USA, scontro a fuoco sulle armi stampate

La Difesa statunitense contro i file condivisi da Defense Distributed per la stampa 3D, che dovranno essere rimossi per evitare l'accesso pubblico. Trattasi di possibile violazione delle norme sull'esportazione di armi da fuoco
La Difesa statunitense contro i file condivisi da Defense Distributed per la stampa 3D, che dovranno essere rimossi per evitare l'accesso pubblico. Trattasi di possibile violazione delle norme sull'esportazione di armi da fuoco

La grande battaglia per le armi stampate in 3D a pochi giorni dalla pubblicazione del plastificato Liberator da parte della discussa non profit Defense Distributed. In una minacciosa missiva inviata al giovane founder Cody Wilson, i vertici dello State Department Office of Defense Trade Controls Compliance hanno ordinato l’immediata rimozione del relativo file CAD per la stampa in tre dimensioni di quasi tutti i componenti in ABS di cui consta la pistola già testata sul campo.

L’ufficio del dipartimento statunitense ha inoltre obbligato l’organizzazione di Wilson a rimuovere altri nove progetti CAD per la stampa 3D di altrettanti modelli di arma da fuoco sul sito ufficiale Defcad.org . Il governo a stelle e strisce ha infatti intenzione di avviare una indagine interna sulla presunta violazione delle norme relative al traffico internazionale di armi come previsto nel pacchetto International Traffic in Arms Regulations (ITAR). In sostanza, il lavoro di Defense Distributed avrebbe ignorato le regole sull’esportazione con il caricamento online dei file.

“Siamo costretti a collaborare – ha spiegato Cody Wilson – Tutti i contenuti dovranno essere rimossi dai nostri server per impedire l’accesso pubblico”. Con oltre 100mila download in poco più di due giorni dalla prima pubblicazione del file CAD relativo al modello Liberation, Defense Distributed ha ottenuto un sorprendente successo con l’appoggio della Baia dei pirati e di Mega, incarnazione digitale dell’ex-impero del file hosting guidato da Kim Dotcom. Non propriamente un amico del governo statunitense, Dotcom – così come la crew di The Pirate Bay – non sembra affatto intenzionato a rimuovere i file dalla sua piattaforma.

Mentre il dipartimento statunitense “sequestra” le armi di Defense Distributed con l’avvio dell’indagine interna sulla presunta violazione delle norme ITAR, l’Amministrazione Obama guarda invece alla stampa 3D come ad una strategia efficace per rilanciare il settore manifatturiero a stelle e strisce. La Casa Bianca ha annunciato un accordo pubblico-privato per lo stanziamento di 200 milioni di dollari in favore di vari istituti per la produzione di stampati 3D nel settore energetico, ma anche in quello militare, per la realizzazione di sistemi complessi nelle armi da fuoco.

Mauro Vecchio

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10 05 2013
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