UMTS? Perché non STMU?

UMTS? Perché non STMU?

di Massimo Mantellini. Non ci crede nessuno. Tranne quelli che hanno stringenti necessità di renderci indispensabili, fin da oggi, nuovi mirabolanti servizi
di Massimo Mantellini. Non ci crede nessuno. Tranne quelli che hanno stringenti necessità di renderci indispensabili, fin da oggi, nuovi mirabolanti servizi


Web – C’è un grande fermento attorno alla telefonia mobile, un po ‘ in tutto il mondo e soprattutto da noi. La consolidata grande diffusione dei cellulari sta creando all’Italia seri problemi di compatibilità tecnologica con il resto del mondo occidentale: nessuno sembra accorgersene, nessuno pare farci caso.

Si sta rapidamente diffondendo l’idea, sbagliatissima, che tale diffusione abnorme della telefonia mobile potrà essere sfruttata per colmare il gap che ci divide pesantemente, nello sviluppo tecnologico e nella diffusione di Internet, dagli altri paesi avanzati.

Mentre continua la nascita di servizi improbabili per i telefoni cellulari (l’ultimo in questa lista di follie è quello della musica offerta gratis nell’altoparlante del telefono cellulare, quasi fosse una radio di pessima qualità ma con spiccate tendenze ad innalzarci la temperatura cerebrale) molti commentatori scommettono sull’UMTS e sulle doti taumaturgiche che la nuova tecnologia di comunicazione avrà per gli abitanti della penisola.

Renato Soru addiritura parla ormai estesamente di “telefonini per Internet” quasi che UMTS e Internet fossero sinonimi; molti giurano, e in parte sarà certamente così, che la tendenza dell’immediato futuro sarà quella di uno spostamento degli utenti di Internet verso le reti wireless. Ciò causerà un enorme aumento dell opzioni di ciascuno di noi nel cyberspazio e la moltiplicazione anche dei servizi trasmessi nelle frequenze dei nuovi telefoni di terza generazione.

Che in ogni caso, qualcuno dovrebbe ogni tanto ricordarselo, sempre telefoni restano.

Quando saranno finalmente disponibili e funzionanti (fra non meno di due anni) questi nuovi aggeggi consentiranno di collegarsi a Internet a velocità contenuta, con possibilità di visualizzazione, salvataggio dati, navigazione e stampa esigue, quando non del tutto assenti.

E ‘ questa la Internet del futuro?

Non ci crede nessuno. Tranne quelli che hanno stringenti necessità di renderci indispensabili fin da oggi, nuovi mirabolanti servizi. Per il mercato infatti, come ben dimostra il gracchiare della musica negli striminziti altoparlanti monofonici dei GSM, le possibilità di monetizzare ulteriormente la gallina dalle uova d’oro dell’innamoramento degli italiani per i cellulari, sono per adesso ridotte al minimo. Si sta cercando di far sopravvivere il WAP (della cui effettiva inutilità moltissimi italiani si sono ormai ben resi conto) per colmare il lungo periodo che intercorrerà fino alla messa in opera dell’UMTS. Eppure, se qualcuno avesse la pazienza di andarsi a rileggere le dichiarazioni dei responsabili delle compagnie telefoniche di un paio di anni fa su WAP e Internet, troverebbe le stesse promesse che leggiamo oggi sui futuri scenari possibili in era UMTS.

Quello che nessuno scrive, perché gli interessi in gioco sono comunque enormi, è che nel nostro paese dire: “Aspettate l’UMTS, così tutti potremo essere collegati a Internet più e meglio degli altri paesi tecnologicamente avanzati” è una bugia bella e buona.

Questa frontiera tecnologica così violentemente orientata dagli interessi delle grandi compagnie delle telecomunicazioni farà, nelle testa di tanti, considerare come inutili e accessori tutti i passi di cui il nostro paese ha bisogno per recuperare il tempo perduto nell’accesso alla rete e nella sua diffusione come strumento di cultura e comunicazione il più possibile libero, distribuito e a basso costo.

Sono tutti lì che ci ripetono: “Siamo in coda alle statistiche della diffusione di Internet con numeri simili a quelli di Portogallo e Grecia? Tranquilli, recupereremo tutto appena avremo l’UMTS”.

Lo sviluppo di Internet rischia di essere per l’ennesima volta demandato dal governo alle iniziative degli imprenditori delle telecomunicazioni che lavorano in Italia in una specie di camera sterile, scarsamente permeabile a quanto avviene all’esterno e che hanno più volte dimostrato in passato, come del resto è naturale, di perseguire interessi spesso opposti rispetto a quelli dei loro utenti.

In tal senso è ogni giorno più impellente una azione di orientamento intelligente del governo sulle nuove tecnologie: lasciare che siano le compagnie telefoniche italiane a “gestire” l’adeguamento tecnologico del paese a suon di gadget multicolori per cellulari non è stata davvero una buona idea.

Massimo Mantellini

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Pubblicato il
19 mag 2000
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