Un'agenda per lo sviluppo: battaglia al WIPO

di Andrea Glorioso - Brevetti? Wikipedia? Ecco chi e cosa porta a scelte che condizionano tanto profondamente le libertà civili e digitali. Qualcuno boicotta un WIPO più trasparente, con rischi per tutti


Roma – Si apre oggi (11 Aprile 2005) presso il WIPO (World Intellectual Property Organization – in italiano OMPI, Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) l’incontro IIM/1 – “Inter-sessional Intergovernmental Meeting on a Development Agenda for WIPO” – i cui lavori si concluderanno due giorni dopo, il 13 Aprile 2005.

La sigla anonima e il burocratese marcato non traggano in inganno: si tratta di un momento cruciale, un nodo gordiano in cui verranno dibattute molte delle questioni relative alla corretta gestione a livello internazionale della “Proprietà Intellettuale” poste sul tappeto negli ultimi mesi ed anni.

Cos’è il WIPO
La “Proprietà Intellettuale” riveste oggigiorno un ruolo preminente, non solo nell’economia dell’informazione propria dei paesi avanzati, ma anche nel contesto dei paesi in via di sviluppo – si pensi, per esempio, alla tutela della cosiddetta “conoscenza tradizionale”, assurta all’ onore della cronaca di questi ultimi tempi per via delle pretese di alcune multinazionali di brevettare, a scopo di sfruttamento commerciale nel settore alimentare o medicale, il codice genetico di specie vegetali del subcontinente indiano (esempio tra i tanti) le cui specifiche proprietà nutritive o curative erano da tempo note ai popoli indigeni.

La World Intellectual Property Organization (WIPO d’ora in poi) è:
“Una organizzazione internazionale dedita a promuovere l’uso e la protezione dei lavori (prodotti) dello spirito umano. Questi lavori – la proprietà intellettuale – stanno espandendo i confini della scienza e della tecnologia e arricchendo il mondo delle arti. Con il suo lavoro, il WIPO gioca un ruolo importante nel migliorare la qualità della vita, oltre che nel creare una vera ricchezza per le nazioni (…) Il WIPO è una delle 16 agenzie specializzate del sistema delle Nazioni Unite. Amministra 23 trattati internazionali aventi ad oggetto differenti aspetti della protezione della proprietà intellettuale. L’organizzazione conta 182 nazioni come stati membri”.

Al di là del tono apologetico della descrizione (tratta dal sito web dell’organizzazione stessa) si prenda nota che il WIPO è “una delle 16 agenzie (…) delle Nazioni Unite” (si veda anche l’ accordo ufficiale tra WIPO e Nazioni Unite) perché è da questo concetto di base che ha preso il via uno dei movimenti di riforma del WIPO più dirompenti degli ultimi anni.

Il WIPO, dunque, si occupa di gestire – tramite meccanismi procedurali che in questa sede non verranno enucleati nel dettaglio, dato che la documentazione relativa è comunque disponibile presso il sito dell’organizzazione – svariati trattati internazionali relativi alla gestione della proprietà intellettuale.

Ma io non sono un giurista, cosa me ne frega del WIPO?
Al di là della generica considerazione che ci si può anche non occupare di politica, ma la politica presto a tardi si occupa di noi, è opportuno ricordare che molte delle leggi che – in Europa e in Italia – regolano (e limitano) il mondo digitale sono il risultato diretto di trattati elaborati in sede WIPO.

Come esempio tra i più noti, la direttiva 2001/29/EC (EUCD – European Union Copyright Directive, anche nota come Direttiva InfoSoc) e l’annesso obbligo per gli stati membri dell’Unione Europea di implementare gli strumenti legislativi volti a sanzionare l’aggiramento (e in alcuni casi la mera pubblicizzazione degli strumenti che lo permettono) delle “misure tecniche di protezione” (TPM o “Technical Protection Measures”, i dispositivi o processi logici che regolano la copia, l’accesso e/o l’utilizzo di una determinata opera in forma digitale) sono il risultato di due trattati WIPO – il WCT, Wipo Copyright Treaty , e il WPPT, Wipo Performances and Phonograms Treaty (maggiori informazioni ed un’analisi dell’EUCD e delle implementazioni a livello nazionali sono contenuto nell’ analisi della Foundation for Information Policy Research e in quella del Berkman Center for Internet and Society ).

Allo stesso modo, la discussione in corso sul SPLT , Substantive Law Patent Treaty, potrebbe avere degli effetti dirompenti, se si considerano le forti pressioni che alcuni stati membri (tra cui gli Stati Uniti d’America) stanno applicando per ridurre o annullare, all’interno di questo trattato, le eccezioni alla brevettabilità; anche se nell’Unione Europea, a quanto pare, non abbiamo bisogno di un trattato internazionale per rendere legale la brevettazione del software, un avallo delle pratiche ad oggi illegali dell’EPO (European Patent Office) da parte di un trattato WIPO renderebbe ancora più tenui le speranze di affossare la brevettabilità dei programmi per elaboratore.

Gli esempi potrebbero proseguire.

In generale, dato il sistema globalizzato e interdipendente in cui viviamo, ogni cosa venga decisa al WIPO ha degli effetti concreti sulla legislazione europea ed italiana – se tali effetti saranno positivi o negativi è una domanda per rispondere alla quale occorre giocoforza interessarsi ed intervenire all’interno di quegli stessi meccanismi internazionali.


La dialettica intorno alla “proprietà intellettuale” (termine in sé aspramente contestato da più parti, sia per la sua genericità che tende a nascondere le specifiche differenze tra diritto d’autore, brevetti, marchi e altri istituti giuridici, sia per la supposta inapplicabilità del concetto di “proprietà” a beni e processi di natura non materiale) e ai relativi paradigmi gestionali che hanno caratterizzato le attività sia del WIPO che di altre organizzazioni nazionali e sovranazionali negli anni passati, è divenuta particolarmente accesa.

