Un impegno concreto: più galera per tutti

Ettore Panella (NewGlobal.it) interviene sulla vicenda del DL Urbani e su quello che sta accadendo in rete attorno al diritto d'autore
Ettore Panella (NewGlobal.it) interviene sulla vicenda del DL Urbani e su quello che sta accadendo in rete attorno al diritto d'autore


Roma – Sorprende molto il cambio di rotta della Casa delle Libertà rispetto al decreto Urbani. Contrariamente a quanto dichiarato alla stampa attraverso suoi esponenti autorevoli, ovvero che avrebbero distinto tra chi viola il copyright per crearsi un mercato alternativo, (i pirati), e chi invece lo viola senza fini di lucro, il provvedimento licenziato alla Camera dei Deputati presenta un subdolo cavallo di Troia , capace di smentire le ripetute rassicurazioni degli ultimi giorni. Infatti il provvedimento non distingue più tra colui che agisce a scopo di lucro e chi no, ma adopera la pericolosissima espressione “per trarne profitto” .

E’ evidente che chiunque scarichi un brano musicale per ascoltarlo non lo fa a scopo di lucro, ma ne trae comunque profitto e, quindi, passerebbe dall’illecito amministrativo, passibile semplicemente di una multa, all’illecito penale, punibile col carcere fino a 3 anni e, comunque, con conseguenze non lievi.

In molti parlano di una svista , ma la cosa onestamente non è plausibile, considerata la presenza alla Camera dei Deputati di professionisti di chiara fama: si tratta sicuramente di una scelta. Una scelta che a noi di NewGlobal.it appare incredibile, la violazione del copyright non è affatto percepita come reato da praticamente tutto il popolo italiano.

Lo stesso on. Berlusconi la indicò come esempio di comportamento illecito inconsapevole , essendo entrato nella consuetudine dei comportamenti della totalità, o quasi, delle persone. Basta chiedere in giro per capire che in un’ ipotetica retata finirebbe la stragrande maggioranza del popolo italiano e la quasi totalità dei giovani. Dove pensano di trovare galere abbastanza capaci per tutti? In un paese dove i veri criminali non scontano le pene loro comminate, perché alcuni ragazzi dovrebbero diventare i capri espiatori di chi ha voglia di mostrare i muscoli, prendendosela come al solito, e come sempre, con i più deboli? Perché in un Paese dove le famiglie hanno difficoltà a giungere a fine mese e dove sempre più spesso si fanno debiti per sostenere non le spese straordinarie, ma addirittura il pagamento delle bollette, e dove perfino i ladri cominciano a snobbare gli appartamenti, dove ormai, se va bene, possono trovare solo cambiali, non si è scelto di applicare semplicemente una pena pecuniaria che, data la grave situazione economica delle famiglie, sarebbe stata comunque una punizione dura.

Siamo consapevoli che nel breve lasso di tempo, occorrente all’approvazione definitiva del dl Urbani, non si potranno affrontare esaustivamente tutti i nodi della questione, estremamente complessa, e per questo ci riserviamo di preparare una proposta di legge seria e completa da sottoporre a tutti gli Onorevoli, alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo elezioni e vacanze estive.

Riteniamo però opportuno proporre fin d’ora il veto allo Stato e/o a sue componenti periferiche di finanziare le opere cinematografiche che non verranno rilasciate secondo la licenza Creative Commons, essendo di certo inaccettabile che gli italiani versino tasse all’erario perché lo Stato regali soldi ai produttori. Riteniamo che, se lo Stato finanzia un’opera, automaticamente ne diventi produttore e/o coproduttore e che perciò il cittadino italiano non debba pagare come al solito due volte per la fruizione del prodotto artistico.

In attesa di un serio lavoro del mondo politico, di concerto con tutti i soggetti coinvolti, speriamo in un atteggiamento ragionevole degli onorevoli Senatori, capaci di superare le logiche di bandiera e di operare realmente nell’interesse di TUTTO il paese.

Ettore Panella
NewGlobal.it

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28 04 2004
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