Una sola industria, un solo Open Web

I colossi della net economy si uniscono per documentare tutto ciò che serve sapere sulla piattaforma web aperta: un sito raccoglierà documentazioni, discussioni e anche proposte di nuovi standard

Roma – Si chiama Web Platform Docs (WPD) ed è il risultato dello sforzo congiunto dei pesi massimi della net economy. L’obiettivo? Facilitare la vita agli sviluppatori del cosiddetto “Open Web”, una piattaforma di documentazione, discussione e proposta di nuove tecnologie tese a diffondere la buona novella di HTML5 e compagnia fra un numero sempre maggiore di webmaster e programmatori.

La “community open” di WPD può contare sul coinvolgimento diretto dei maggiori protagonisti dell’industria IT, aziende del calibro di Microsoft, Google, Mozilla, Nokia, Apple e senza dimenticare le organizzazioni che si occupano di standard e il World Wide Web Consortium (W3C).

Quella che dovrebbe diventare l’autorità indiscussa per la documentazione dei nuovi standard web può al momento vantare una wiki, forum di discussione, una chat e un blog, con l’obiettivo comune di spiegare tutto quello che occorre sapere sul nuovo web.

Le novità in programma per il futuro includono la partecipazione al progetto WPD di importanti personalità (“membri straordinari”) della community dell’Open Web per la realizzazione di nuova documentazione, localizzazione della documentazione preesistente o il controllo dell’accuratezza delle informazioni già presenti sul portale.

Alfonso Maruccia

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  • campione scrive:
    tutta fuffa
    Tutta fuffa come al solito. Quel che è certo è che qualcuno sicuramente starà facendo i salti di gioia per la pioggia di denaro pubblico.Saluti
  • Leonardo Vatrella scrive:
    Arsenale di Venezia
    Non so se molti di voi lo sappiano, ma leggendo il decreto legge sul'agenda digitale alcuni parlamentari di Venezia e i membri del Comune di Venezia hanno scovato due piccole righette nascoste in cui si ritrasferiva la proprietà dell'Arsenale dal Comune allo Stato, dopo che con l'ultima spendig review essa era stata trasferita in toto, tranne la parte destinata alla Marina Militare, al Comune. http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/politica/2012/12-ottobre-2012/arsenale-attacco-passera-richiesto-intervento-quirinale-2112226320367.shtmlMa dico io cosa c'entra questo con la spending review? Adesso qui speriamo che Napolitano rinvii il testo per farlo modificare almeno su quelle 7 righe, sennò sarà guerra aperta, e dopo si domandano perchè nascono sempre più movimenti indipendentisti qua al nord-est....
  • pcologo scrive:
    E le scuole?
    Smart Cities, Anagrafe Digitale, Giustizia Digitale : belle parole e bei progetti, ma la formazione, l'educazione al digitale? Nella scuola di mia moglie i PC più recenti hanno 10 anni, alcuni hanno ancora Millennium Edition, senza manutenzione e aggiornamento hardware e software. Non ci sono soldi. I professori non hanno competenze informatiche. Chi darà ai giovani le basi informatiche necessarie a muoversi nel mondo del lavoro?
    • Claudio Rossi scrive:
      Re: E le scuole?
      Le scuole si attaccano al tram. Io sono insegnante e ho abbastanza competenze informatiche (sono il responsabile informatica del mio istituto) ma purtroppo non c'è nessuno ai piani alti a cui fare riferimento. Vale a dire che ognuno fa da sé, senza alcuna indicazione ministeriale. Il tempo che dedico a computer, lavagna interattiva, aggiornamenti vari, documenti online ecc. è tutto "gratis" e fatto nelle ore buche e fermandomi dopo le lezioni. Ora che il governo sta pensando di aumentare le ore agli insegnanti del 30% in più (aggiungendomi due classi alle sei che già ho) non avrò più nemmeno un'ora libera e quindi credo che lascerò tutto come è e buonanotte o mi dimetterò da responsabile. Poi c'è il problema degli insegnanti, che mediamente sono molto ostili alle tecnologie, anche quelli più giovani. Spesso mi ritrovo a dover aiutare i colleghi a leggere la posta o a stampare perché non sono capaci (i tablet non sanno nemmeno cosa siano!). Inoltre mancano i soldi. Noi abbiamo circa 1000 euro all'anno per il settore informatica (ma siamo ancora fortunati), che se ne vanno quasi tutti in riparazioni (mica si possono comprare tanti computer nuovi con 1000 euro!). Però Profumo è convinto che quest'anno non ci sarà più carta nelle scuole e sarà tutto elettronico. Sarà, ma per ora l'unica carta che è scomparsa nelle scuole è la carta igienica...
      • pcologo scrive:
        Re: E le scuole?
        Beati voi che avete la carta! Nella scuola di mia moglie (a Genova, non sui monti di qualche isola) la carta per stampare se la comprano gli insegnanti. Però sono arrivate due lavagne multimediali. E' sempre cosi nell'amministrazione pubblica, si lanciano grandi progetti innovativi (e per quelli si tirano fuori i soldi) ma non si pensa a far prima funzionare bene quello che c'è.
        • trollolol scrive:
          Re: E le scuole?