Da più parti si è puntato il dito verso l’atteggiamento del WIPO e di alcuni stati membri perché acriticamente a favore di una tutela forte (a volte asfissiante) e a senso unico della proprietà intellettuale, dimenticandone l’insita natura di reciprocità, fondamentalmente contrattuale nel senso politico del termine – la collettività concede all’autore, all’inventore o ad altro titolare dei diritti esclusivi relativi allo sfruttamento intellettuale, economico o meno, di un particolare bene (per esempio, nel caso del diritto d’autore, la facoltà quasi assoluta di decidere le modalità tramite cui un’opera dell’ingegno come un programma per elaboratore o un libro possono essere usufruite) riconoscendo che, se tali diritti esclusivi non esistessero, il soggetto beneficiario difficilmente impiegherebbe lo sforzo o effettuerebbe gli investimenti necessari per giungere alla creazione o alla scoperta di un particolare bene. Di conseguenza, tali diritti esclusivi hanno solitamente un limite temporale preciso, oltre a poter essere esercitati solo all’interno di un perimetro delimitato da una serie di diritti che la collettività mantiene. Al termine del periodo di esclusività concesso, l’opera dell’ingegno, l’invenzione o in generale il “bene intellettuale” torna ad essere della collettività, che ne può disporre come meglio crede – torna nel “pubblico dominio”.

Può risultare istruttivo, a questo proposito, consultare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo , in particolare l’art. 27 , laddove il “diritto (di ogni individuo) di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici” è posto prima del “diritto (di ogni individuo) alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore”. Come si diceva, contratto sociale e politico tra collettività e creatore/inventore, non mero diritto privativo ed esclusivo: questo è il concetto di base su cui le fattispecie specifiche delle leggi di proprietà intellettuale si basano – o si dovrebbero basare.

L’agenda per lo sviluppo: un nuovo obiettivo per il WIPO
Il WIPO è sempre stato, per sua natura, una istituzione fortemente globalizzata – nata proprio per regolare le norme in materia di proprietà intellettuale a livello transnazionale (alcuni suggerirebbero maliziosamente a livello sovranazionale, a sottolineare la natura poco democratica di alcuni processi decisionali dell’organizzazione) il WIPO si è dovuto confrontare via via con le realtà fortemente sbilanciate, in termini di ricchezza, opportunità, potenzialità di crescita dei propri stati membri – e in particolare di come le politiche di gestione della proprietà intellettuale applicabili a società ricche e a forte connotazione post-fordista non necessariamente siano le stesse che permettono a paesi e società in via di sviluppo di crescere e progredire.

Da tempo voci critiche hanno segnalato come le pratiche correnti all’interno del WIPO non solo non tenessero conto delle differenze tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo, ma anzi contribuissero ad aumentare tale divario con atteggiamenti (e atti normativi) fortemente sperequativi. L’ accordo di cooperazione tra WIPO e l’ Organizzazione Mondiale del Commercio (OMP – nota anche come World Trade Organization, WTO) cooperazione specificamente incentrata sull’Accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights – (accordo) sugli Aspetti Legati al Commercio dei Diritti di Proprietà Intellettuale) non ha fatto altro che dare maggior forza a tali voci. Il WIPO – si sostiene – sta diventando solo un’altra clava nelle mani di pochi stati già sviluppati, che vogliono imporre al resto del mondo delle politiche inique per sfruttare da un lato un enorme bacino di conoscenza trasformabile in “beni di mercato”, dall’altro intendono assicurarsi regole certe e vantaggiose (per loro) nel momento in cui decideranno di intraprendere relazioni commerciali al di fuori dei propri confini.

Ma qualcosa, come si suol dire, stava bollendo in pentola.


Il 30 Settembre 2004 il rappresentante della delegazione brasiliana prende la parola durante la 40a Assemblea Generale del WIPO e, a nome di Argentina, Bolivia, Brasile, Cuba, Repubblica Domenicana, Ecuador, Iran, Kenya, Sierra Leone, Sud Africa, Tanzania e Venezuela (i paesi che, insieme a Egitto e Peru, sarebbero poi divenuti noti come i “Friends of Developmente Agenda” o “Amici dell’Agenda per lo Sviluppo”) pronuncia quello che si può definire il “battesimo ufficioso” dell’Agenda per lo Sviluppo:

“Signor Presidente, all’alba del nuovo millennio, lo sviluppo rimane indubbiamente una delle sfide più grandi che la comunità internazionale debba fronteggiare. Ciò è stato ampiamente riconosciuto ai più alti livelli in vari consessi internazionali. Trovare le soluzioni alle preoccupazione e ai problemi che i paesi in via di sviluppo (…) hanno di fronte è una preoccupazione predominante della comunità internazionale, come l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, dei “Millenium Development Goals” testimonia.

In qualità di agenzia specializzata delle Nazioni Unite, tutte le attività del WIPO devono essere guidate dai piu ampi impegni e risoluzioni del sistema delle Nazioni Unite.
(…)
Il tempo è giunto perché il WIPO, in qualità di agenzia specializzata delle Nazioni Unite, contribuisca sistematicamente a questa ampia discussione e inizi un processo per integrare pienamente la dimensione dello sviluppo in tutti i propri lavori”.

Non è dato sapere quali siano state le reazioni immediate del Signor Presidente, né dei rappresentanti degli stati membri.

