UK, ramanzina per il search pirata

Una commissione di parlamentari britannici bacchetta Google, reo di linkare a troppi contenuti in violazione del copyright. Si va verso l'istituzione di una unità speciale contro la pirateria

Roma – La stizza dei parlamentari britannici in un rapporto stilato alla commissione Culture, Media and Sport alla Camera dei Comuni di Londra. Pressate dall’industria dell’audiovisivo, le autorità d’Albione non gradiscono gli sforzi finora profusi dal colosso Google per la rimozione di almeno 9 milioni di link a materiale in violazione del diritto d’autore . L’azienda di Mountain View non riuscirebbe a bloccare in maniera efficace la proliferazione di collegamenti ipertestuali ai diffusi contenuti illeciti su Internet.

In particolare , il report della commissione britannica è partito da una recente indagine commissionata dalla British Phonographic Industry (BPI): nonostante le modifiche apportate da Google ai suoi algoritmi di indicizzazione del search, la presenza dei siti illeciti nei primi dieci risultati di ricerca sarebbe scesa di pochissimo, dal 63 al 61 per cento dalla fine dello scorso anno .

Gli stessi parlamentari d’Albione hanno comunque ammesso i ritardi accumulati dal governo di Londra nell’implementazione del testo di legge noto come Digital Economy Act (DEA), mentre è stata proposta l’istituzione di una unità speciale contro la pirateria tra i dipartimenti della polizia londinese . I rappresentanti della Motion Picture Association of America (MPAA), senza sorprese , premono per un contesto giudiziario che sappia agire in modo più rapido ed efficiente, per ottenere il blocco delle piattaforme pirata con filtri a livello DNS.

In aggiunta , le autorità britanniche vogliono inasprire le pene previste per i reati di violazione massiva del diritto d’autore, che vedrebbero i vari operatori pirata rischiare un periodo di detenzione fino a 10 anni . Sul fronte digitale, il rapporto della commissione Culture, Media and Sport promette un’accurata analisi su quelle piattaforme online – compreso il search di Google – che continuano a facilitare l’accesso alle più disparata modalità di fruizione dei contenuti audiovisivi illeciti.

Mauro Vecchio

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