Un game per uccidere gli haitiani

Lo hanno definito un incitamento al genocidio. Per questo la Take-Two Interactive Software corre ai ripari. Ancora una volta nel mirino il titolo più denunciato del decennio: GTA
Lo hanno definito un incitamento al genocidio. Per questo la Take-Two Interactive Software corre ai ripari. Ancora una volta nel mirino il titolo più denunciato del decennio: GTA

Roma – Ma perché in un videogioco una softwarehouse nota nel settore, che collabora anche con altre aziende per titoli molto celebri, ha inserito una frase come “Uccidi tutti gli abitanti di Haiti”? Questa la domanda che si sono posti in tanti rispetto ad uno dei games più chiacchierati degli ultimi anni, Grand Theft Auto: Vice City .

Come noto il videogioco, finito sotto gli strali di censori più o meno improvvisati e persino di famiglie vittime di violenze , è costruito attorno alla storia di un ex detenuto che viene assoldato dalla criminalità per recuperare i soldi derivanti dalla vendita di droga che sono stati rubati, e per farlo mette a soqquadro la città di Miami.

Una trama del genere era destinata a sollevare scalpore, perché introduce in un titolo usato da centinaia di migliaia di adolescenti un mix di violenza fisica e verbale, armi, furti e via peggiorando. Tutto virtuale, però, tutto finto, come finta dev’essere apparsa agli autori l’infelice frase di cui sopra.

Una schermata di GTA Una frase che, forse comprensibilmente, non è piaciuta per niente agli haitiani che hanno la ventura di vivere proprio nella città americana, Miami, al centro dal gioco. E i leader degli haitiani d’America hanno parlato addirittura di incitamento al genocidio ottenendo la solidarietà di personalità come il sindaco di New York Micheal Bloomberg.

Esagerazioni? Forse, ma la Take-Two Interactive Software ha dichiarato: “Siamo consapevoli della rabbia e del dolore nella comunità haitiana e abbiamo ascoltato le obiezioni della comunità a certe affermazioni che si trovano nel gioco. Di conseguenza le rimuoveremo dalle copie che d’ora in poi arriveranno sul mercato”. Una retromarcia che è stata apprezzata, vista la generale indisponibilità dell’industria videoludica ad accettare persino le critiche più pacate sui contenuti delle sue produzioni.

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10 12 2003
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