Nel frattempo, una nutrita schiera di ONG, scienziati, accademici, professionisti, studenti, lavoratori – la “società civile” – aveva firmato la “Dichiarazione di Ginevra sul Futuro della Organizzazione Internazionale per la Proprietà Intellettuale” (in italiano qui )in cui, oltre ad appoggiare la richiesta del Brasile, si richiede con forza al WIPO di scegliere una strada precisa di fronte alla “crisi globale nella gestione della conoscenza, della tecnologia e della cultura” e di considerare con rinnovata attenzione le “innovazioni incredibilmente promettenti nel campo delle tecnologie dell’informazione, della medicina e di altri settori essenziali, così come all’interno dei movimenti sociali e dei modelli di business”, e di tener conto “(del) grande successo di campagne per l’accesso alla medicine contro l’AIDS, ai giornali scientifici, alle informazioni del genoma e ad altre basi di dati, e (degli) sforzi collaborativi per creare beni pubblici, come Internet, il World Wide Web, Wikipedia, Creative Commons, GNU Linux e altri progetti di software libero e aperto”.

Il 4 Ottobre 2004 l’Assemblea Generale del WIPO approva una mozione per “esaminare (…) la proposta di un gruppo di paesi in via di sviluppo di integrare in maniera più sistematica la dimensione dello sviluppo all’interno dell’intera attività del WIPO”.

Tale mozione (accettata formalmente da tutti gli stati membri il 5 Ottobre 2005) si concretizza nella convocazione , dall’11 al 13 Aprile 2005, di una serie di incontri intergovernativi e intersessione – ed eccoci finalmente al misterioso IIM o Inter-sessional Intergovernmental Meeting! – oltre che nella decisione, da parte del WIPO, di ospitare una serie di incontri e seminari nel corso dei mesi di aprile e maggio 2005; infine, viene deciso che il PCIPD (Permanent Committee on Cooperation for Development Related to Intellectual Property, Comitato Permanente sulla Cooperazione per lo Sviluppo relativa alla Proprietà Intellettuale) discuterà, nel corso delle sessioni del 14-15 Aprile 2005, le attuali direzioni e priorità del WIPO in materia di cooperazione allo sviluppo, con particolare riferimento alla “Agenda per lo Sviluppo”.


A voler essere ottimisti e fiduciosi nei meccanismi decisionali del WIPO e nell’amore per lo sviluppo globale che molti dei paesi membri sbandierano ad ogni pié sospinto (e ad ogni conferenza stampa sull’argomento) si potrebbe dire che la decisione del 5 Ottobre 2004 rappresenta una vittoria schiacciante per la coalizione di nazioni, organizzazioni non governativi e semplici cittadini che hanno lottato per introdurre una dimensione di equità all’interno del WIPO – dimensione, non dimentichiamolo mai, che per il WIPO rappresenta un dovere e non una concessione, in quanto parte del sistema delle Nazioni Unite.

In realtà – come era facilmente prevedibile – la strada dal 5 ottobre al 13 aprile si è rivelata insidiosa, densa di buche e disseminata di tranelli. E non andrà a migliorare.

Il 16 Febbraio, l’ufficio internazionale del WIPO convoca a Casablanca (Marocco) un incontro ristretto ad alcuni paesi membri, avente ad oggetto delle “discussioni informali” sul trattato SPLT (il Substantive Law Patent Treaty). All’incontro viene invitato, tra gli altri, il Brasile – cui però viene affidato il ruolo di presidente, il che limita sostanzialmente, a causa delle regole procedurali, le possibilità da parte di uno dei paesi promotori dell’Agenda per lo Sviluppo di “muoversi” liberamente e durante il convegno e assumere posizioni critiche durante le discussioni. Di fatto, il Brasile si dissocia nettamente dal documento finale dell’incontro. A stretto giro, gli “Amici dell’Agenda per lo Sviluppo” inviano al WIPO una dichiarazione in cui, oltre a dichiarare il proprio disaccordo per i risultati dell’incontro di Casablanca, ricordano che “un modus operandi inclusivo, trasparente e aperto è un elemento chiave dell’idea di rendere il WIPO e il sistema della proprietà intellettuale più rispondente alle necessità e agli interessi dei paesi in via di sviluppo (…) ciò è parte del concetto più ampio contenuto nella richiesta di una efficace (…) Agenda per lo Sviluppo all’interno del WIPO”. La vecchia pratica degli accordi bi- o multi-laterali, molto amata da alcuni stati quando si trovano in minoranza all’interno di assemblee allargate, non sta bene agli “Amici dell’Agenda per lo Sviluppo”.

Inoltre, all’inizio di Marzo, il WIPO comunica ufficialmente che gli incontri dell’11-13 e 14-15 Aprile sarebbero stati aperti soltanto alle ONG “ufficialmente accreditate” presso il WIPO medesimo – un processo che richiede molto tempo. Ciò ha di fatto escluso un ampio numero di organizzazioni della società civile con un forte interesse nei lavori relativi all’Agenda per lo Sviluppo, ma – forse quel che più conta – dotate dell’interesse e delle capacità per presentare dei punti di vista alternativi alle questioni in oggetto.

A questa mossa del WIPO – formalmente corretta, ma sostanzialmente poco in linea con lo spirito enunciato nella decisione plenaria del 5 Ottobre – segue la pubblicazione e l’invio a Kamil Idris, direttore generale del WIPO, di una petizione pubblica sotto forma di lettera aperta , dal titolo “Manifesto per la trasparenza, partecipazione, equilibrio ed accesso” (versione italiana qui ).

Grazie al lavoro di CPTech (Consumer Project on Technology) il WIPO ha quantomeno rilassato le regole relative al numero di membri per delegazione – in tal modo, un gran numero di attivisti potranno partecipare grazie alla disponibilità di organizzazioni come Electronic Frontier Foundation e CPTech , da tempo osservatori permanenti e ufficialmente accreditati presso il WIPO.

All’interno del WIPO si muovono interessi molto forti, che non hanno alcun interesse a vedere le idee alla base dell’Agenda per lo Sviluppo realizzarsi. Gli stati e le organizzazioni che invece credono nella possibilità di una gestione più equilibrata della proprietà intellettuale dovranno stare attente e non abbassare mai la guardia.


