Venti di censura dallo Utah

Il senato approva una legge che obbliga gli ISP a bloccare le connessioni verso i siti pornografici. Manca solo la firma del governatore. Paura per i diritti civili
Il senato approva una legge che obbliga gli ISP a bloccare le connessioni verso i siti pornografici. Manca solo la firma del governatore. Paura per i diritti civili


Salt Lake City (USA) ? Chi l’ha detto che nello Utah ci sono soltanto montagne e templi mormoni? Dopo il 22 marzo potrebbe anche esserci una censura in perfetto stile pechinese. Si intravede all’orizzonte una “lista nera” di siti proibiti ed un sistema di filtri obbligatori per tutti gli ISP del territorio. Ecco che tira nuovamente aria di censura negli USA, dopo che una simile legge venne bloccata nel 2004 dalla Corte Suprema .

“Proteggere i minori dalla pornografia ed aiutare i genitori”. Queste sembrano essere le motivazioni ufficiali che hanno spinto il Senato dello Utah ad approvare il controverso provvedimento. Ma sulle vere origini della manovra c’è l’ombra del “nocciolo duro” cristiano-evangelico, formato da potenti lobby basate proprio nello Utah. Tra queste, l’associazione Citizen Against Pornography , tra i maggiori sostenitori della nuova legge liberticida.

Qualora Jon Huntsman (neoeletto governatore repubblicano) firmasse la legge, lo Utah diventerebbe il primo stato degli USA ad avere un sistema di censura telematica basato su un numero indeterminato ed arbitrario di contenuti proibiti. Un primato sicuramente notevole che avvicinirebbe la più grande democrazia del pianeta a paesi ben poco liberi come Cina, Iran e Vietnam.

La vaghezza del testo passato alla Camera Alta fa tremare persino la lobby dei grandi ISP americani, NetCoalition : il rischio più temuto è che vengano messi al bando anche molti motori di ricerca che, indirettamente, forniscono collegamenti ai siti proibiti. Non solo: la legge in questione non specifica precisamente quando un sito è da considerarsi “negativo per lo sviluppo dei minori”. Il compito è delegato interamente al Procuratore Generale dello Utah. In questi casi è più che lecito domandarsi: ” qui custodiet custodes? “.

Un polverone di polemiche si è subito innalzato: il governatore è alle strette. La stretta della censura colpirà persino i numerosi bar e caffè che offrono accesso Internet ai clienti? In che misura? Markham Erickson, responsabile di NetCoalition, è sicuro che “questa legge sfida la Costituzione USA”. Alcuni funzionati del governatorato di Salt Lake City confessano addirittura di non sapere come aggiustare la legge per soddisfare tutti quanti. La bocciatura più pesante proviene dal un importante osservatorio per la tutela delle libertà democratiche in Rete, il Center for Democracy and Technology : “Questa legge è anticostituzionale e va eliminata”.
(Tommaso Lombardi)

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08 03 2005
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