Un Motorola da ricaricare ad acqua

Un Motorola da ricaricare ad acqua

Il produttore americano ha sviluppato il prototipo di un telefonino con celle combustibili a idrogeno
Il produttore americano ha sviluppato il prototipo di un telefonino con celle combustibili a idrogeno

Per essere un’azienda che meditava di abbandonare la telefonia mobile, ( così dicevano alcuni rumors recenti, poi ufficialmente smentiti ), Motorola è molto attiva nel settore anche per quanto riguarda l’attività di ricerca e sviluppo. Ne è la prova lo studio di un cellulare alimentato… dal rubinetto di casa.

Motorola all'idrogeno L’azienda, con la collaborazione della canadese Angstrom Power , ha preso un Motorola SLVR L7 e l’ha trasformato in un prototipo che si avvale della Angstrom Micro Hydrogen platform , una soluzione tecnologica che consente di alimentare l’apparecchio con celle combustibili a idrogeno. Il funzionamento appare piuttosto semplice: il “caricabatteria” del telefonino è in pratica una base (chiamata desktop fueling station ), che ricava particelle di idrogeno scindendole dalle molecole d’acqua e le trasferisce alla batteria metallo idruro del telefonino.

Ovviamente questa tecnologia potrebbe ridurre ulteriormente l’impatto ambientale se la base fosse alimentata, ad esempio, a energia solare: se per ottenere l’idrogeno la desktop fueling station richiedesse la tradizionale alimentazione elettrica, dal punto di vista dei consumi non rappresenterebbe certo un miglioramento rispetto a caricabatteria e batterie tradizionali. Rispetto a queste ultime, comunque, ci sono alcuni vantaggi da considerare, in termini di performance : secondo quanto dichiarato da Angstrom Power, infatti, questo tipo di fuel cell avrebbe una durata due volte superiore e per la ricarica completa del Motorola SLVR L7 basterebbe una decina di minuti.

Sembra però che questa soluzione debba rimanere ancorata alla fase sperimentale ancora per qualche tempo: fino al 2010 non esistono piani di commercializzazione per apparecchi dotati di questa tecnologia.

Dario Bonacina

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Pubblicato il 22 feb 2008
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