USA, tutti contro MySpace

Il portale di Rupert Murdoch sotto il fuoco incrociato di politici, docenti e genitori. Accuse pesanti: è una riserva di caccia per maniaci sessuali. Lo stato del Rhode Island lo mette al bando negli istituti scolastici
Il portale di Rupert Murdoch sotto il fuoco incrociato di politici, docenti e genitori. Accuse pesanti: è una riserva di caccia per maniaci sessuali. Lo stato del Rhode Island lo mette al bando negli istituti scolastici


Boston (USA) – Con i suoi 56 milioni di utenti, MySpace è il servizio di network sociale più utilizzato in tutto il Nord America. Un portale così popolare che Rupert Murdoch, il magnate australiano dei massmedia, ha speso 580 milioni di dollari per acquisirne il controllo . Una miniera d’oro per gli investitori ed un passatempo strepitoso per gli adolescenti. Ma c’è chi ne parla come una riserva di caccia per maniaci sessuali ed intende vietarne l’accesso.

“Potrebbe essere un luogo virtuale dove fare amicizia, ma è diventato il nostro peggior incubo”, dice senza remore Monique Nelson, direttore di Web Wise Kids , un’associazione che promuove la sicurezza online per i più giovani. Il governo locale del Rhode Island ha vietato l’uso di MySpace nella maggior parte degli istituti scolastici, per il bene della società . La candidata del partito repubblicano al ruolo di procuratore generale degli Stati Uniti, Jeanine Pirro , ha addirittura incluso la censura di MySpace nel proprio programma elettorale.

Tutti contro MySpace: la situazione ha assunto i contorni di una caccia alle streghe. Il vortice di polemiche si è innalzato alla fine del 2005, quando si sono verificati numerosi omicidi e stupri legati a relazioni nate tra le pagine personali degli utenti di MySpace. Equipaggiato con un motore di ricerca molto efficiente, che permette di individuare ragazze e ragazzi in base a profili assai dettagliati, MySpace permette agli utenti di conoscersi, scambiare messaggi e condividere foto con estrema facilità.

Prima che l’immagine pubblica di MySpace venisse attaccata con una pioggia di sensazionalismo giornalistico, fatta di titoli ad effetto e mostri in prima pagina , i primi ad accorgersi di quella che è stata definita “potenziale pericolosità” del servizio erano stati i sacerdoti di una scuola cattolica del New Jersey. L’istituto Papa Giovanni XXIII fu infatti il primissimo ente a bloccare l’accesso al portale, di comune accordo con gruppi di genitori sempre più preoccupati.

Adesso, stando alle dichiarazioni degli amministratori del Rhode Island, il numero di scuole statunitensi che vietano MySpace è salito a quota 40 , nonostante le critiche sollevate da associazioni come EFF . Ma non finisce qui: Jeanine Pirro ha persino scritto una lettera all’attenzione di Rupert Murdoch, come si legge sul New York Times . “C’è la necessità immediata che News Corp”, la società controllata dal tycoon australiano, “partecipi ad un tavolo comune con le istituzioni per cercare un’intesa, evitando che MySpace diventi uno strumento nelle mani dei pedofili”, sostiene la Pirro.

Nel frattempo gli utenti di MySpace, talvolta eccentrici od esplicitamente provocanti , continuano imperterriti a scambiarsi messaggi e conoscere persone. Perché se non riescono a connettersi da università e scuole, possono sempre farlo dalle proprie abitazioni. La domanda nasce spontanea: per quanto tempo ancora ?

Tommaso Lombardi

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01 03 2006
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