Il presente dell’Agenda per lo Sviluppo, ad oggi, si racchiude nelle proposte di discussione per l’IIM dell’11-13 Aprile avanzate dagli “Amici dell’Agenda per lo Sviluppo” (ovvero Argentina, Bolivia, Brasile, Cuba, Repubblica Domenicana, Ecuador, Egitto, Iran, Kenya, Peru, Sierra Leone, Sud Africa, Tanzania e Venezuela), dagli Stati Uniti , dal Messico e dal Regno Unito (la vicinanza nella frase non tragga in inganno – le proposte sono molto differenti tra loro) e nel lavoro di “lobbying”, di informazione e di supporto di tutte le organizzazioni e dei singoli che hanno lottato sino ad oggi per vedere realizzarsi dei principi basilari di equità e giustizia.

Il futuro è incerto. I risultati degli incontri dell’11-13 e 14-15 Aprile saranno la base di partenza per la discussione che avverrà durante la prossima assemblea generale del WIPO nel mese di settembre 2005.

Anche in previsione di questa assemblea, una coalizione di ONG e attivisti ha iniziato, con un incontro tenutosi a Ginevra il 3-4 febbario 2005, a lavorare ad una campagna volta a formulare un trattato per “l’accesso alla conoscenza” – l’A2K Treaty (Access To Knowledge Treaty). Ma questa è un’altra storia, che verrà raccontata in un altro articolo.

Andrea Glorioso

NOTA
Andrea Glorioso è un consulente indipendente. Attualmente lavora soprattutto per Media Innovation Unit , l’unità di ricerca di Firenze Tecnologia (azienda speciale della CCIAA di Firenze) dedicata alla ricerca, sviluppo e promozione di Software Libero, Contenuti Aperti, Reti Decentralizzate e Nuovi Media.
Risiede a Padova, ma vive tra treni, aerei e hotel. Se volete discutere con lui dei contenuti di questo articolo, scrivete a: andrea (at) digitalpolicy (dot) it. L’autore è del tutto inabile a seguire i forum web, quindi chiede cortesemente l’utilizzo della sana, vecchia e-mail per critiche, suggerimenti, proposte di finanziamento o quant’altro.

