USA a caccia del porno cyber

Si sta costituendo un comitato di ricerca che dovrà trovare i modi per impedire che i minori in rete vengano a contatto con la pornografia. Oscurato, intanto, Teenmagazine


Washington (USA) – Psicologi, esperti di commercio elettronico, giuristi, teologi e grafici: questi ed altri gli esperti che il National Research Council americano vuole mettere insieme per due anni a lavorare su un progettone, ovvero i metodi per evitare che i minori possano entrare in contatto online con materiale pornografico e in generale con i contenuti che “possono essere dannosi per i bambini”.

L’agenzia governativa ha in mente un lavoro biennale per il neoComitato intorno ad un argomento che da anni tiene banco sui media di tutto il mondo, ovvero la “facilità di accesso” a contenuti ritenuti “sconvenienti” se non addirittura “dannosi” per i bambini. In questo senso negli ultimi anni il Congresso ha varato due leggi. La prima fu dichiarata incostituzionale, perché la concezione di “dannoso” era talmente ampia da diventare un rischio per la libertà di espressione. La seconda è tuttora “sotto processo” con alcune sue parti già dichiarate incostituzionali.

Con il Comitato, sul quale Wired ed altre testate hanno non poco ironizzato, l’amministrazione Clinton spera di riuscire ad offrire una soluzione tecnico-giuridica che superi i problemi e i limiti posti dalle due normative “antiporno”.


Proprio nelle ore in cui sono partiti i lavori per la formazione del Comitato, un tribunale federale americano ha deciso la chiusura di un sito pornografico sostenendo che utilizzava abusivamente il nome di una nota rivista dedicata ai “teenager”.

Teenmagazine, questo il nome del sito, non è stato ufficialmente chiuso per i contenuti che pubblicava, dunque, ma per la legge sul cybersquatting. Negli Stati Uniti, infatti, chi possiede un trademark può ottenere, nella maggioranza dei casi, che gli venga riconosciuto un diritto anche sul corrispondente dominio internet e, a volte, persino su nomi di dominio “simili” al proprio.

Teenmagazine.com per il momento ha dunque sospeso le sue pubblicazioni e secondo l’avvocato “dell’accusa”, cioè della rivista cartacea “ciò che ha portato la Corte a decidere è il fatto che gli squatter hanno messo in piedi un sito porno utilizzando un indirizzo che attirava i teenager”.

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