Warez, il giorno della bestia

Per il giro dei software illegali e dei codicilli di craccatura ieri è stato un giorno pesante. Sequestri nelle università americane, MIT compresi, e tra i provider. Blitz anche in Europa. L'anti-pirateria ha deciso di fare sul serio

Roma – Alzi la mano chi non ha mai visitato un sito warez. Già, perché la quantità di spazi dedicati alla distribuzione illegale di software proprietario è enorme ed in crescita da anni. Ma, a sentire quanto accaduto ieri, per il mondo warez la vita si fa più dura.

Con blitz in diversi paesi, perlopiù negli Stati Uniti, le autorità di polizia hanno portato a termine il primo passo di una lunga indagine su uno dei più celebri network warez, quello legato a “DoD” (Drink or Die). Basta fare una ricerca su Google per rendersi conto della quantità di siti warez che fanno, in alcuni casi facevano, riferimento a materiale o attività DoD.

I blitz sono partiti ieri con una incursione della polizia federale americana nei campus del MIT di Boston, dell’Università di Los Angeles, di altre istituzioni didattiche americane e negli uffici di numerosi provider ritenuti “complici” in 27 diverse città. In queste sedi, hanno riferito gli investigatori, veniva mantenuto ed alimentato quello che viene considerato uno dei più ampi, conosciuti e sofisticati network della pirateria del software via internet. Altre incursioni sono state condotte in Gran Bretagna, Australia, Norvegia, Svezia e Finlandia.

I titoli più gettonati dagli utenti di questo network sono facilmente immaginabili. Si va da tutti i principali software Microsoft alle copie dei film più in vista del momento, come quello su Harry Potter.

La home page di DrinkOrDie L’operazione, coordinata dal Customs Service statunitense, ha visto anche ispezioni nei dormitori delle università e una serie di interrogatori di studenti che si ritengono implicati nel network, insieme ad alcuni dirigenti delle aziende produttrici di software, che non sono stati nominati dalla polizia, e che figurerebbero tra i responsabili del network DoD. Sarebbero proprio questi dirigenti e loro dipendenti che in alcuni casi avrebbero passato al network warez il software.

Secondo gli investigatori nella generalità dei casi gli studenti coinvolti lo avrebbero fatto più per il “brivido” delle attività di pirataggio piuttosto che per un profitto. Qualcuno avrebbe addirittura fatto riferimento a Robin Hood, “perché sottrae alle ricche case di produzione il software che così può circolare liberamente”. Ma forse questo non basta a spiegare le motivazioni che hanno spinto verso i pirati alcuni dipendenti e dirigenti delle imprese produttrici, che sono ora sotto inchiesta, ma di cui non sono stati resi noti i nomi.

Va detto che le operazioni non hanno condotto ad immediati arresti, sebbene gli inquirenti abbiano spiegato che molto presto vi saranno i primi fermi. Per il momento la polizia si è limitata a sequestrare numerosi computer delle Università e di alcuni produttori indipendenti di software in tutti gli Stati Uniti. E si tratta solo di un primo passo. “Con questi sequestri – ha spiegato un agente del Customs, Allan Dooley – abbiamo ottenuto una grandissima quantità di prove digitali che dobbiamo verificare nei prossimi mesi e che ci porteranno su molte strade. C’è chi già collabora con gli investigatori e da lì arriveranno nuovi filoni di indagine”. Sarebbero almeno 20 i paesi nei quali saranno condotte nuove operazioni legate a queste prime inchieste. Il segnale che arriva dagli inquirenti, dunque, è che il megablitz delle scorse ore non sia che l’inizio di una battaglia a tutto campo contro la pirateria che ha proliferato su internet e che, stando alle cifre rilasciate dal Customs Service, contribuisce notevolmente al danno calcolato dalla pirateria sul software, valutato in 12 miliardi di dollari l’anno.

Una valutazione che però, come sempre, va presa con le molle: non è infatti possibile determinare quanti di coloro che hanno abusivamente scaricato il software warez lo avrebbe pagato come da listino pur di averlo.

Robert C. Bonner Robert C. Bonner, il coordinatore del Customs Service ed ex dirigente della DEA, ha spiegato che “questa inchiesta sottolinea la gravità e l’ampiezza della pirateria multimiliardaria del software su internet. E dimostra le vulnerabilità di queste tecnologie che possono essere attaccate dall’esterno”. Secondo Banner, DoD non è che il primo passo ma è un passo importante perché sarebbe uno dei network più complessi che fa parte di quelli emersi all’inizio degli anni ’90, quando il mondo warez iniziò a prendere la forma di un ambiente organizzato, proprio grazie ad internet.

Secondo Kenneth Dam, vicesegretario al Tesoro negli USA, “questa è un’inchiesta senza precedenti sulla pirateria di giochi, musica, video e software. La pirateria mina la stabilità dell’industria del commercio elettronico e rappresenta una minaccia diretta alle imprese che aiutano a rafforzare l’economia statunitense”.

Gli inquirenti ritengono che dietro DoD – operante dalla URL www.drinkordie.com – vi sarebbe “deviator” un cracker russo che avrebbe messo in piedi il network nel 1993 ottenendo già due anni dopo una diffusione internazionale. Bonner ha spiegato che su quella rete copie di Windows95, il sistema operativo Microsoft, giravano già tre giorni prima del rilascio ufficiale. Riusciranno gli esperti dell’antipirateria americana a mettere fine alle attività illecite condotte sul software via internet? Per il momento in cinque clic partendo da un sito “innocuo” come disney.com si continua a poter scaricare WindowsXP craccato. E sicuramente c’è chi ci riesce in quattro.

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