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  • Anonimo scrive:
    Reciclare dei P3 no eh ?!!!!
    Vanno benissimo ed il costo sarebbe più o meno lo stesso con la bella differenza che non ne verrebbero fuori delle macchine nuove ma con prestazioni dimezzate.Ho detto P3 ma dal p2 in su va bene tutto :-).
  • The_GEZ scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    Ciao Anonimo !
    baraccopoli di Rio!! Se fossi un ragazzo che vive
    in uno di questi posti queste proposte mi
    farebbero sentire tremendamente preso per il
    c...o!Credo che il problema sia mal posto.Infatti se da un lato ci sono iniziative la limite della demenza (Simputer), questa potrebbe avere un suo significato se la si intende come avere la possibilità di disporre di computer a prezzo estremamente basso da piazzare nelle scuole, negli ospedali ed in altre strutture, secondo me è LI con un computer in più può servire non certo nella favela dove le preoccupazioni sono ben altre.
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma dargli da mangiare no?
      Sono l'autore del thread e dalle risposte di molti capisco che non mi sono spiegato molto bene. Io non sono affatto a favore degli aiuti estemporanei fini a se stessi, tranne ovviamente nei casi più disperati, e mi pare di averlo detto spiegando i vari passaggi per i quali un paese deve passare prima di arrivare ad un uso generalizzato dell'informatica. Poi di sicuro non mi riferivo ai collegamenti che i missionari o dei medici occidentali in posti sperduti del terzo mondo possono usare per svariati motivi che trovo utilissimi ne tantomeno mi riferivo a ipotetiche postazioni informatiche in cui un determinato numero di computer vengono messo a disposizione di un quartiere malfamato di Rio. Io mi riferivo all'assurda proposta, per rimanere sull'articolo, del presidente Lula del Brasile paese dove l'80% della popolazione 500 euro onestamente li guadagna in 5 anni. Qualcuno ha detto che sono iniziative rivolte alla classe media di quei paesi ed è proprio per questo che mi sono indignato!! Sono le classiche operazioni volte a favorire chi non ne ha bisogno e generare il solito magna magna. Tenendo conto poi che nei paesi del terzo mondo il divario fra le varie classi economiche di un paese e molto più grande che da noi, non credo che un piccolo benestante brasiliano abbia insormontabili problemi per comprarsi un computer!!Ciao a tuttiEmanuele
      • silverpilot scrive:
        Re: Ma dargli da mangiare no?
        Tanto per iniziare, ecco qua cosa si può comperare ad un pezzo per su UBID.COM ( sito famoso per ritirare grossi stock di hardw molto recente) ????.Features and BenefitsWHAT'S HOT: Running Windows 2000 and using Intel's 1.8-GHz Pentium 4 processor, the Dimension 8200 earned a score of 119 on our PC WorldBench 4 tests. Speed isn't the Dimension 8200's only plus: This system is loaded. In addition to its fast processor, it comes with 512MB of PC800 RDRAM and an 20GB hard drive. It also packs a 48x CD-ROM drive. The components are housed in a contoured, gray-and-black midsize tower that has a case lock and a front flap that pops up to reveal two USB ports and a headphone jack. When placed on its side, the case opens like a clamshell after you press buttons on the top and bottom.ProcessorPentium 4 1.8ghzMemory512mb of RD memoryHard Drive20gbEthernet Support10/100Computer Type: TowerProcessor Speed: 1.8Ghz?????? a 103 $?????????????.Senza monitor e con pre-installato win2k, che ancora gira benissimo sul mio bkp-server, o vogliamo fare gli schizzinosi?E passiamo al monitor, pensando che il problema dei poveri di questi paesi tipo Brasile o Africa, e chi più ne ha più ne metta,?????. Non sia il deterioramento degli occhi, ma quello di tutto il corpo causa una pancia troppo sovente VUOTA, penso che un LCD non sia strettamente necessario, e possa anche bastareUn CRT, che sempre da ubib.com, si può portare a casa con meno di 40 $ Insignia® C170 17-Inch Flat Screen CRT Monitor Wouldn't you like to upgrade your small, simple monitor with something better? The Insignia® C170 17-Inch Flat Screen CRT Monitor features a breathtaking display, thanks to its 0.25 mm dot pitch. The on-screen control display is an added touch that is both convenient and well-programmed. Plus, the plug and play compatibility ensures you'll be up and running the moment you plug it in! Features: ·Model C170·Viewable area: 16.01" diagonal·0.25 mm Dot pitch for fine detail·On-screen control display·Plug and play compatible·Color: silver and black·Shipping weight: 27 lbs·Includes monitor, swivel stand, manual, monitor cable and power cord Per un bel 36 $????????????????????????abbiamo così un sistema completo che potrei inserire in Lan e metterlo al lavoro pure io qui in Italia, (settimo paese più industrializzato del pianeta) e non in Africa, dove nel 2005 ancora si muore di FAME???quindi, una macchina completa a 140 $?????. Ma comprandone una per, se io chiedessi il preventivoPer una commessa da 2 ? 3 milioni di pezzi, Voi cosa pensate che possa succedere al prezzo ?!?Ma senza voler scomodare gli americani, provate a prendere in mano il telefono ed a fare una telefonata p.eallo stimato Sign Brighi che nella bergamasca risulta essere uno dei più grandi importatori di hardware di tutta Italia, e a chiederlo a lui un preventivo su due milioni di unità !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!A 600 $ cadauno, testimonia che il sign (?) Lula, ultimo in ordine temporale dei ? benefattori del popolo ? si stà preparando a fagocitare una torta da circa 600 milioni di $?..( Lula Lula- Lula-dro)Ma è di sinistra e allora tutti zitti, nessuno che faccia di conto????????????.E poi la ciliegina sulla torta, il regalone per le telecom, e qui scusate, ma ci vedo pure lo zampino del Tronchetto nazionale, che ha giustappunto appena disinvestito circa 700 milioni di euro, per investirliProprio nell?america del sud; quantomeno sospetto??????.3 $ per 15 ore, la sottoscrizione di questa enorme fregatura che stà per essere tirata per l?ennesima voltatra le ?chiappe? di un popolo povero. Ma come 3 $ per 15 ore, in proporzione al reddito la mia ADSL flat, 24 ore giorno 30 gg. Mese, dovrebbe Costare 1500 euro ogni due mesi e non 36 come in realtà mi costa.Insomma la solita puzza schifosa che un ?forte? si lascia alle spalle quando si ?fotte? un debole. Insomma, il solito schifo che ti fa vergognare di essere un umano.E per quei poveri stupidelli che pensano di poter affrontare il dilemma della fame nel mondocon una stupida frase fatta, sappiano essi che anche nel 2004 abbiamo lasciato ad ammuffire nei silossparsi per tutto quello che noi chiamiamo ? mondo civile ? qualcosa come 100 milioni di tonnellate di granoturco, semplicemente perché se messo in vendita, avrebbe fatto crollare il prezzo dello stesso. Regalarglielo a chi ha fame e che tanto non lo comprerebbe comunque perché senza soldi, NO EH???????? CHE SCHIFO CHE FACCIAMO NOI CHE SIAMO I PRIMI SETTE SEMPRE GENUFLESSI DAVANTI ALLA VIL MONETA, ALLE LOGICHE DEL GUADAGNO, SPESSO A QUELLE DEL FURTO. E TE CREDO CHE GLI EXTRA TERRESTRI GIRINO ALLA LARGA, MA VI RENDETE CONTO CHE MANICA DI PIRLA CHE SIAMO, O NEANCHE VE NE ACCORGETE ? silverpilot
  • Bruco scrive:
    Mantellini: ma sai chi è Negroponte?
    http://www.zmag.org/Italy/chomsky-negroponte-americairaq.htmMa cosa diavolo ci si può aspettare da un tipo così?
    • Anonimo scrive:
      Re: Mantellini: ma sai chi è Negroponte?
      - Scritto da: Bruco
      http://www.zmag.org/Italy/chomsky-negroponte-ameri

      Ma cosa diavolo ci si può aspettare da un tipo
      così?Bruco... Quello non e' Nicholas Negroponte...
      • Bruco scrive:
        Re: Mantellini: ma sai chi è Negroponte?

        Bruco... Quello non e' Nicholas Negroponte...Ops, stavolta l'ho combinata grossa...:-$
        • The_GEZ scrive:
          Re: Mantellini: ma sai chi è Negroponte?
          Ciao Bruco !

