altre questioni ma è lungo
            discuterne:

            1) Puntare sul paradigma della "replica" ovvero
            avere una distribuzione dei repository gestita
            tramite agents (a seconda delle sedi) che
            replicano localmente i contenuti seguendo lo
            schema.
            2) Avere una gestione centralizzata dei contenuti
            basata su dei repository
            centrali.

            Ognuno dei 2 modi ha pro e contro.

            Nel caso 1) sconti la latenza pari a quella degli
            agent e del tempo che ci mettono a trasferire i
            contents per aggiornare i repo locali (niente
            tempo
            reale).
            Nel caso 2) hai il tempo reale ma lo paghi in
            traffico di
            rete.

            Ma la questione è ampiamente risolta ovviamente.

            Da me usiamo l'approccio n.1 (architettura
            distribuita) e la "latenza" è ridotta al minimo
            indispensabile.. (diciamo paragonabile al tempo
            che impiegheresti utilizzando una e-mail tra 2
            server "contigui" e quindi in media sotto al
            minuto o poco più (a seconda dei
            volumi).

            Ma naturalmente in altre situazioni può convenire
            l'approccio centralizzato come ad esempio fa
            Accenture... (anche se lo fanno diversamente da
            come lo farei
            io).

            Puoi anche fare un modello "misto" (alcune cose
            centralizzate... ad esempio la "knowledge base" e
            altre
            no....).
            Le tecnologie e le architetture per risolvere il
            problema ci sono tutte devi semplicemente
            ragionarci sopra quando disegni il modello e
            sapere bene quello che stai facendo (è li la vera
            difficoltà).... E nei ritagli di tempo, fare una petizione online per salvare i destini dell'UE.
          • tucumcari scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            https://www.facebook.com/public/Makitte-Senkula
          • 2014 scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            - Scritto da: unaDuraLezione
            - Scritto da: Mario


            nella mia ditta non fanno entrare nessun
            esterno

            sulla LAN neanche con tutti i permessi del

            caso

            come fate a sincronizzare i documenti tra più
            sedi?piccioni viaggiatori?
          • unaDuraLezione scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            contenuto non disponibile
          • Funz scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            - Scritto da: 2014

            come fate a sincronizzare i documenti tra più

            sedi?
            piccioni viaggiatori?ssé ppò ffàhttps://tools.ietf.org/html/rfc2549 <i
            IP over Avian Carriers with Quality of Service </i
          • Mario scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            - Scritto da: unaDuraLezione
            - Scritto da: Mario


            nella mia ditta non fanno entrare nessun
            esterno

            sulla LAN neanche con tutti i permessi del

            caso

            come fate a sincronizzare i documenti tra più
            sedi?con esterno intendo estraneo all'azienda
        • king volution scrive:
          Re: il problema esiste, ma...
          - Scritto da: Mario
          Qui si ragiona da utenti di personal dove ognuno
          ha i suoi file sul suo server, peccato che le
          cose in realtà sono molto diverse, ormai ci sono
          gruppi sparsi in giro per il mondo e
          appartenenti ad aziende diverse che lavorano
          insieme e contemporaneamente sugli stessi file, é
          logico che siano conservati da una azienda terza
          che sia esperta nel trattamento e nella
          conservazione dei dati e offra il miglior
          servizio possibile a tutti. ma anche noanzi non è per nulla logicoè logico che ogniuno tenga i suoi dati in casa propria e che per collaborare si usino le opportune soluzioni (cooperazione applicativa, porte di dominio ecc, ecc.)
          É globalizzazione anche questainfatti: XXXXX la globalizzazione, XXXXX il cloud
          • Feet on the Ground scrive:
            Re: il problema esiste, ma...
            - Scritto da: king volution

            infatti: XXXXX la globalizzazione, XXXXX il cloudBrutto dover rosicare, vero? La globalizzazione è qui per restare. Idem per il cloud.Che ti piaccia o no.
    • chia min scrive:
      Re: il problema esiste, ma...
      - Scritto da: bradipao
      Il problema effettivamente esiste, ma
      tecnologicamente può essere risolto, devono sonoma anche no, lavabit insegna.
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