USA, necessario gestire il pornoweb

Questo vale per gli adulti ma anche per i minori. I risultati di uno studio voluto dal Congresso americano sollevano una certa polvere
Questo vale per gli adulti ma anche per i minori. I risultati di uno studio voluto dal Congresso americano sollevano una certa polvere


Washington (USA) – Gli adulti ci facciano l’abitudine e i genitori insegnino ai propri figli come comportarsi dinanzi all’offerta di pornografia in rete. Questo uno dei punti chiave più discussi nel rapporto commissionato dal Congresso americano e realizzato dal National Research Council. Uno studio che indaga sul fenomeno del porno in rete e su come proteggere i minori.

“Nessuna singola soluzione – spiegano gli autori del rapporto – esiste per proteggere online i bambini della pornografia”. Questo non vuol dire, viene comunque spiegato, che un mix di soluzioni non possa in finale avere importanti effetti per ridurre il problema dei materiali inadatti ai minori.

Secondo Dick Thornburgh, che ha coordinato la stesura del rapporto, “Internet pone una serie di sfide nuove a coloro che si preoccupano della disponibilità di materiali inappropriati sessualmente espliciti”. “Non è facile – ha spiegato – per un adulto supervisionare i bambini che possono ricercare o essere esposti a materiale sessualmente esplicito, tanto in rete quanto nei libri o in televisione. Non c’è una soluzione unica che possa fornire una risposta, perché qualsiasi approccio da solo può essere bypassato senza grande difficoltà. C’è bisogno di un insieme di strategie”.

Ai genitori gli esperti consigliano il dialogo con i figli, per spiegare loro cosa è internet, per mostrare loro come scegliere i contenuti in rete, come fare le scelte migliori. Un approccio che dovrebbero avere anche insegnanti, bibliotecari e quanti hanno a che fare con bambini ed internet. La via migliore, spiega il rapporto, è comunque “essere coinvolti” nelle attività online dei propri figli.

Senza fermarsi qui, lo studio sostiene l’opportunità che genitori e docenti parlino ai bambini e ai minori dei rischi e delle tecniche dei “predatori sessuali”, o dei gruppi violenti e razzisti che attraverso internet cercano nuovi adepti e via dicendo, al fine di consentire loro di capire quali possono essere i “segnali di pericolo”. Tutte attività che non possono essere delegate a software di filtraggio che, pure utili a schermare certa pornografia, secondo lo studio tagliano l’accesso anche ad una serie di risorse importanti e tendono a fornire un falso senso di sicurezza al genitore che li adotta.

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05 05 2002
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