          Bruco... Quello non e' Nicholas Negroponte...
          Ops, stavolta l'ho combinata grossa...
          :-$L' importanta è riconoscere i propri errori ! :)Intanto per completezza :http://web.media.mit.edu/~nicholas/
          • Bruco scrive:
            Re: Mantellini: ma sai chi è Negroponte?
            Alla fine ho fatto anch'io una ricerca: sono fratelli.Beh, lui sarà anche bravo, però le sue credenziali familiari non sono il massimo... è un po' come essere il fratello di Adolf Hitler...Poi ovviamente non posso condannare Abele perché suo fratello Caino è stato il primo assassino...
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    - Scritto da: Anonimo
    Se fossi un ragazzo che vive
    in uno di questi posti queste proposte mi
    farebbero sentire tremendamente preso per il
    c...o!
    Scusate la lunghezza e lo sfogoSe oggi dai un pesce ad un uomo che ha fame, domani avra' di nuovo fame.Se gli insegni a pescare, domani non avra' piu' fame!
  • Anonimo scrive:
    500 euro ????????????????????
    operazioni di questo tipo andrebbero portate avanti con etica e coerenza. fai un'operazione per lo svulippo e il bene del tuo paese? evita di mangiarci sopra. un pc completo lo devi fornire a un prezzo onesto. quindi meno della metà!!!
    • Anonimo scrive:
      Re: 500 euro ????????????????????
      scusate.. era DOLLARI, ma poco cambia...
      • The_GEZ scrive:
        Re: 500 euro ????????????????????
        Ciao Anonimo !
        scusate.. era DOLLARI, ma poco cambia...In effetti 500 euro/dollari (tanto il cambio è 1:1: no ?) non è poi tanto distante dal prezzo di un sistema entry level ...Io per prezzo basso avrei inteso un prezzo DECISAMENTE BASSO ... mah !
      • Anonimo scrive:
        Re: 500 euro ????????????????????
        - Scritto da: Anonimo
        scusate.. era DOLLARI, ma poco cambia...Veramente cambia non poco....1Euro=1,30$ (cambio della settimana scorsa), perciò 500$=385 Euro.....:-|
        • Anonimo scrive:
          Re: 500 euro ????????????????????
          e dire chedell Inspiron TM 6000 in usa$730Inspiron TM 6000 in italia833 ?ogni commento è totalmente superfluo
  • Anonimo scrive:
    ma se volessi assemblrami un pc io ?
    ho visto dei prezzi sul catalogo miscoscheda madre asus 50 euro iva inclusaceleron 80 euroscheda audio 40 euroscheda video 70 euroalimentatore 40 euromemorie 256 mega 50 eurohard disk 70 eurocavi vari tastiera e mouse facciamo altri 20 euroinsomma circa 400 euro come diavolo fanno certi negozi a vendere un pc a 300 euro e per di piu gia assemblato ?non capisco
    • Anonimo scrive:
      Re: ma se volessi assemblrami un pc io ?
      - Scritto da: Anonimo
      ho visto dei prezzi sul catalogo misco
      scheda madre asus 50 euro iva inclusa
      celeron 80 euro
      scheda audio 40 euro
      scheda video 70 euro
      alimentatore 40 euro
      memorie 256 mega 50 euro
      hard disk 70 euro
      cavi vari tastiera e mouse facciamo altri 20 euro
      insomma circa 400 euro come diavolo fanno certi
      negozi a vendere un pc a 300 euro e per di piu
      gia assemblato ?
      non capisco1) Misco non ha poi prezzi bassissimi...2) I PC più economici utilizzano schede madri con audio e video integrati.
      • Anonimo scrive:
        Re: ma se volessi assemblrami un pc io ?
        ho preso misco perche l unico che avevo sottomano..quanto costa una scheda madre con audio video integrato?
    • Anonimo scrive:
      Re: ma se volessi assemblrami un pc io ?
      un pc per imparare, senza pretese insomma ma con tutto quello che serve, te lo porti a casa con meno di 400 euro.. monitor incluso!!m1
    • awerellwv scrive:
      Re: ma se volessi assemblrami un pc io ?
      - Scritto da: Anonimo
      ho visto dei prezzi sul catalogo misco
      scheda madre asus 50 euro iva inclusa
      celeron 80 euro
      scheda audio 40 euro
      scheda video 70 euro(cut) TOTALE = 240 Eurovia epia (mb con: procio, vga, audio,) 180 dollari circa (store on line) inoltre c'e' anche la scheda di rete... solo su questo ci puoi tagliare circa 50 dollari - euro
      alimentatore 40 euro
      memorie 256 mega 50 euro
      hard disk 70 euro
      cavi vari tastiera e mouse facciamo altri 20 euro
      insomma circa 400 euro come diavolo fanno certi
      negozi a vendere un pc a 300 euro e per di piu
      gia assemblato ?Non e' che ti sei dimenticato del monitor? Sai quel cassone dove vedi le immagini...
      non capisco...
      • Anonimo scrive:
        Re: ma se volessi assemblrami un pc io ?

        Non e' che ti sei dimenticato del monitor? Sai
        quel cassone dove vedi le immagini...


