USA e UK, simulazioni di cyberguerra

Le due potenze sperimentano le rispettive difese. E le aziende tecnologiche potrebbero essere costrette a collaborare alla tutela della sicurezza nazionale
Le due potenze sperimentano le rispettive difese. E le aziende tecnologiche potrebbero essere costrette a collaborare alla tutela della sicurezza nazionale

Le agenzie di spionaggio degli Stati Uniti e del Regno Unito stanno per iniziare una serie di simulazioni per mettere alla prova le proprie difese rispetto alle minacce informatiche , viste come un’emergenza sempre più stringente.

I war game sono il frutto del confronto avuto da David Cameron e Barack Obama presso la Casa Bianca nel corso della scorsa settimana.

Oltre alle spie del GCHQ e dell’NSA, già associate nelle azioni svelate da Edward Snowden, le simulazioni coinvolgeranno gli agenti dell’MI5 e dell’FBI: le operazioni della guerra informatica simulata saranno coordinate da una cyber-cellula che vedrà due vertici, uno per gli Stati Uniti ed una al servizio della Regina, scambiare informazioni tra loro ed inizieranno simulando attacchi alle istituti finanziari della City di Londra a Wall Street .

Dopo il cuore pulsante della finanza globale, gli attacchi simulati da Stati Uniti e Regno Unito prenderanno di mira le altre arterie delle potenze occidentali per saggiarne la resistenza delle difese informatiche, come quelli effettuati dall’agenzia europea per la cyber-sicurezza, ENISA.

“Non si tratta di proteggere solo le aziende – ha dichiarato il Primo Ministro britannico Cameron – ma di tutelare anche i dati delle persone e quelli finanziari: questi attacchi possono infatti avere reali conseguenze sulle finanze delle persone”.

Per garantire tale sicurezza, tuttavia, Cameron vorrebbe poter assicurare alle proprie agenzie di sicurezza e di spionaggio maggiori poteri : per seguire le tracce dei terroristi, per esempio, sui social network, o per permettere agli agenti di accederne alle conversazioni. L’intesa raggiunta tra il presidente degli Stati Uniti ed il Primo Ministro britannico potrebbe dunque portare anche ad una maggiore pressione sugli ISP e le altre aziende tecnologiche affinché collaborino con le autorità . E quindi a conseguenti rischi in materia di libertà e privacy.

Claudio Tamburrino

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