          Beati voi che avete la carta! Nella scuola di mia
          moglie (a Genova, non sui monti di qualche isola)
          la carta per stampare se la comprano gli
          insegnanti. Però sono arrivate due lavagne
          multimediali. E' sempre cosi nell'amministrazione
          pubblica, si lanciano grandi progetti innovativi
          (e per quelli si tirano fuori i soldi) ma non si
          pensa a far prima funzionare bene quello che
          c'è.mettetele su ebay e comprateci qualche pc :D
  • MarcusPisel lonius scrive:
    uhmmm
    L'unica cosa decente (sempre che sia fatta non alla "levantina") è l'anagrafe digitale unificata, _che se fossimo in un Paese normale_, permetterebbe di effettuare una variazione anagrafica a chi di competenza senza obbligare il cittadino a comunicare a 120mila enti che ha cambiato casa o stato civile ... ma siamo in Burolonia, quindi ...Il documento informatico unico per me è una fesseria dal punto di vista della sicurezza, e lo resterà fino a quando:- non si sensibilizzano i dipendenti pubblici e gli studi medici a gestire i dati sensibili con la massima riservatezza _vera_ (e non "tanto per dire");- si permette all'interessato di accedere facilmente e senza oneri a tutti i suoi dati custoditi presso qualsiasi archivio di una P.A. (salvo evidentemente quelli di polizia e sicurezza dello Stato)- si impostano profili di autorizzazione chiari e delimitati, di cui sia conservata traccia di ogni acXXXXX, lettura, inserimento e modifica dei dati stessi.
    • niuno scrive:
      Re: uhmmm
      Sono + o meno le stesse idee che circolano dal 2001 (Ministro Stanca) proposte e riproposte e con un'attuazione frammentaria sul territorio.Il problema principale sta nella mentalità della burocrazia italiana: l'Ente X ragiona che i dati di sua competenza sono esclusivamente SUOI, confondendo costantemente contenitore e contenuto. Già dieci anni fa si proponeva l'interoperabilità mantenendo le differenze di piattaforma (cosi si mantenevano in vita i vari applicativi accroccati di ogni ente e le varie clientele) ma ogni tentativo falliva perchè l'incompatibilità era solo una scusa, non c'era la volontà di condividere i dati..sembra pazzesco ma purtroppo il livello di competizione tra Enti (regioni,s tato comuni ecc) è altissimo, per non aprlare tra i dipartimenti all'interno di unos tesso ente. Questi burocrati vivono un mondo e un'economia tutta loro e i dati dei cittadini fanno parte del loro arsenale
  • Leguleio scrive:
    La trasparenza che c'entra?
    "...la Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) [...] sottolinea la mancanza di una norma che introduca nell'ordinamento italiano i principi di trasparenza del Freedom Of Information Act (FOIA)" Ma che cosa c'entra questa norma con l'innovazione digitale, scusate? :-)È una norma doverosa, civilissima, ed è soprattutto la mentalità italiana a renderla inattuabile. Probabilmente costerebbe pochisimo, in termini monetari.Tra l'altro sono sicuro che se anche esistesse, la stampa tradizionale non ne trarrebbe alcun vantaggio: giornalisti troppo pigri. A sollevare il velo su documenti interessanti sarebbero i soliti weblogger.
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