        non capisco
        ...Magari lo collega alla televisione :D :D
    • Anonimo scrive:
      Re: ma se volessi assemblrami un pc io ?
      Se acquisti una scheda madre con audio e video integrati risparmi già 110 euro. E sicuramente a quel prezzo ti assemblano un pc con quel tipo discheda madre.:-)CIAO!Antonio.
    • Anonimo scrive:
      Re: ma se volessi assemblrami un pc io ?
      - Scritto da: Anonimo
      ho visto dei prezzi sul catalogo misco
      scheda madre asus 50 euro iva inclusa
      celeron 80 euro
      scheda audio 40 euro
      scheda video 70 euro
      alimentatore 40 euro
      memorie 256 mega 50 euro
      hard disk 70 euro
      cavi vari tastiera e mouse facciamo altri 20 euro
      insomma circa 400 euro come diavolo fanno certi
      negozi a vendere un pc a 300 euro e per di piu
      gia assemblato ?
      non capiscoci sono vari motivia) ordinano grossi stock di materiale.ovviamente andare da asus o abit e chiedere 30.000 pezzi a botta comporta un costo unitario più basso. quindi calcola che a loro l'hardware costa almeno il 30-40 % in menob) assemblare un pc è un 'attività di una facilità elementare, non richiede chissà che qualifica ( ci sono riuscito io , e sono una capra in queste cose). quindi possono ordinare l'hardware in cina,mandarli in uno stabilimento sempre cinese per l'asseblaggio e farli arrivare in italia montati e configurati.c) spesso gli assemblati sono computer poco equilibrati.esempio : all'utente frolloccone interessa che il processore sia potente , e per conoscerne la potenza guarda la frequenza di clock. più è alta più secondo lui il pc è potente. poi però scopri che il pc, che magari vanta un processore da 2 Ghz, monta un celeron , ha solo 256 Mb di ram , ha una scheda video misera, ha la scheda video e quella audio integrate ( e sono delle ciofeche), ha un'hard disk piccolo , monta hardware "di contorno" (masterizzatore, scheda di rete, modem, lettore dvd , ovvero le cose che di solito sono scritte in piccolo) di marche sconosciute e poco supportate.in più magari il case fa schifo , è stretto, è fatto di plastichina che si rompe al primo urto.con tutti questi accorgimenti le catene di supermercati riescono a proporre pc a poco più di 300 euro, a guadagnarci e fare bella figura. capisci ora?
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    Ho l'impressione che tentare di risolvere il problema con dei PC scassoni e qualche connessione a internet sia un rimedio peggiore del male. Servirà ad accendere desideri di improbabili migrazioni di massa verso luoghi nei quali "si sta bene" e magari a incrementare il cosiddetto "turismo sessuale" più che ad alfabetizzare le masse di poveracci, fornire un punto d'appoggio per le comunicazioni là dove non arrivano i telefoni e aumentare la "civilizzazione" in generale.Sarebbe meglio, come da sempre i vituperati "colonizzatori" anglosassoni hanno fatto in India, offrire ai giovani più promettenti la possibilità di studiare nelle università occidentali e poi tornare in patria con un know-how specifico, da usare subito per insegnare ad altri giovani e insieme migliorare la vita delle loro popolazioni, risolvendo i problemi infrastrutturali con progetti a portata del paese e pochi aiuti esterni, grazie anche ai costi di manodopera pressoché inesistenti. Cultura e comunicazione non sono certo la stessa cosa...
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma dargli da mangiare no?
      Piccola premessa. L'africa non è marte. E gli africani non sono marziani rincoglioniti. L'africa è un continente tutt'altro che povero. sia dal punto di vista minerario che agricolo. verrei ricordare che buona parte del nostro amato caffe e banane vengono proprio da li. l'africa è stata per decine di anni terreno di conquista per gli imperi europei e da questi sono stati esportati tre prodotti tipici occidentali: cristianesimo , democrazia e libero mercato. risultato: grazie al cristianesimo, e alla buonanima del papone, che dice di non usare il preservativo e alle multinazionili che li vendono a prezzo europeo il continente vive un'epidemia di aids; la democrazia rappresentativaimpiantata in un paese che culturalmente ha un percorso diversissimo da quello europeo ha prodotto guerre civili (che fra l'altro arricchiscono la fiornte industria bellica italiana) e l'istaurazione di dittature militari, spesso al soldo delle stesse multinazionali; il libero mercato ha di fatto consegnato ai vecchi padroni lo sfruttamento delle risorse in un sistema dittatura/sfruttamento/guerra che praticamente si autoalimenta. le contraddizioni del continete africano sono le nostre contraddizioni. e il pensare che il problema sia che i poveri negri non sappiano pescare o coltivare è ipocrita almeno quanto pensare che il problema si risolva sputtanando migliaia di miliardi in fezzosi nuovi pc. spece quando il trashware stà condaminando le falde acquifere di mezzo mondo. ma questo è un'altro discorso....
      • Anonimo scrive:
        Re: Ma dargli da mangiare no?
        peccato che il brasile sia in america
        • Anonimo scrive:
          Re: Ma dargli da mangiare no?
          - Scritto da: Anonimo
          peccato che il brasile sia in americama il discorso è sempre lo stesso. fino all'inizio degli anni ottanta cosa c'era in brasile? Un paese così grande ha bisogno di parecchio tempo per rimettersi da una dittatura militare, se mai riuscirà a rimettersi, con tutte le contrddizioni che contraddistinguono i governi che ci sono già stati e quello Lula attuale.
      • Anonimo scrive:
        Re: Ma dargli da mangiare no?
        Miiii, il solito pappone centrosocial-terzomondist-noglobal............
        gli imperi europei e da questi sono stati
        esportati tre prodotti tipici occidentali:
        cristianesimo, democrazia e libero mercato.E civiltà, igiene, profilassi, vaccinazioni, cibo, medicinali, istruzione... dettagli, dettagli...
        e l'istaurazione di
        dittature militari, spesso al soldo delle stesse
        multinazionali; E naturalmente tu di questo hai prove incontrovertibili, in carta bollata, controfirmate dalla diplomazia...
        autoalimenta. le contraddizioni del continete
        africano sono le nostre contraddizioni.L'India era messa anche peggio, eppure ora si appresta a diventare una superpotenza. Sarà perché si son dati una patta e tirati su le maniche, invece di continuare a piangersi addosso per le "malefatte" del colonialismo di qualche secolo fa ?Ci sarebbe poi il dettaglio che hai sparato a vuoto il tuo sermone preconfezionato cut&paste sui poveri africani, perché l'articolo parlava di sudamerica, ma "questo è un altro discorso"...
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    Lavoro per un ISP ed un organizzazione senza scopo di lucro ci ha chiesto di fornire una connessione satellitare in un villaggio sperduto in Africa orientale. Il telefono più vicino è a trenta km su "strada" sterrata, nei periodi piovosi impraticabile per molti giorni. Questa connessione servirà agli italiani che a rotazione sono sul posto per comunicare con i propri cari, per effettuare telediagnosi da un reparto di un ospedale italiano specializzato per le malattie tropicali, per le comunicazioni d'emergenza con la città più vicina (le chiamate vengono instradate dall'Italia) e per il monitoraggio di una mini centrale elettrica che sfrutta la corrente di un fiume locale.In molti casi, risolta la necessità di mangiare vi sono altre necessità comunque importanti che il computer ed Internet permettono di risolvere in maniera relativamente semplice ed economica.
  • TPK scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    - Scritto da: jokanaan
    se donerai un pesce ad un affamato, lo sfamerai
    per un giorno.
    se gli donerai una canna da pesca e gli
    insegnerai a pescare, lo sfamerai per sempre.Ma se invece di insegnarli a pescare gli spieghi come si ricompila il kernel, muore di fame in cantina... (troll)
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma dargli da mangiare no?
      - Scritto da: TPK
      Ma se invece di insegnarli a pescare gli spieghi
      come si ricompila il kernel, muore di fame in
      cantina... (troll)Ma sai che è una vita che non mi trovo costretto a ricompilare il kernel?Quasi quasi settimana prossima vado a pescare
      • Anonimo scrive:
        Re: Ma dargli da mangiare no?
        - Scritto da: Anonimo


