USA, legge shock contro la stampa?

Nei prossimi giorni un senatore repubblicano presenterà una nuova legge che renderà perseguibile chiunque divulghi informazioni riguardanti i programmi di intercettazione
Nei prossimi giorni un senatore repubblicano presenterà una nuova legge che renderà perseguibile chiunque divulghi informazioni riguardanti i programmi di intercettazione


Washington (USA) – La libertà di azione della stampa statunitense sta per essere nettamente ridimensionata. Il senatore Repubblicano Mike DeWine presenterà entro pochi giorni una nuova legge che di fatto permetterà la persecuzione di chiunque decida di divulgare informazioni riguardanti le operazioni di sorveglianza. E non si parla dei funzionari che devono per legge e policy mantenere il segreto, ma anche di chi, ottenendo notizie di quelle informazioni, decide di pubblicarle.

La polemica è scattata dopoché Associated Press è entrata in possesso di una copia della proposta di legge. Nella bozza si legge: “Verranno perseguite penalmente le persone che intenzionalmente divulgano informazioni riguardanti il programma di sorveglianza anti-terrorismo o qualsiasi altro programma di intercettazione coperto dalla legge vigente”. Le sanzioni sono durissime: multa fino ad un massimo di 1 milione di dollari e pene detentive fino ad un massimo di 15 anni.

Secondo Kate Martin, direttore del Center for National Security Studies , si tratterebbe di una delle misure più drastiche degli ultimi anni, anche per la vaghezza del testo, che parla di informazioni “intoccabili” senza specificare esattamente di cosa si tratti. “La legge, in pratica, trasformerebbe l’informazione in un crimine, anche quando fosse evidente una violazione della legge da parte del presidente. I giornali si troverebbero così con le mani legate”, ha dichiarato Martin, con un chiaro riferimento all’attuale querelle che vede coinvolti la Casa Bianca e il New York Times. Se poi si pensa ai blog e ai siti di informazione web, spesso assai più veloci e dinamici delle testate tradizionali, viene da chiedersi in che modo le censure colpiranno la rete.

DeWine sta portando avanti il suo progetto di legge con il sostegno ufficiale di altri tre senatori, e quello ufficioso del Gruppo Repubblicano e della Casa Bianca. Sebbene i politici coinvolti non abbiano escluso la possibilità di intervenire con correzioni, l’impianto della legge rimette completamente in discussione l’attuale normativa. Al momento, infatti, in caso di diffusione di documentazione “classified” la magistratura cerca di fare chiarezza all’interno degli enti governativi, insomma tende a perseguire chi ha “passato le carte”.

Un altro spiacevole effetto collaterale della nuova legge potrebbe farsi sentire sugli stessi ufficiali governativi. “Le informazioni provengono dall’interno delle strutture. Un reporter metterebbe nei guai anche la sua fonte”, ha dichiarato David Tomlin, consigliere di AP.

“Utilizzeranno questa legge per punire i giornali e la tv? Essenzialmente, questa legge non permetterebbe di fare informazione sui programmi di sorveglianza. Scusate, ma è questo è assolutamente incostituzionale”, ha sentenziato Lucy Dalglish, direttore esecutivo di Reporters Committee for Freedom of the Press .

Visto il tono delle polemiche, DeWine in queste ore sta cercando di gettare acqua sul fuoco. “Non influirà in alcun modo nel lavoro dei reporter – sostiene ora – Se dovesse evidenziarsi l’esigenza di una correzione. Modificheremo il progetto”.

Dario d’Elia

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13 03 2006
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