UMTS, assegnate le licenze

Chi aveva previsto il ritiro di Blu dalla gara ora difficilmente può credere ad un semplice errore di giudizio del management dell'azienda. Dietro all'abbandono la necessità di assegnare cinque licenze al prezzo minore possibile?


Roma – L’UMTS italiano sarà gestito, almeno nelle sue fasi iniziali, da cinque operatori: TIM, Omnitel, Wind, Andala e Ipse. Cinque operatori a cui la licenza è costata, complessivamente, 23.550 miliardi, una cifra decisamente inferiore alle attese del Governo. I rappresentanti dell’Esecutivo, che ieri sera hanno tirato fino a tardi prima di annunciare la conclusione ufficiale della gara, hanno dovuto accettare obtorto collo l’esito della scommessa su cui avevano puntato sperando di ottenere molto di più. Esito “accelerato” dall’abbandono, ieri mattina, di Blu.

Il Comitato governativo ha anche espresso disappunto per il comportamento tenuto da Blu, attribuendo all’azienda ripetute violazioni delle disposizioni regolamentari. Il Governo si è così riservato di sanzionare Blu per l’ammontare della fidejussione (4mila miliardi di lire). Una “mossa” che potrebbe consentire all’Esecutivo di incassare comunque una cifra consistente. Se confermata, la sanzione rappresenterà per Blu una “mazzata” senza precedenti.

Va detto che subito dopo il ritiro di Blu, sulla gara si sono rovesciate le feroci critiche dell’opposizione che ha accusato il Governo di non aver saputo gestire l’asta. Aria di tempesta anche sugli operatori che hanno vinto: sulla testa delle aziende pende infatti il sospetto di un accordo “sottobanco” per tenere basso il prezzo delle licenze. Anthill, operatore escluso dalla gara ancora nelle sue prime fasi, ha chiesto pubblicamente se il ritiro di Blu non sia stato organizzato già prima dell’inizio della gara stessa. Un dubbio ripreso da moltissimi tra politici, osservatori ed esperti.

Di questo possibile “accordo” si starebbe interessando anche la Procura di Roma. Fonti capitoline avrebbero infatti confermato nella tarda serata di ieri che in quella sede si sta valutando la possibilità di aprire un’inchiesta sullo svolgimento della gara.

Per il momento, comunque, il risultato ufficiale dell’asta è quello annunciato dal Comitato dei ministri. Ai cinque operatori è stato assegnato lo sviluppo dei servizi della terza generazione wireless in Italia. (continua)


Roma – Cosa c’è dietro il ritiro di Blu dalla gara per l’UMTS? Sì, perché è difficile, troppo difficile, credere che non vi sia niente e che sia stato solo un clamoroso errore di calcolo del management dell’azienda. Difficile perché il ritiro di Blu arriva dopo rilanci che superano di poco la quota minima per l’assegnazione della licenza, costi che tutti i partecipanti avrebbero dovuto aver preventivato ben prima della partenza della gara. Ma difficile anche perché il ritiro è arrivato solo quando non avrebbe compromesso l’assegnazione di cinque licenze UMTS ai cinque operatori vincenti.

Un dato è evidente: il ritiro di Blu dalla gara ha significato per gli altri operatori la possibilità di grattar via una licenza UMTS a costi ridotti rispetto al previsto. Cinque gli operatori rimasti in gara ieri mattina, cinque le licenze assegnate ieri sera. E nell’italietta del fine millennio è difficile credere, davvero molto difficile, che la condotta ondivaga del management Blu sia dovuta al caso. Forse, per far andare al loro posto le tessere di questo mosaico di truciolato, è sufficiente chiedersi chi abbia beneficiato del ritiro di Blu.

Certo non il Governo, che dall’asta UMTS sperava di ottenere molto più di questi 22mila e rotti miliardi. Da mesi aveva preparato il terreno per rilanci che avrebbero potuto toccare, secondo le dichiarazioni di un ministro noto per le sue esternazioni, anche 35 o 40mila miliardi. Sul Sole24Ore si arrivava a ipotizzare, solo venerdì scorso, 50mila miliardi, proprio mentre su Punto Informatico e poche ezine si prevedeva invece l’epilogo a cui si è assistito ieri. Per il Governo non è dunque andata bene e la quota minima per le cinque licenze, 20mila miliardi, è stata superata di poco.

Allora chi ci ha guadagnato? Di certo non Blu, perché il suo ritiro segnala una crisi gravissima in seno all’azienda, crisi testimoniata dalle tempeste che stanno investendo in queste ore il suo management e il suo azionista British Telecom. Tempeste che la sanzione governativa da 4mila miliardi acuirà immensamente, al punto che già ieri notte qualcuno parlava di “futuro compromesso” (anche per gli screzi che ci sarebbero stati tra British Telecom e l’altro importante azionista dell’azienda, Autostrade, dal quale sarebbe partito il più fermo “no” ad ulteriori rilanci nella gara).

Ma non hanno perso tutti. I cinque operatori che emergono dalla gara, infatti, non solo hanno vinto l’asta ma hanno acquisito le licenze ad un prezzo relativamente basso. Su queste pagine abbiamo più volte lamentato l’alto costo della base d’asta, 4mila miliardi, per le ripercussioni che un tale esborso da parte degli operatori avrebbe finito per avere sulle tariffe per l’UMTS all’utente finale. Ma è quantomeno singolare che ora quella quota, 4mila miliardi, sia stata superata di così poco per un incidente di percorso, il ritiro di Blu, che era però nell’aria ben prima dell’inizio dei rilanci.

Il Governo ha sbagliato a decidere una base d’asta così elevata, Blu ha sbagliato i suoi calcoli, British Telecom ha sbagliato strategia e Autostrade sembra aver sbagliato il proprio posizionamento dentro Blu. Forse qui di errori se ne son fatti troppi per credere davvero che sian tutti figli del destino.

Paolo De Andreis

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