        - Scritto da: TPK

        Ma se invece di insegnarli a pescare gli spieghi

        come si ricompila il kernel, muore di fame in

        cantina... (troll)

        Ma sai che è una vita che non mi trovo costretto
        a ricompilare il kernel?
        Quasi quasi settimana prossima vado a pescareCosa? Topi di campagna o di cantina?
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    - Scritto da: jokanaan
    se donerai un pesce ad un affamato, lo sfamerai
    per un giorno.
    se gli donerai una canna da pesca e gli
    insegnerai a pescare, lo sfamerai per sempre.Stavo pensando alla stessa cosa...
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    - Scritto da: jokanaan
    se donerai un pesce ad un affamato, lo sfamerai
    per un giorno.
    se gli donerai una canna da pesca e gli
    insegnerai a pescare, lo sfamerai per sempre.confucioLa prima volta che l'ho sentito è stato in quel film con Rock Hudson dove deve fare una gara di pesca
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    I pc da 500 dollari servono alla classe media emergente di quei paesi, non ai piu' poveri. Ma e' anche vero che senza una capacita' diffusa di lavorare e studiare sara' sempre difficile che un paese risolva i problemi di poverta' e guerra permanente. A questo servono quei computer e trovo che sia meglio spendere i soldi cosi' che in aiuti alimentari che servono solo ad aumentare la sovrappopolazione.
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma dargli da mangiare no?
    Non risolve il problema.
    • numerone scrive:
      Re: Ma dargli da mangiare no?
      Avendo una connessione ad internet hanno il mondo in mano.Possono trovare siti che spiegano come coltivare un po' di cereali per sfamarsi ed il gioco é fatto.In ogni caso son d'accordo che sarebbe meglio spendere al fine di garantire a questa gente posto per coltivare/allevare/pescare ecc...
      • Anonimo scrive:
        Re: Ma dargli da mangiare no?
        - Scritto da: numerone
        Possono trovare siti che spiegano come coltivare
        un po' di cereali per sfamarsi ed il gioco é
        fatto.Ma non è meglio dirgli subito come si coltivano un po' di cereali e buonanotte?
        • Anonimo scrive:
          Re: Ma dargli da mangiare no?
          - Scritto da: Anonimo


          - Scritto da: numerone

          Possono trovare siti che spiegano come coltivare

          un po' di cereali per sfamarsi ed il gioco é

          fatto.

          Ma non è meglio dirgli subito come si coltivano
          un po' di cereali e buonanotte?Magari il problema non è sapere come si coltivano i cereali (sono mica cretini, non ci vuole mica la scienza) ma avere terra fertile e non arida e acqua.
          • Anonimo scrive:
            Re: Ma dargli da mangiare no?
            - Scritto da: Anonimo
            Magari il problema non è sapere come si coltivano
            i cereali (sono mica cretini, non ci vuole mica
            la scienza) ma avere terra fertile e non arida e
            acqua.In questo caso l'informatica serve a poco
          • Anonimo scrive:
            Re: Ma dargli da mangiare no?
            - Scritto da: Anonimo


            - Scritto da: Anonimo

            Magari il problema non è sapere come si
            coltivano

            i cereali (sono mica cretini, non ci vuole mica

            la scienza) ma avere terra fertile e non arida e

            acqua.

            In questo caso l'informatica serve a pocoInfatti: risolvere i problemi di certi paesi importando internet, così da poter cercare "coltivare grano" su google mi pare un po' inutile.
  • argaar scrive:
    scegliere win o linux
    dov'è il problema, lula ha scelto, linux, perchè così può fornire ai suoi cittadini computer validi con tutto il software necessario senza dover pagare licenze, se poi il cittadino può permettersi l'acquisto di una versione più accessoriata di linux o vuole cambiare libero di farlo, ma intanto ha risparmiato e imparato
    • Anonimo scrive:
      Re: scegliere win o linux
      - Scritto da: argaar
      dov'è il problema, lula ha scelto, linux, perchè
      così può fornire ai suoi cittadini computer
      validi con tutto il software necessario senza
      dover pagare licenze, se poi il cittadino può
      permettersi l'acquisto di una versione più
      accessoriata di linux o vuole cambiare libero di
      farlo, ma intanto ha risparmiato e imparatoLula intanto perderà le prossime elezioni, è messo malissimo nei sondaggi, quindi tutti questi progettini con linux ecc... finiranno nel W.C.
      • Anonimo scrive:
        Re: scegliere win o linux

        Lula intanto perderà le prossime elezioni, è
        messo malissimo nei sondaggi, quindi tutti questi
        progettini con linux ecc... finiranno nel W.C.Se e' un politico "all'italiana" questi progetti come altri promessi finiranno tutti nel W.C. anche se viene eletto.
    • Anonimo scrive:
      Re: scegliere win o linux

      dov'è il problema, lula ha scelto, linux, perchè
      così può fornire ai suoi cittadini computer
      validi con tutto il software necessario senza
      dover pagare licenze, se poi il cittadino può
      permettersi l'acquisto di una versione più
      accessoriata di linux o vuole cambiare libero di
      farlo, ma intanto ha risparmiato e imparatoE sopratutto non ha piu' nessuna voglia di cambiare :D
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