USA, blogger in missione diplomatica

Sono nove, sono profondi conoscitori della cultura mediorientale. Si infiltreranno fra i cittadini della rete per dispensare pillole di spirito americano
Sono nove, sono profondi conoscitori della cultura mediorientale. Si infiltreranno fra i cittadini della rete per dispensare pillole di spirito americano

Blogger pagati per infiltrare post in lingua su blog arabi e esportare il Bush-pensiero. Il Dipartimento di Stato USA perseguirà la strategia della diplomazia digitale , partecipando alla conversazione globale della blogosfera. A fare da portavoce delle strategie statunitensi, a introdurre i netizen mediorientali allo stile di vita americano penseranno nove blogger sguinzagliati in missione speciale per conto dell’ IIP ( Bureau of International Information Programs ).

Il Digital Outreach Team , fondato lo scorso anno per temperare gli ardori della rete mediorientale esponendo nei blog la prospettiva americana, amplia il suo organico . Due i blogger che fino ad ora sono intervenuti fra i post in lingua araba per ridimensionare le false rappresentazioni degli Stati Uniti e fornire un accurato quadro della politica e della società statunitense.

D’ora in poi, ha annunciato il rappresentante dell’IIP Duncan MacInnes ad una commissione antiterrorismo della House of Representatives , saranno nove gli agenti blogger in missione diplomatica: sei coloro che si esprimeranno in lingua araba, due i blogger che dominano il Farsi, uno il conoscitore dell’Urdu, che si rivolgerà ai netizen pachistani. La loro opera di convincimento non tenterà di erodere i baluardi più estremisti della rete islamica: BBC Arabic, Al Jazeera Talk saranno due degli obiettivi dei diplomatici della rete.

I requisiti dei blogger reclutati dal Dipartimento di Stato? Creatività, approfondita conoscenza del contesto culturale e un linguaggio fresco e sciolto, che consenta loro di integrarsi e mimetizzarsi fra i netizen locali, senza sbandierare in maniera artificiosa la voce delle istituzioni USA.

Sarà una missione irta di pericoli. “Sui blog ci si esprime in una maniera informale e colloquiale” ha spiegato MacInnes: è facile essere fraintesi ed innescare polemiche sterili e inopportune rispetto all’obiettivo del Dipartimento di Stato americano. Per questo motivo ogni commento, ogni intervento sarà supervisionato da un veterano della guerra in Iraq: addestrerà i blogger ad instillare nel pubblico le ragioni degli Stati Uniti, spiegherà loro come persuadere i netizen locali che la motivazione dell’occupazione USA in Iraq non risiede nello sfruttamento delle risorse petrolifere né nell’obiettivo di sostenere Israele.

Ma non è possibile irrompere nei blog locali e propagandare la posizione americana: è necessario affinare le strategie comunicative, agganciarsi a discorsi ampi e neutrali, entrare in contatto con i cittadini della rete mediorientali e guadagnarsi la loro fiducia.

Un obiettivo solo parzialmente raggiunto sul fronte interno dal blog del Dipartimento di Stato Dipnote : se non mancano i post colloquiali, con i quali si cerca di instaurare un dialogo con i netizen americani, vengono pubblicati altresì dei comunicati stampa contratti e formali, mascherati da post. Una strategia di comunicazione discontinua che, se adottata dal Digital Outreach Team, solleverebbe subito un polverone fra i cittadini della rete mediorientali.

Se la tattica diplomatica condotta dal IIP attraverso la rete dovesse riscuotere successo, si esploreranno nuove frontiere della captology : la propaganda statunitense potrebbe sconfinare oltre i post dei nove blogger e oltre i siti destinati a catturare l’attenzione delle popolazioni locali, ha promesso MacInnes. “Stiamo esplorando le possibilità che le nuove cybertecnologie come Second Life e i giochi per i telefonini offrono alla nostra missione.”

Gaia Bottà

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19 11 2007
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