VeriSign non sospende il redirect

In una lettera inviata ad ICANN l'azienda sostiene il proprio diritto all'uso di Site Finder e, evidentemente, non si cura delle denunce miliardarie e delle polemiche che l'hanno sommersa
In una lettera inviata ad ICANN l'azienda sostiene il proprio diritto all'uso di Site Finder e, evidentemente, non si cura delle denunce miliardarie e delle polemiche che l'hanno sommersa


Roma – VeriSign contro tutti, contro l’ICANN – che ha chiesto la sospensione del suo servizio Site Finder – e contro le aziende che hanno preannunciato fuoco e fiamme dopo l’attivazione di quel servizio. In una lettera inviata all’ICANN, VeriSign afferma di ritenere la posizione di ICANN su Site Finder “prematura”.

Nella lettera, VeriSign ricorda ad ICANN il ruolo centrale svolto dall’azienda nella gestione dei domini internet. “Suggerisco rispettosamente – ha scritto il general manager dei servizi di naming di VeriSign, Russell Lewis – che sarebbe prematuro decidere qualsiasi azione fino a quando non avremo avuto la possibilità di raccogliere e analizzare i dati disponibili”. A questo scopo VeriSign sostiene che darà vita al suo interno un gruppo di lavoro che affronterà la questione Site Finder a 360 gradi.

Con la sua lettera, dunque, VeriSign nega che il redirect forzato sui propri server delle navigazioni nate dall’inserimento di url errati sia un abuso. L’azienda rivendica il fatto che, invece, Site Finder “agevola la navigazione”. Poiché si calcola che ogni giorno vengano inseriti almeno 20 milioni di domini.com o.net inesistenti nella barra dei browser di mezzo mondo, il servizio VeriSign ha già conquistato una certa fetta del traffico web.

A nulla, per il momento, è valsa la denuncia da 100 milioni di dollari presentata contro l’azienda da concorrenti nel settore della ricerca su internet. A quanto pare, VeriSign è pronta a difendere Site Finder con ogni mezzo.