UnitedLinux apre la Beta, giura fedeltà alla GPL

Rilasciando al pubblico la sua prima Open Beta, United Linux dà la propria parola di scout che nulla, nelle sue politiche di testing, viola la licenza GPL. Tutti convinti?
Rilasciando al pubblico la sua prima Open Beta, United Linux dà la propria parola di scout che nulla, nelle sue politiche di testing, viola la licenza GPL. Tutti convinti?


Roma – Come preannunciato la scorsa settimana, durante la giornata di ieri UnitedLinux ha rilasciato la prima Open Beta della propria distribuzione, scaricabile presso una delle quattro aziende che formano all’alleanza: SuSE Linux, Turbolinux, Caldera e Conectiva. La Open Beta è la prima versione preliminare della piattaforma di UnitedLinux ad essere rilasciata al pubblico: per scaricarla è in ogni caso richiesta la registrazione.

Lo scorso agosto UnitedLinux aveva rilasciato la tanto discussa Closed Beta, una versione di test accessibile unicamente a quei partner e sviluppatori che avessero preventivamente firmato un patto di non divulgazione (NDA, non-disclosure agreement).

Come si ricorderà, facendo seguito alle molte polemiche sollevate dalla comunità Linux, la scorsa settimana Bradley Kuhn, executive director della Free Software Foundation (FSF), in una lettera ha ufficialmente chiesto a UnitedLinux di svelare il contenuto dell’NDA per capire se questo, in qualche suo punto, potesse violare la licenza GNU GPL.

La scorsa domenica UnitedLinux ha risposto alle lettera di Kuhn pubblicando sul proprio sito una dichiarazione di conformità ai termini della GNU General Public License e facendo pervenire alla comunità del Free Software una lettera firmata da Conectiva.

Nella lettera di Conectiva si legge che la Closed Beta “è una parte naturale dello sviluppo interno di UnitedLinux” e che i membri della UnitedLinux “concordano sulla confidenzialità delle informazioni contenute nell’NDA e sull’opportunità di non pubblicarle, renderle disponibili o comunque divulgare qualsiasi parte o porzione di queste informazioni a qualunque terza parte senza una priore ed espressa autorizzazione scritta”.

Nella dichiarazione pubblicata sul sito di UnitedLinux si afferma invece che “come organizzazione dedita allo sviluppo, UnitedLinux non distribuisce il software direttamente agli utenti finali. Nonostante questo, le versioni beta e definitive del prodotto vengono distribuite dalle società partner di UL”.

“Di quando in quando – si legge ancora nel documento – i partner di UL richiederanno ai propri clienti e partner la firma di patti di non divulgazione al fine di salvaguardare certi elementi del lavoro in corso, che sono proprietà intellettuale delle rispettive società. Questi patti di non divulgazione escludono tuttavia le informazioni o il codice del software, che possono essere resi di pubblico dominio”.

Il succo del discorso è dunque che UnitedLinux non ha alcuna intenzione di rendere pubblico il suo NDA, tuttavia assicura che questo non impedisce ai firmatari di divulgare il codice del software libero e, pertanto, non infrange nessuna licenza GNU. E’ lecito attendersi, visto che difficilmente la comunità del Free Software si accontenterà della “parola di scout” di UnitedLinux, che quest’ultima rilasci una copia dell’NDA al vaglio dei dirigenti della FSF. Ovviamente, con patto di non divulgazione.

Se la questione dovesse cadere qui, la comunità di Linux sembra destinata a vedere molte altre “closed” beta.

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23 09 2002
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