USA, primo procedimento contro un allevatore di zombie

Ne gestiva a migliaia, diffondendo malware in PC non presidiati che poi controllava da remoto. Il suo arresto porterà al primo processo di questo tipo negli Stati Uniti
Ne gestiva a migliaia, diffondendo malware in PC non presidiati che poi controllava da remoto. Il suo arresto porterà al primo processo di questo tipo negli Stati Uniti


Washington (USA) – C’è voglia di farne un caso esemplare e basta leggere le cronache dei giornali americani per capirlo: si tratta del procedimento giudiziario che coinvolge il 20enne statunitense Jeanson James Ancheta, arrestato con l’accusa di aver creato e gestito con finalità criminose botnet composte da migliaia di computer.

Come noto le botnet sono reti di computer di utenti internet che non li hanno messi in sicurezza e che si ritrovano con backdoor che permettono ai creatori di trojan e simili di controllare da remoto quei computer: in questo modo possono scagliare attacchi distribuiti del tipo denial-of-service (DDoS) contro qualsiasi target in rete oppure compiere altre operazioni illecite, talvolta persino su commissione di organizzazioni criminali .

A pochi giorni dall’ arresto , in Olanda, di tre smanettoni con il vizio della botnet per fini criminali, il caso di Ancheta viene ora enfatizzato dalle autorità americane, sebbene si ritenga che siano moltissimi coloro che, tuttora ignoti, gestiscano negli USA botnet più o meno vaste. Ed è curioso che il processo contro Ancheta sia destinato ad aprirsi proprio mentre nel Regno Unito una sentenza ha messo in luce un gap normativo che in sostanza non rende illegali gli attacchi DDoS in quel paese.

Stando all’ FBI , Ancheta farebbe parte di una crew di cracker nota come Botmaster Underground e si sarebbe adoperato per vendere i propri servizi al miglior offerente, lucrando quindi sull’invio di spam per conto di terzi (dove i computer controllati, detti zombie, vengono trasformati in “nodi sparaspam”) o sull’installazione da remoto di adware , programmini pubblicitari spesso altamente invasivi. Si ritiene che da questa attività abbia guadagnato circa 60mila dollari.

Secondo i procuratori, il caso di Ancheta è il primo che riguarda un gestore di botnet che agiva per lucro. Sono 17 i capi di imputazione sui quali sarà chiamato a rispondere (alcuni dei quali prevedono pene massime decisamente gravose), come accesso a sistemi informatici protetti, modifiche su computer governativi (della Marina e del Dipartimento della Difesa) e riciclaggio di denaro. Se venissero applicate le sanzioni più pesanti, Ancheta potrebbe finire in carcere per 50 anni .

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06 11 2005
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