Venezia, l'Europol e la mascherata del pedoweb

Ripuliti circa mille spazi online internazionali. Del malware li aveva infettati, per reindirizzare gli utenti verso contenuti pedopornografici. Sotto accusa un gruppo proveniente dall'Europa dell'est
Ripuliti circa mille spazi online internazionali. Del malware li aveva infettati, per reindirizzare gli utenti verso contenuti pedopornografici. Sotto accusa un gruppo proveniente dall'Europa dell'est

L’operazione Venice Carnival era partita nel 2009, in seguito alla segnalazione di un’anziana signora veneta che si era accidentalmente ritrovata a navigare un sito pedopornografico . Un incidente in effetti curioso: la donna aveva cercato di raggiungere uno spazio online dedicato allo shopping, per comprare dei regali ai nipoti.

Il caso aveva dunque messo in moto le indagini della Polizia Postale e delle Comunicazioni, coordinate dal sostituto procuratore di Venezia Carlo Nordio e con il supporto dell’Europol. Circa due anni di lavoro, che ora hanno portato alla luce una specifica tecnica criminosa chiamata web masquerating .

I responsabili – è stato identificato un gruppo proveniente dall’Europa dell’est ramificato in buona parte del Pianeta – avrebbero sfruttato in maniera silente i server di aziende ignare di tutto . Del codice dannoso aveva in sostanza infettato oltre mille spazi web internazionali , reindirizzando in automatico i loro utenti verso contenuti pedopornografici.

Tutti i server colpiti dalla tecnica criminosa del web masquerating sono stati ora ripuliti con l’aiuto dei tecnici dell’Europol. Le indagini continueranno per arrivare alla precisa identità del gruppo.

Mauro Vecchio

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07 01 2011
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